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L'insostituibile leggerezza di Ruote Borrani

Fondata nel 1922 a Milano, Ruote Borrani ha rivoluzionato il motorsport con una ruota a raggi che faceva vincere chiunque la montasse. Cent’anni dopo, la sua artigianalità unica al mondo continua a essere l’asset più prezioso del collezionismo automobilistico d’élite

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C'è stato un tempo in cui sfrecciare sulle auto da corsa era un'impresa da pionieri e temerari. Standard di sicurezza pressoché nulli, abitacoli disfunzionali, vetture potenti e quasi senza freni. Era l'alba delle gare su strada, “la bellezza della velocità: un'automobile ruggente, che sembra correre su una mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia”, scriveva Tommaso Marinetti all'inizio del Novecento. Se i futuristi ne colsero subito l'estetica, restava il nodo della tecnologia. Che per gli anni a venire aveva i contorni di un cantiere aperto, intento a fissare le fondamenta. “In questo contesto, Ruote Borrani Milano nasce da una specifica esigenza di quell'epoca lontana”, spiega Salvatore Stranci, attuale Ceo dell'azienda fondata nel 1922 e che di lì a poco avrebbe rivoluzionato l'approccio al motorsport. “Le prime vetture di Formula 1 erano dei sigari allungati lanciati a 200 all'ora, con piloti equipaggiati di caschetti in pelle assolutamente inutili. Ancora non esistevano dei circuiti veri e propri: i gran premi erano tutti cittadini, un po' come Montecarlo oggi. Quindi si articolavano su sterrato, con queste pseudo-macchine dotate di telai semoventi. Cosa succedeva? Al momento di curvare, il telaio si piegava e le pesantissime ruote rigide rallentavano parecchio la manovra. Così il signor Carlo Borrani, già buon amico di Enzo Ferrari, si è inventato una ruota a raggi con due caratteristiche particolari: il cerchio interamente in alluminio e la ruota semovente, proprio grazie alla presenza dei raggi”. Il risultato è una componente più leggera, dinamica e in grado di accompagnare il movimento della monoposto. “Una volta testato questo nuovo concetto meccanico, le scuderie che lo adottavano hanno vinto tutto quello che potevano vincere. Da quel momento in avanti, tutta la Formula 1 voleva ruote Borrani. Ed è iniziata davvero la nostra storia, la nostra fortuna”. 

Oggi Borrani è un piccolo gioiello del Made in Italy, una ditta “da dodici dipendenti gestita come una grande multinazionale”. E in un mondo esclusivo come il settore automotive, che cambia di continuo sempre orientato all'innovazione, questo marchio si distingue per una certa controtendenza: celebrare il passato che l'ha reso grande. “Dopo il boom del Dopoguerra, le grandi case automobilistiche hanno scelto la ruota Borrani anche nel proprio alto di gamma”, continua Stranci. “Ed ecco che Ferrari, Alfa Romeo, Aston Martin e Maserati – qualsiasi macchina di rilievo e dedita alla corsa – montava le nostre componenti. Il cavallino rampante se ne avvarrà come equipaggiamento fino al 1970”. Così le vetture più iconiche di quei tempi si impongono nei campionati mondiali sfoggiando un'accoppiata vincente: cerchi Borrani più pneumatici Pirelli. “In termini commerciali, oggi, questo significa che tutte le Ferrari d'epoca sul mercato hanno le nostre ruote. Automobili di questo tipo continuano a essere oggetto di culto e contrattazione, per un'infinità di prototipi”.

Sono dei reperti ricchi di fascino, ma che racchiudono innanzitutto l'importanza del brevetto. “Il mondo storico delle auto è un vero e proprio business d'élite”. Il giro d'affari delle auto storiche si aggira tra gli 80 e i 90 miliardi di euro all'anno. “Cosa mi fa temere di più per il futuro della nostra artigianalità? Niente, perché l'apprezzamento delle vetture non si ferma. E le ruote Borrani, le sue tecniche originali, sono un asset insostituibile”.

