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Yasmina
Reza

Yasmina Reza
Image credits: Marianne Rosenstiehl

Qualche anno fa presentai a Milano Felici i felici: i racconti di Yasmina Reza, intrecciati come fossero personaggi di un romanzo. Ricordo di essermi molto preparata a sostenere l’incontro con l’autrice che passava per essere un tipo riservato. Spesso con le persone riservate si rischia di sbagliare tono, specie se non ci si conosce. 

Accettai di sottopormi a questa “prova” per via del libro, Felici i felici, che mi era molto piaciuto. Una specie di kamasutra dove al posto del sesso c’è l’irritazione reciproca con i suoi deliranti incastri quotidiani. Attraente la materia, dunque, e magistrale la scrittura: classica nel suo incedere calma su un terreno tutto nervi. Calma fino a domarli, i nervi, convogliandoli in un’unica corrente di malinconia analitica. La naturalezza compatta della prosa contraddiceva l’idea che un drammaturgo non sia altrettanto abile nel maneggiare il racconto. Infine mi incuriosiva incontrare una persona capace di rivolgere sul teatro delle reazioni umane uno sguardo crudo ma non crudele - per usare le sue parole. Perché la crudeltà - sembrava suggerire quello sguardo al lettore - è prima di tutto stupida.

Yasmina Reza entrò in una sala gremita con quel fare un po’ furtivo che hanno le dive. Della diva aveva anche la fisionomia minuta. Una piccolezza di lineamenti molto fotogenica di cui forse Reza non si fidava tanto. Infatti l’unico divieto imposto con cortesia ma immediatamente al pubblico -attraverso una persona della sua casa editrice italiana- era stato: “Niente foto, per favore”

Potrebbe sembrare una posa in linea con il divismo, eppure qualcosa in lei mi lasciava intendere altro: un altro. Qualcuno che la monitorava a caccia di difetti e di smorfie? Forse un amante, molto amato, e lui, sì, inclemente? Non ho mai confermato questi sospetti. Ma l’impressione, sicuramente infondata, è comunque utile a restituire una caratteristica comune a certi temperamenti artistici che non scrivono, né agiscono, per un pubblico vasto e generico, al contrario, si dedicano anima e corpo al confronto con un interlocutore esclusivo. In sala aleggiava lo spettro di un giudice. Per lui, chiunque fosse: Niente foto. 

Lui, chiunque fosse, poteva anche essere l’incarnazione del perfezionismo estetico della Reza. Elegante, curata, curve che parevano disegnate da Thierry Mugler, una vita sottile che sarebbe stata perfetta in una cintura di Azzedine Alaïa. La osservavo e la sua silhouette mi faceva pensare a una certa moda francese, meticcia e geometrica. Reza si disponeva all’ascolto come un’arma di seduzione: avevo la sensazione di rivolgermi a una pistola carica, ben vestita. 

Esordii con un aneddoto familiare, ovvero, una frase di mia nonna che mi era tornata in mente leggendo il libro: “C’è modo e modo di tirarsi i piatti”. Felici i felici declinava tutte le possibilità dello scontro tra conviventi, o meglio, tra esseri viventi in regime di prossimità: mariti e mogli, amanti, genitori e figli, fratelli. Le piacquero i piatti di mia nonna, annuiva con interesse. In questo apprezzare l’emersione di un altro personaggio che introduceva i suoi, rintracciai un grande rispetto per l’intrattenimento. Rispetto poco intello e molto americano? Però, mica male questo lancio di piatti - sembrava commentare il Billy Wilder che è in lei. In lei, sospetto ci siano tante voci, diverse fonti di ispirazione, ma tutte ritengono che una buona battuta sia una cosa seria. Il talento della Reza - non solo della Reza drammaturga - è fatto di tempi giusti, di ritmo feroce che è il contrario del sarcasmo.

Biografia Yasmina Reza

Yasmina Reza è nata a Parigi, figlia di un ingegnere iraniano e di una violinista ungherese. Alla sua origine cosmopolita corrisponde un’educazione che si riconosce nel lessico comune di un gruppo familiare ampio e disperso? I suoi personaggi, non necessariamente imparentati tra loro, hanno tutti un’aria di famiglia: è la sua? Chi lo sa, Reza parla poco di sé e mai del privato. Ma nei suoi libri il privato si sente. “I libri dovrebbero bastare a se stessi” - sostiene - “senza commenti aggiuntivi”. E dunque senza investigazioni autobiografiche.  

Si dichiara molto timida, probabilmente è vero. Ma se è legittimo dichiararsi timidi, il destinatario di questa affermazione ha il dovere di metterla da parte e continuare a osservare. Se ci fermassimo alla timidezza si spiegherebbero subito le foto negate, l’entrata in scena furtiva, l’acume psicologico tipico chi scruta gli altri e non vuole farsi scoprire, quell’empatia per la debolezza umana smascherata e nuda, il suo non rilasciare interviste. Certo, con la timidezza si spiega tutto di Reza, per questo va accantonata.  

