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Splendida
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Splendida Gal 01

Gal Gadot non avrebbe potuto trovare ruolo migliore di Diana Prince, alias Wonder Woman, adatto sia al suo spirito femminista, sia al suo background di esperta di arti marziali nonché di ex istruttrice di fitness dell’esercito israeliano. Grande successo dell’estate, il film d’azione ha superato persino le aspettative più ottimistiche del settore, facendo incassare oltre 800 milioni di dollari ai botteghini di tutto il mondo. 

Si è trattato di un risultato di tutto rispetto per un’eroina dei fumetti, che ha regalato a Gadot anche una serie cinematografica a sé stante, dopo che la Warner Bros/DC Entertainment ha confermato un sequel le cui riprese inizieranno a fine 2018. Una ricompensa meritata per la performance di Gadot, suprema amazzone del grande schermo, tanto acclamata dalla critica.

Gadot è tornata all’azione nei panni di Wonder Woman in Justice League, combattendo a fianco di Batman, interpretato da Ben Affleck, per salvare la Terra da un nuovo nemico cataclismico. Necessitando di tutto l’aiuto possibile, la coppia decide di reclutare gli amici supereroi Aquaman (Jason Momoa), Cyborg (Ray Fisher), Flash (Ezra Miller) ed altri, per affrontare una nuova minaccia senza precedenti. Diretto da Zack Snyder, il cast vanta anche Henry Cavill (Superman), Amy Adams (Lois Lane), Jeremy Irons (Alfred), Jesse Eisenberg (Lex Luthor) e JK Simmons (il commissario Gordon).

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Dal vivo, Gadot è estroversa ed esuberante. Ride spesso e non le manca il sorriso; tuttavia, elevata a grande star cinematografica, l’enorme attenzione che suscita la mette ancora a disagio. 

Per la 32enne, Tel Aviv resta la sua casa principale, dove vive con il marito imprenditore Yaron Versano e le loro due figlie, Alma, sei anni, e Maya, nata a marzo. Oltre ad essere Wonder Woman, Gadot è uno dei personaggi principali della popolare saga cinematografica Fast & Furious, il cui ultimo nonché ottavo film della serie, The Fate of the Furious, ha raccolto ad oggi il maggior successo.

In breve, la stella di Gadot brilla più che mai.

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D: Nell’interpretare Wonder Woman, qual è stato l’aspetto più importante per arrivare al cuore dello spettatore?
R: Oltre all’elemento dell’azione, caratteristico dell’eroina, era essenziale mostrare il cuore del personaggio ed assumere un tono emozionale assai particolare. Per me è stato davvero fondamentale consentire a tutti di rapportarsi a Wonder Woman perché, a conti fatti, è una dea, un tipo di personaggio con cui è difficile immedesimarsi. 

A mio avviso, siamo riusciti però a far capire al pubblico che si tratta di un personaggio sfaccettato ed un’abile guerriera, con le proprie imperfezioni, vulnerabile e confusa allo stesso tempo. Non ha paura di mostrare le proprie debolezze, e ciò la rende davvero speciale.

D: Come hai adattato la tua personalità a Diana/Wonder Woman?
R: Volevo infonderle una certa dose di innocenza, non che fosse una debolezza, ma mostrare che non si trattasse soltanto di un’amazzone fredda e determinata. Non volevo un personaggio che suscitasse paura, bensì un’eroina con cui identificarsi. Così, ora il pubblico potrà rapportarsi meglio con lei. È più interessante seguire una storia in cui il pubblico riesce a farsi trascinare in maniera più personale ed emozionale da un personaggio. Sono davvero commossa e grata per come la gente mi abbia accolta.

D: Cosa ti ha dato Wonder Woman, personalmente?
R: È la prima volta che ho girato un grande film che al contempo mi è apparso così piccolo e intimo. A mio avviso, siamo stati molto fortunati a trovare un’ottima alchimia fra noi tutti e con Patty Jenkins [la regista]. Naturalmente, abbiamo avuto le nostre difficoltà durante le riprese, ad esempio quando abbiamo girato a Londra, in pieno inverno, con poco tempo a disposizione. Abbiamo affrontato però tutto senza problemi, perché potevamo contare sull’aiuto reciproco.

