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A Pirelli magazine issue 2 / 2019

Il
paradosso
dei
limiti

Superare i limiti ci fa sentire bene. Spesso le soddisfazioni più grandi arrivano dopo aver superato qualche limite. Ma prima di abbatterli tutti, fermiamoci un attimo a elogiarli, questi limiti

Nessuno ama sentirsi costretto, ma le costrizioni offrono la struttura necessaria all’innovazione e al successo; senza regole né limiti né tradizioni – senza confini, insomma – il pensiero e l'azione diventano futili e privi di scopo.

Gli artisti lo hanno sempre saputo. “È impossibile creare in un contesto che non prevede restrizioni,” osservò il grande compositore modernista Igor Stravinsky in una lezione ad Harvard nel 1940. Autore di opere profondamente rivoluzionarie, Stravinsky sapeva che non avrebbe mai potuto innovare davvero senza i limiti imposti dalla tradizione musicale e dalle leggi matematiche tonali. “Datemi qualcosa di finito, di definito,” disse. “Più il mio campo di azione sarà ristretto e circondato da limiti, maggiore sarà la mia libertà. Tutto ciò che diminuisce i limiti diminuisce la forza.”

Queste parole si applicano all'arte come alla scienza, all’imprenditoria e allo sport, a qualsiasi iniziativa che miri all'eccellenza. Le costrizioni formali definiscono gli sforzi del corpo e della mente. Le tradizioni e le convenzioni stabiliscono il contesto e il significato. Le limitazioni ci spingono a essere più intraprendenti. Gli ostacoli creano quell’attrito che trasforma un granello di sabbia in una perla. Abbiamo bisogno dei nostri limiti.

“Gli ostacoli creano quell’attrito che trasforma un granello di sabbia in una perla”

Tuttavia, abbiamo bisogno anche di superarli. Non a caso parliamo di “passi avanti”. I limiti possono incoraggiare la creatività, ma anche soffocarla. Questo vale soprattutto nel settore dell’imprenditoria e dell’istruzione, come sa fin troppo bene chiunque abbia avuto a che fare con gli effetti distruttivi del baronato, dei silos aziendali e delle dispute “territoriali”. Quando i confini si irrigidiscono, l'immaginazione e l'innovazione scompaiono. Le organizzazioni si ritrovano a sprecare energie in manovre politiche e lotte intestine, diventano miopi, accartocciate su loro stesse.

La prima vittima è la collaborazione. Quando le pareti organizzative diventano inflessibili, le persone iniziano a legare il lavoro e la loro stessa identità al loro reparto o al loro team, e a considerare chi lavora in altre aree non come un collega ma un avversario, pensando di dover competere per ottenere risorse, premi, riconoscimenti. Più è radicato il sentimento di “noi contro di loro” più le conversazioni “oltreconfine”, tra un dipartimento e l’altro, sono rare. Spesso si diffonde anche un clima di sospetto, che porta a tenere segrete le informazioni nel timore di avvantaggiare l'altra parte. Poiché le nuove idee tendono a nascere dalla condivisione di prospettive diverse e spesso in apparente conflitto, i gruppi più isolati diventano sempre meno attivi: pensano e agiscono in modo conservativo, senza mai allontanarsi dai sentieri battuti.

Le organizzazioni di maggior successo puntano sull’apertura. Le grandi università, ad esempio, incoraggiano la ricerca e la didattica interdisciplinare, in modo formale e informale; offrono corsi e programmi insegnati da professori di facoltà diverse e permettono agli studenti di laurearsi in materie (come la biologia computazionale o le scienze ambientali) che fondono tra loro le discipline accademiche tradizionali. L'obiettivo non è quello di sminuire il rigore accademico e i rapporti nati tra facoltà affini, ma di nutrire altre affinità, ugualmente valide.

“Le organizzazioni di maggior successo puntano sull’apertura”

“No Boundaries”, Niente limiti, è un motto trascinante, che stimola le persone a interrogarsi sullo status quo e a spingersi in territori nuovi e inesplorati.

Ma “Know Boundaries”, Conosci i limiti, potrebbe essere ancora più incisivo. Dovremmo sempre dubitare dei limiti prestabiliti e metterne in discussione l’autorità senza però pensare che tutti i confini siano dannosi. Prendiamo ad esempio Internet: non è passato molto tempo da quando eravamo entusiasti del modo in cui la Rete annullava tutti i vecchi limiti sociali, geografici e comunicativi che imbrigliavano il flusso di informazioni e il dibattito. Abbiamo abbracciato l’ideale della Silicon Valley, la disruption. Quanto siamo stati ingenui. Oggi, davanti alla valanga di bugie, odio e criminalità online, lottiamo per ristabilire i limiti e l'ordine che garantiscono.

I limiti sono nostri nemici. E nostri amici.

Nicholas Carr

Nicholas Carr è autore di numerosi best seller sulla tecnologia e sulla cultura, tra cui Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello, finalista al premio Pulitzer, e La gabbia di vetro. Prigionieri dell'automazione. Ha scritto per la Harvard Business Review, ed è attualmente visiting professor in Sociologia da Richmond presso il Williams College.

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