Dovendole fare un ritratto, partendo solo dal presupposto che è timida, tanto varrebbe metterla in posa che annusa una margherita a occhi bassi e gote rosse. La convinzione che non voglia fare la fine di Mammolo di Biancaneve mi porta a escludere questa possibilità. Allora cosa c’è nelle foto che la spaventa? Perché le ritiene illegittime e non le autorizza? 

“Più che una scrittrice mi considero una fotografa” - ha dichiarato a proposito del suo ultimo romanzo: Babilonia -, “descrivo ciò che vedo, procedo per fermo immagine. Scelgo un’inquadratura e scatto. Solo il tempo di posa, forse, è più lungo”.  

Lei scrive foto e non vuole farsi beccare a sproposito, non è sicura che chi la sorprende abbia scelto l’inquadratura migliore. Reza non scrive dunque pensa ciò che ha scritto, detesta il determinismo giornalistico, si limita a scattare al momento giusto con un fiuto che i suoi lettori conoscono

In epigrafe a Babilonia ha messo una frase di Garry Winogrand, non proprio l’ultimo dei paparazzi: “Il mondo non è affatto ordinato. E’ un casino. Io non cerco mai di metterlo a posto”. Reza sottoscrive e affronta la scrittura come una forma di testimonianza, ma per testimoniare il casino bisogna anche saper cogliere l’essenziale e lei, forse, non pensa che chiunque abbia la capacità di farlo. Il giudice severo, l’altro, l’amante inclemente, quell’interlocutore esclusivo contrapposto a un pubblico vasto e generico, è il suo stesso occhio.

Benché ami il mistero, la segretezza, e non appaia su nessun social network, Reza è una scrittrice molto sensibile al contemporaneo. Non è un caso che il suo interesse per la testimonianza fotografica (alta, storicizzata e di serie A: come leggiamo all’inizio di Babilonia, si ispira a Robert Frank, non ai comuni mortali che postano selfie) emerga con tanta convinzione proprio ora che la fotografia svetta su tutti i mezzi espressivi come un’arte rieletta e al tempo stesso di massa. 

I personaggi di Babilonia vengono fuori, pare, da didascalie che Reza ha scritto accanto a scatti celebri. Questi libri illustrati da note personali potrebbero diventare a loro volta libri d’artista. Non che voglia suggerirle di trovarsi un gallerista, mi interessa sottolineare la sua capacità di interpretare il tempo in cui vive. “Ogni individuo” - afferma Goethe - “è un organo del suo secolo, che agisce per lo più inconsapevolmente”. Ogni individuo, d’accordo, ma alcuni, inconsapevolmente, misteriosamente e segretamente, agiscono meglio di altri. Reza è una voce contemporanea esplosiva, e le sue micce sono spesso comuni e quotidiane: la lite che apre Felici i felici e scoppia furibonda al supermercato per la scelta di un formaggio è un esempio che vale per tutti.  E’ furbizia, diranno i soliti rompicoglioni. E’ sociologica, sempre loro, e ancora più pallosi.

Reza è un’artista che poteva fare indifferentemente l’attrice, la violinista come sua madre, la stilista o la “spia”. Ora, pur di non dichiararsi scrittrice, Reza si definisce fotografa, ma quel che fa rischia di somigliare alla letteratura

Già, ultimamente passeggia parecchio per le calli veneziane, pare la ispirino. Beata lei che le trova deserte, ma forse anche questo improvviso languore lagunare è frutto della sua insindacabile e fertile immaginazione.

Biografia Letizia Muratori

Letizia Muratori
Nata nel 1972 a Roma, Letizia Muratori è l’autrice di sette romanzi. Il più recente, Animali domestici (Pets), è stato pubblicato da Adelphi nel 2016. La sua voce è considerata una delle più fini ed eleganti della fiction italiana contemporanea.

Reza e la fotografia

Il romanzo Babylone è il suo lavoro più recente. È ispirato al ritratto, molto influente, del fotografo Robert Frank della società americana nel 1958, The Americans, con un’introduzione di Jack Kerouac. Babylone contiene una citazione di un altro famoso fotografo americano, Garry Winogrand, che disse: “Il mondo non è un posto ordinato. È un casino. Non tento mai di metterlo in ordine”. Reza tiene particolarmente alla fotografia. “Alla fine mi considero una fotografa più che una scrittrice”, ha dichiarato. “Descrivo ciò che vedo, procedo per fermo immagine. Scelgo un’inquadratura e scatto”.

Reza e il teatro

Oltre che scrittrice, Yasmina Reza è anche drammaturga e sceneggiatrice. È con Art, lo spettacolo teatrale del 1994, che il suo nome si è imposto fuori dai confini nazionali della nativa Francia, mentre nel 2007, il suo God of Carnage ha vinto numerosi premi ed è stato riadattato a quattro mani da lei e dal regista Roman Polanski. Nel film recitano Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly. Il film è ambientato quasi interamente in un salotto, dove ha luogo una la discussione tra due coppie, sui rispettivi figli. Il salotto è l’ambientazione preferita da Reza e compare anche nel suo libro più recente, Babylone.

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