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“Vogliamo dimostrare che il motorsport è davvero un posto per tutti”

Karin Fink di F1 Academy affronta il tema dell'assenza di donne in Formula 1 e ciò che F1 Academy, insieme all'intero sport, sta facendo per cambiare questa situazione

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Di Amy Wilson
Foto: F1 ACADEMY LTD | Parc Ferme Co

 

 

Solo una manciata di pilote ha preso parte a un Gran Premio di Formula 1 da quando il Campionato del Mondo è stato istituito nel 1950. L'ultima, e unica, pilota ad aver conquistato punti è stata Lella Lombardi nel 1975 – appena alla sua seconda gara in Formula 1. L'ultima volta che una donna si è qualificata per un Gran Premio di Formula 1 risale invece al 1992, quando Giovanna Amati fu ingaggiata dalla Brabham.

Per far fronte all'assenza da oltre tre decenni di pilote alle vette dello sport, Formula 1 ha creato la F1 Academy nel 2022.  

F1 Academy organizza un campionato interamente femminile, giunto oggi alla sua quarta stagione, che nel 2026 prevede sei appuntamenti. Le gare si svolgono in concomitanza con i weekend di Formula 1 a Shanghai, Montréal, Silverstone nel Regno Unito, Zandvoort nei Paesi Bassi, Austin negli Stati Uniti, per concludersi a Las Vegas a novembre. L'Academy gestisce inoltre il programma Discover Your Drive, che offre a donne e ragazze opportunità di stage presso le squadre partecipanti, in ambiti che spaziano dall'ingegneria alle operazioni di gara e alla comunicazione.

“Siamo qui per sostenere la crescita dei talenti femminili nel motorsport, sia in pista che fuori”, afferma Karin Fink, head of commercial operations di F1 Academy.

“L'obiettivo sarebbe vedere delle donne competere in Formula 1. Ma credo anche che gran parte del successo deriverà dai percorsi che stiamo creando, attraverso un campionato dedicato ai talenti femminili: dal fatto che le pilote arrivino lì per merito grazie alla formazione ricevuta, all'esperienza maturata in pista e a un percorso di crescita professionale equivalente a quello che hanno avuto nel tempo i piloti uomini.”

Karin Fink lavora nel motorsport da oltre 20 anni, iniziando come cameriera nel Paddock Club, l'area hospitality VIP della Formula 1, per poi progredire attraverso una serie di ruoli nel marketing e nelle attività commerciali, fino ad arrivare più recentemente alla posizione di direttrice globale del marketing motorsport e degli eventi di Aston Martin Lagonda. Nel 2024 è stata chiamata a entrare in F1 Academy direttamente dalla managing director Susie Wolff – lei stessa una pilota che ha preso parte al weekend del Gran Premio di Gran Bretagna del 2014.

“Fin dall'inizio della mia carriera, ero spesso una delle poche donne presenti nella stanza”, racconta Fink. “F1 Academy sta dimostrando che [come donne] ci siamo, che siamo in grado di farlo e, come dice spesso Susie, se puoi vederlo, puoi diventarlo. Vogliamo dimostrare come il motorsport sia davvero un posto per tutti. Qualunque sia il tuo interesse, puoi trovare il tuo spazio nel motorsport, e che questo non è un settore aperto solo agli uomini.”

Cosa pensi abbia limitato il progresso delle donne come pilote di Formula 1 e nel motorsport in generale?

Quando osserviamo gli attuali campioni del mondo quasi tutti hanno iniziato a correre sui kart a cinque o sei anni, trascorrendo gran parte dei fine settimana immersi in un ambiente che, a quell'età, non è sempre stato particolarmente aperto alle ragazze. Il motorsport o il karting non sono tradizionalmente attività a cui i genitori avvicinano le figlie, come invece accadeva con la danza o, oggi, con il calcio. Per questo, le ragazze che sceglievano di intraprendere questa strada dovevano avere una forte determinazione per competere in un contesto dominato quasi esclusivamente dai ragazzi. E alle ragazze, a quell'età, non piace molto passare il tempo con i ragazzi!

Dovevano quindi insistere molto con i propri genitori oppure avere la fortuna di crescere in una famiglia già vicina al mondo del motorsport, dove la passione di una figlia per le corse non veniva considerata qualcosa di insolito. Per un pilota, il percorso verso la Formula 1 passa inevitabilmente attraverso la piramide del motorsport: si inizia dal karting, si prosegue nelle categorie giovanili e poi nelle formule propedeutiche o nel mondo delle vetture sport. Ma se alla base di questa piramide ci sono cento ragazzi e una sola ragazza, è evidente che il sistema non può funzionare. Guardando ai numeri, le probabilità che quella ragazza riesca a raggiungere il vertice sono estremamente ridotte."

In che modo F1 Academy sta cercando di cambiare la situazione che descrivi?

In sostanza, ciò che vogliamo fare è puntare i riflettori sulla cima della piramide, affinché alla base un numero sempre maggiore di ragazze entri a far parte di questo percorso e veda qualcosa a cui aspirare. Vedono le nostre pilote competere in F1 Academy e, auspicabilmente, proseguire verso categorie superiori, e pensano: “Sì, voglio provarci”.