D: Com’è stato lavorare con la regista donna di Wonder Woman, Patty Jenkins?
R: Innanzitutto, devo dire che Patty è stata la persona giusta per dirigere il film, a prescindere dal fatto che fosse donna o uomo. Aveva tutte le capacità e le qualità necessarie allo scopo. Tuttavia, ammetto che è diverso lavorare con una regista donna che, da giovane ragazza innocente, è cresciuta comprendendo quanto sia complicato il mondo. Tutto ciò mi ha aiutato a intraprendere questo viaggio con lei. 

Patty è una regista davvero talentuosa, molto intelligente e appassionata. Si è immersa a capofitto con noi, in ogni singola scena. Abbiamo fatto numerose riprese fino ad ottenere quella perfetta, quella magica. È una tale perfezionista; non si arrendeva finché non otteneva la scena perfetta, il che ci ha invogliato a lavorare sodo e a dare il massimo per lei, sapendo chi avevamo davanti.

D: Come hai fatto tuo il personaggio?
R: Ritengo che in quanto attrice, mi immedesimo in ciascun personaggio che interpreto. Mi sento molto vicina a Diana, a Wonder Woman. È la prima volta che interpreto un personaggio così buono, puro e positivo, una grande fonte d’ispirazione per me, come persona e come attrice.
 
Provengo da un ambiente molto sicuro e protetto, ho avuto un’infanzia molto normale, in cui mi sentivo coccolata. Non dico che ho intrapreso un viaggio simile a quello di Wonder Woman; vorrei solo dire che da ragazza sono diventata adulta e più complicata come persona. Adoro la sua storia e amo il fatto che si sviluppi gradualmente, perché in genere si matura pian piano col passare degli anni. Per quanto riguarda Diana [Prince], a lungo è stata assai ingenua e innocente, poi, all’improvviso, viene catapultata in uno scenario che le fa capire meglio il mondo, e quindi diventa adulta.

D: Ma come l’hai resa tua rispetto alla Wonder Woman interpretata da Lynda Carter?
R: Ad essere del tutto sincera, non ho mai pensato a come renderla mia. Come attrice, mi sono imposta di narrare la sua storia nel modo più interessante e originale possibile e di fare del mio meglio. Sono questi gli aspetti su cui mi sono concentrata. Come renderla rapportabile e accessibile alla gente. 

È davvero difficile rapportarsi ad una dea; così ho ricercato i suoi lati imperfetti, per mostrarne l’insicurezza e talvolta la mancanza di fiducia in sé stessa. Parlando con Patty del personaggio, entrambe abbiamo percepito che con Wonder Woman presentiamo un personaggio che impersona davvero molti aspetti: è adorata dalle femministe e da tutti. 

È la più forte, è il personaggio femminile più potente. Non volevo ritrarla come una rompiscatole, una tiranna o una saputella. Volevo che la gente potesse amarla. Credo che puoi amare qualcuno quando vedi che non è perfetto, quando vedi che è dolce, che ama e che ha buone intenzioni.

D: Ora che vedremo Wonder Woman in Justice League, credi che il pubblico la capirà e l’apprezzerà di più?
R: Sì. Credo sia molto importante. Wonder Woman è un’icona e merita assolutamente di avere una storia delle proprie origini. Sono contenta che abbiamo avuto l’opportunità di scoprirla. 

Dovevamo raccontare la sua storia delle origini perché non l’avevamo definita nel primo film in cui appare (Batman v Superman: Dawn of Justice). Ogni supereroe che conosciamo, sia esso Superman, Batman o Spiderman, ha una propria storia. Sappiamo sempre da dove vengono e ciò che li ha resi ciò che sono veramente.

D: Ci vuoi parlare dei tuoi costumi di Wonder Woman? Hai un costume preferito?
R: Con 14 costumi differenti indossati nel film, è difficile scegliere fra quello argento e quello oro. Nessun costume è leggero ma non sono nemmeno troppo pesanti. Uno dei costumi è lo stesso che ho indossato in Batman v Superman, sebbene sia molto più comodo dell’originale. Fortunatamente, non devo indossarlo a lungo. 

