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Brevetti: quei dettagli
che fanno la differenza

Dal primo pallone da football al pneumatico self-sealing: ecco come funziona il processo di deposito brevetti di Pirelli 

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Brevetti: quei dettagli
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Dal tessuto speciale per le coperture di pneumatici per biciclette, al primo pneumatico Pirelli per automobile tipo “Ercole”, passando per vestiti impermeabili, soprabiti, calzari, palloni per foot-ball, giocattoli  famosi come il gatto Meo Romeo e la scimmia Zizì, fino alle più recenti e innovative gomme (cfr. I brevetti di Pirelli: una storia di invenzione e creatività). Oggetti molto diversi fra loro ma con una cosa in comune: tutti brevetti che Pirelli ha depositato nel corso degli anni, soluzioni tecniche innovative  che caratterizzano la storia dell’azienda. Una tradizione che si rinnova in continuazione e che ogni anno, grazie all’impegno dei talenti che lavorano in azienda, permette alla società di depositare mediamente circa 40 nuove domande di brevetto.   
Se creare sulla “carta” un’idea innovativa è già di per sè un’impresa difficile, tramutarla in qualcosa di concreto, funzionante e sicuro, è ancora più arduo. Soprattutto quando creare un prodotto perfettamente funzionante significa fare in modo che – in determinate situazioni – quel prodotto non funzioni proprio.

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Prendiamo ad esempio l’ideazione del “self-sealing”, cioè della soluzione che consente a una gomma di ‘autoripararsi’ in caso di foratura. Quando gli ingegneri Pirelli hanno realizzato e poi brevettato il pneumatico con il sistema di self-sealing hanno sì previsto che il pneumatico si autoripari in caso di foratura, ma, contemporaneamente, hanno anche compreso, diversamente da quel  “pensare comune” che porterebbe a dire che “tutti i fori vanno sigillati”, che il self-sealing non avrebbe dovuto funzionare qualora la foratura fosse stata troppo ampia. Un foro troppo grande, infatti, rischierebbe di causare un danno alla struttura del pneumatico: in questo caso, la sua sigillatura creerebbe più problemi che benefici. Per tale motivo – a salvaguardia della sicurezza – il self sealing ideato da Pirelli prevede una “sigillatura selettiva”, ovvero permette lo sgonfiamento della gomma in caso di foratura di ampiezza elevata.

Con la stessa logica sono stati creati i pneumatici di Formula 1®, capaci di  fornire performance eccellenti, ma solo per un limitato numero di giri di pista, così da obbligare i team a elaborare una vera strategia di gara, a vantaggio dello spettacolo.

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Nel 2015, secondo l’Epo, l’European Patent Office, con 39 domande complessive Pirelli, si è posizionata al quarto posto in classifica in Italia come numero di domande di brevetto Europee pubblicate. Ma per una multinazionale come Pirelli, oltre che di brevetti Europei, è più esauriente parlare di “famiglie di brevetti”. 

Non esiste, infatti,  un brevetto “mondiale”:  per ogni soluzione brevettata, occorre procedere con il deposito del brevetto nei Paesi di interesse per l’azienda. L’insieme dei brevetti registrati nei diversi Paesi per la stessa soluzione tecnica forma una “famiglia di brevetti”. E ciascuno dei brevetti di una famiglia protegge da copiatura la soluzione brevettata  solo ed esclusivamente nel rispettivo Paese di deposito.
 
La scelta dei Paesi in cui registrare i brevetti di una famiglia è dettata sostanzialmente da due fattori: da un lato, l’interesse dell’azienda di avere protezione in determinate aree geografiche; dall’altro, l’esigenza di risparmiare risorse. Nell’ambito del deposito dei brevetti, per ciascuno di essi si affiancano una serie di costi, tra cui, una volta ottenuta la concessione, quello per il suo mantenimento per il tempo desiderato, fino a un massimo di 20 anni (o 25 anni nel caso dei brevetti di design nell’ambito dell’Unione Europea).

Allo stato attuale, nel 2016, Pirelli ha attive, nel mondo, circa 600 famiglie di brevetto, corrispondenti a circa 5.000 brevetti totali. Di questi, sono circa 1.000 i brevetti in fase di esame e in attesa di concessione nel mondo. Il processo di approvazione non è sempre rapido. Gli uffici brevetti dei diversi Paesi, infatti, hanno il compito, non sempre facile, di stabilire se la domanda di brevetto presentata rivendichi la protezione per una soluzione effettivamente nuova. Dove per “nuova” si intende “universalmente nuova”, ovvero mai descritta, disegnata o comunicata (anche verbalmente) prima del deposito della domanda di brevetto, in nessuna parte del mondo. 

In Pirelli, il processo che porta alla domanda di brevetto pone le sue radici nei laboratori della Ricerca e Sviluppo. È da qui, in particolar modo dall’Headquarter di Milano Bicocca, che nasce quasi il 100% dei brevetti Pirelli. Dal disegno di un nuovo battistrada, dalla messa a punto di nuove mescole, dallo studio di strutture innovative, dal miglioramento continuo dei processi, nascono le invenzioni che portano ai brevetti. 

Nella storia di Pirelli, sono tanti gli inventori  che, nel corso degli anni, hanno contribuito a rendere sempre più innovativa l’azienda, progettando nuove soluzioni, ottimizzando processi e migliorando la qualità. Tra questi, va  ricordato Renato Caretta, celebre ingegnere Pirelli, che nel corso della sua lunga carriera ha contribuito in circa 100 famiglie di brevetti, molte relative al MIRS, il sistema rivoluzionario e tecnologicamente avanzato di produzione di pneumatici messo a punto da Pirelli. Tra gli ingegneri tutt’ora in attività, Maurizio Boiocchi, Direttore Generale Technology di Pirelli, è inventore in circa 30 famiglie di brevetti, mentre Gianni Mancini, Responsabile Processes and Equipments, in circa 70.

Ulteriore dimostrazione di come l’azienda consideri i brevetti un patrimonio fondamentale, è data dall’istituzione, oltre 20 anni fa, del “Premio alle Invenzioni Pirelli”, riconoscimento annuale per gli uomini e le donne dell’azienda che hanno ideato soluzioni che hanno portato al deposito e alla concessione di brevetti. I dipendenti sono premiati con la “targa d’argento” dall’Amministratore Delegato di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, per tutte le domande di brevetto depositate, o con la “targa d’oro” per i brevetti concessi che abbiano dimostrato un vantaggio competitivo per l’azienda. 

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