Perché, quando si osservano le ragazze che gareggiano, si scopre che sono pilote estremamente competitive. Gli istruttori e gli allenatori che seguono le competizioni di karting con una maggiore partecipazione femminile raccontano spesso che, sotto la tuta e il casco, non è possibile cogliere alcuna differenza. Quindi, vogliamo ampliare la base e fare in modo che emergano più talenti fin dalle categorie più basse.

Quale sarebbe, per F1 Academy, la misura del successo? E come capirete quando avrete generato un impatto duraturo?

Quello che stiamo già osservando è che la partecipazione femminile al karting, a livello di base, è in aumento. Per esempio, collaboriamo con un'organizzazione chiamata Champions of the Future Academy, un campionato internazionale di karting che punta a promuovere una maggiore inclusione mantenendo bassi i costi di partecipazione. Possiamo certamente osservare che, all'interno della COTFA, la partecipazione femminile è aumentata, arrivando a circa il 30% di kartiste dal 2024, un forte indicatore di progresso.

In più, avere dei fan e un pubblico affezionato su tutti i social media, televisione e YouTube, dove le gare non sono a pagamento, è qualcosa che noi osserviamo per la crescita e per definire parte del nostro successo. Già il 42% della fan base della Formula 1 è femminile, cosa che noi consideriamo come una grande opportunità. L'anno scorso, durante il weekend di gara di Montréal, per esempio, abbiamo organizzato per la prima volta una sessione di autografi con le nostre pilote. Non sapevamo se si sarebbe presentato qualcuno, ma ci siamo ritrovati con una fila di 600 persone in attesa. Per ciò, sappiamo che l'interesse dei tifosi c'è e lavoriamo duramente per rendere accessibile il weekend di gara. Per questo allestiamo il nostro paddock nella fan zone, o il più vicino possibile, anziché accanto al paddock della Formula 1: vogliamo assicurarci che un tifoso che abbia acquistato un biglietto d'ingresso standard possa visitare F1 Academy e vedere da vicino ciò che facciamo e come trasformiamo la nostra mission in realtà.

Quali valori e quali qualità cerca F1 Academy nei partner attuali e e in quelli con cui potrebbe collaborare in futuro?

Per noi è importante collaborare con partner che condividano la stessa visione e che vogliano parlarne, anziché limitarsi a una sponsorizzazione generica fatta di loghi e adesivi. Si tratta del valore che creiamo insieme. Pirelli vanta una così lunga storia nel motorsport che la decisione dell'azienda di affiancarci e diventare sostenitrice di F1 Academy ha rappresentato uno degli elementi più importanti nella fase iniziale della costruzione delle nostre partnership commerciali. Significa che siamo riconosciuti come un campionato credibile e meritevole di sostegno. Anche il Pirelli Pole Position Award è un momento chiave del weekend di gara di F1 Academy, quando il trofeo e il pneumatico vengono consegnati alla pilota più veloce in qualifica.

Da dove nasce la tua passione personale per il motorsport? Hai mai desiderato diventare tu stessa una pilota?

Chiunque sia salito sulla mia auto a noleggio nei tragitti da e verso il circuito sa che molto probabilmente non ce l'avrei mai fatta come pilota! Ma sono austriaca, vengo da Salisburgo e, come accadeva in quasi tutte le famiglie austriache, la Formula 1 era sempre presente nei fine settimana. Ne ero appassionata e avevamo anche un legame familiare con questo mondo, perché mio nonno fu una delle scorte di polizia che accompagnavano i piloti al Gran Premio d'Austria nei primi anni della competizione.

Ci sono momenti che hai trovato particolarmente gratificanti durante la tua esperienza in F1 Academy?

L'ultima gara del 2025 a Las Vegas è stata molto emozionante. Ha ricevuto un'ampia copertura e suscitato grande interesse mediatico, ed è stata percepita come un momento importante che solo pochi anni prima molti non avrebbero ritenuto possibile: donne che gareggiano su un circuito cittadino sotto le luci di Las Vegas. Pertanto, credo che il merito vada a Susie, a Emily [Prazer, Presidente e CEO del Formula 1 Las Vegas Grand Prix e Chief Commercial Officer della Formula 1] e a Stefano [Domenicali, CEO della Formula 1] per aver avuto questa visione, oltre che a tutte le persone coinvolte che hanno contribuito a renderla realtà. È stato uno di quei momenti che mi hanno emozionato e reso particolarmente orgogliosa.

Quali consigli daresti alle donne che oggi desiderano lavorare nel motorsport?

La mia esperienza non è stata un percorso lineare: di certo non avrei mai immaginato di arrivare a guidare l'area commerciale di un campionato femminile. Per questo direi solo dite di sì a qualsiasi opportunità nel motorsport che vi venga offerta, anche se a prima vista non sembra portarvi verso il vostro obiettivo finale. Recentemente stavo parlando con una studentessa che mi diceva di sentirsi bloccata in un ruolo che non la soddisfaceva del tutto e le ho detto: porta a termine il percorso, sembrerà lungo, ma un giorno ripenserai a qualcosa di specifico che hai imparato lì e ti sarà utile per andare avanti. Dire di sì ed essere una persona che non si tira indietro quando c'è da lavorare un'ora in più, o che si fa avanti quando si presentano delle opportunità, è sempre un atteggiamento che può aiutare.