Tuttavia, mentre ci preparavamo per Wonder Woman, ho precisato che necessitavo di avere dell’ossigeno nel mio corpo per poter girare il film. Così abbiamo adattato il costume, sostituito i materiali, allargandolo un po’, così che non fosse troppo aderente, perché dovevo indossarlo ogni giorno. Del resto, abbiamo girato per 117 giorni e dovevo recitare con quel costume addosso. Questa nuova versione è fantastica, potrei anche dormirci, è come un pigiama per me! Lo adoro, penso sia davvero resistente e sexy allo stesso tempo, mi piace come mi sta.

D: Com’è stato lavorare sullo schermo verde con tutti quegli effetti speciali?
R: Devo dirti che per questo film abbiamo avuto un sacco di location, veramente tante. Il primo mese e mezzo abbiamo girato sempre a Londra, poi un altro mese e mezzo in Italia. Pertanto siamo stati in studio per un mese circa, più i tempi del servizio fotografico, il che è davvero insolito per un mega film d’azione del genere science-fiction. È stato fantastico.

D: Questo ruolo ti ha richiesto un duro allenamento fisico? Oltre ad andare a cavallo, naturalmente, cos’altro hai dovuto imparare per prepararti?
R: In effetti sì. Prima di girare Wonder Woman, mi sentivo una bambina che guardava il Kilimangiaro e pensava: ma come diavolo farò ad arrampicarmi fin lassù? Tuttavia, gradualmente e con il supporto della squadra giusta, con i professionisti migliori, ce l’ho fatta. Credo che la sfida più grande per me sia stata proprio l’allenamento fisico. In studio avevo con me una tenda, ed ogni volta che avevamo una pausa, andavo ad allenarmi. In pratica, mi sono allenata per tutto il tempo.

È stato molto difficile. Se poi vi aggiungi il fatto che giravamo in Inghilterra in pieno inverno, in costumi non sempre pesanti... ecco, questa è stata la sfida più grossa per me sul set. Avevo talmente freddo da non riuscire quasi a parlare.

D: Come è stato essere un vero e proprio membro della macchina cinematografica DC?
R: (Ride) È sensazionale, perché quando lavoro, per me è fondamentale in ogni caso dare il massimo. Ma questa volta è stato ancora più importante, in quanto il personaggio è così amato dal grande pubblico. Sei tenuto a rispettarlo e a far onore all’eredità che esso porta con sé. 

In Justice League il cast è straordinario... dovevo concentrarmi sulla mia responsabilità di narrare la storia e di impegnarmi al cento percento.

D: Di per sé, anche il tuo percorso da Miss Israele, al servizio dell’esercito israeliano come istruttrice di fitness, a grande stella cinematografica è una storia incredibile. 
R: Un tempo aspiravo a diventare coreografa. Praticavo danza fin dall’età di dodici anni, successivamente ricevetti diverse offerte di lavoro come modella, ma spesso le rifiutai. Ritenevo che fare la modella fosse molto superficiale. 

Alla fine però mi sono convinta a partecipare alla selezione di Miss Israele e quando ho vinto ero veramente sbalordita e del tutto impreparata. È lì che ho iniziato a posare come modella. Però ho anche studiato legge all’università.

D: Come sei arrivata poi alla recitazione?
R: Per puro caso. Un collega del mio agente mi aveva notata in foto e gli aveva suggerito di farmi fare un’audizione come Bond Girl. All’inizio rifiutai, perché non ero un’attrice e non parlavo inglese alla perfezione. Alla fine decisi di presentarmi all’audizione e rimasi estremamente affascinata dall’ambiente. Non ottenni il ruolo [si trattò di quello in Quantum of Solace, ruolo che andò ad Olga Kurylenko], ma poi mi presentai per uno show televisivo israeliano e fui scelta in quell’occasione. Dopodiché ottenni una parte in Fast & Furious, e da allora sto vivendo un sogno!

D: Ora sei madre di due bambine. Come ti senti nel ruolo di madre e nella vita coniugale con tuo marito Yaron?
R: Mio marito è un uomo fantastico, sempre al mio fianco in tutto ciò che faccio. È il migliore. Amo ogni momento trascorso insieme a lui e alle mie bambine. È anche un imprenditore di successo, lavora con grande passione. Tuttavia, anche se siamo entrambi impegnati nel lavoro, diamo la priorità alla nostra famiglia. Sono una donna molto, molto felice e non vedo l’ora di rientrare a casa dai miei cari, ogni volta che termino un film.

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