La provvidenza dell'azienda ha a che fare con le dinamiche del collezionismo. I proprietari delle vetture più importanti puntano a esporre i loro gioielli ai concorsi più prestigiosi del mondo. “Prima di presentare le auto devono restaurarle, ruote comprese: o le portano qui per la manutenzione, o ne comprano di nuove. Sempre Borrani”. L'intero percorso è legittimato dai giudici dei concorsi internazionali, incaricati di valutare i prototipi in gara in base a un documento prestabilito. Una sorta di controllo qualità, con annessa certificazione d'eccellenza. “Se le ruote non sono in regola, l'auto non può partecipare al concorso: basta questo per far capire l'importanza strategica di un'azienda come Borrani”. Si tratta di un settore estremamente di nicchia, in cui i volumi sono pochi e in calo progressivo per via dell'aumento dei prezzi. Con una marginalità però in aumento esponenziale: non può esistere un produttore sostituto, semplicemente perché non si può cambiare la storia che Borrani ha vissuto da protagonista.

“Questo brand è apprezzato in tutto il mondo per il suo prestigio, la sua eccezionalità, il legame a doppio filo con le più grandi vetture della storia”, sottolinea Stranci. “Negli Stati Uniti gli addetti ai lavori pensano che siamo un'azienda con 400 dipendenti in 15mila metri quadrati: è l'appeal a fare da moltiplicatore aziendale”. E la reputazione di lunga data continua a rafforzare anche il rapporto con Pirelli. “La complementarità del nostro prodotto: noi siamo le gambe, loro le scarpe. Siamo legati alla sezione storica della loro azienda che fa gli pneumatici come una volta. Anche se i suoi clienti – quelli sì, in qualche modo – evolvono nel tempo. “Ieri erano profili appassionati, attenti, signorili, che usavano la macchina per farsi la gita domenicale: profili come Gianni Agnelli, che andava a comprare il giornale a bordo della sua Ferrari 166”. Cartoline d'antan. “L'auto d'epoca era anche uno sfoggio, uno sfizio da godersi, senza badare ai giudizi altrui. Oggi invece abbiamo a che fare principalmente con i collezionisti”.

Facciamo allora un piccolo tour dell'azienda, studiando da vicino la specialità della casa. “Come funziona una ruota Borrani? Partiamo sempre dal cerchio”, indica il Ceo. “Per creare questo anello perfetto occorre una spalmatura a freddo del materiale – che in gergo tecnico chiamiamo metal spinning. Questo permette di risolvere le problematiche di un tempo nella saldatura del canale. A quel punto abbiamo la creazione del tamburo. Mentre i raggi vengono realizzati con un materiale molto particolare da un'azienda specializzata, che ci segue da ottant'anni e sfrutta una tecnologia esclusiva su nostra ordinazione: soltanto noi abbiamo queste asticelle. Che sembrano componenti banali, ma sono difficilissime da assemblare e richiedono macchinari mostruosi, sconvenienti da internalizzare. Il raggio – di cui va anche stabilita l'inclinazione sulla ruota – ha una particolarità meccanica eccezionale: la dissipazione delle forze create e il fissaggio al canale attraverso un elemento chiamato nipplo. In termini di produzione, non è possibile inventarsi nulla: lavoriamo quattro lotti alla volta, con volumi ridotti. La riconoscibilità del nostro brand è far vedere ai compratori che il prodotto viene fatto con le stesse tecniche di un secolo fa, con le migliorie individuate man mano nel tempo”. Per riuscirci occorre un team selezionatissimo. “E completare un ricambio generazionale, come ci è capitato qualche anno fa, per noi è sempre un'impresa: cerchiamo ragazzi alla prima esperienza lavorativa – per dar loro l'imprinting, facendoli affezionare al marchio – e non è mai facile. Per questo tipo di lavorazione serve una scuola particolare, quattro-cinque anni di formazione accanto a un veterano in grado di trasferire competenze ai nuovi arrivati. Ci vuole tanta pazienza. Ma alla fine qui si trova un ambiente ovattato e rilassato, difficile da trovare altrove. Così a lungo andare i dipendenti si affezionano, ci trascorrono una vita”. E l'eccellenza di Ruote Borrani si perpetua. Un giro alla volta, facendo sprintare la rossa dal traguardo al museo.