Per Pirelli la biodiversità è molto più di un semplice corollario nella strategia più ampia di sostenibilità. La perdita di biodiversità rappresenta un rischio potenzialmente grave per l'ambiente a livello globale, ma potrebbe diventare anche un rischio per l'azienda stessa. Mitigare questo rischio significa offrire a Pirelli l'opportunità di rafforzare la resilienza sia del proprio business sia degli ecosistemi in cui opera. L'azienda ha completato una valutazione dell'impatto sulla biodiversità per tutti i suoi stabilimenti nel mondo e per l'intera rete della catena di fornitura. Come spiega Eleonora Pessina, Group Sustainability Officer di Pirelli, il lavoro di raccolta e analisi dei dati ha dato origine a una serie di iniziative concrete per la tutela della biodiversità, capaci di generare cambiamenti tangibili sul territorio.
Attraverso questo approccio, Pirelli punta a «restituire alla natura», contribuendo alla protezione e al ripristino degli ecosistemi e del capitale naturale che costituiscono la base della resilienza delle comunità e delle attività economiche.
Può esporci come la biodiversità si inserisce nella strategia di sostenibilità dell'azienda?
Per la nostra azienda, adottare una prospettiva orientata alla biodiversità significa sviluppare una piena consapevolezza di quanto siamo dipendenti a nostra volta dalla natura. Non si tratta di qualcosa di diverso o aggiuntivo rispetto alla strategia di business: al contrario, ne è parte integrante. Investire nella natura significa ridurre i rischi per l'attività aziendale. Per esempio, comprendere e tutelare la biodiversità è fondamentale per proteggere la filiera della gomma naturale. Salvaguardare la natura e gli ecosistemi è essenziale per garantire nel lungo periodo la disponibilità della gomma naturale, un materiale che continua a essere insostituibile in molte applicazioni del settore degli pneumatici. Sostenendo una produzione responsabile della gomma, contribuiamo a preservare una risorsa naturale strategica e, allo stesso tempo, rafforziamo la capacità dell'azienda di crescere, innovare e creare valore duraturo nel tempo. Le imprese, così come intere economie, dipendono dalla biodiversità. Oggi, con il cambiamento climatico e i suoi effetti sempre più evidenti, questa consapevolezza sta emergendo con ancora maggiore chiarezza.
Nel 2025 avete concluso un progetto biennale per mappare l'impatto sulla biodiversità di tutti i vostri siti produttivi. Che cosa avete scoperto?
Innanzitutto abbiamo scoperto un intero universo di strumenti scientifici in grado di supportarci nella valutazione dei rischi e delle opportunità. È stato un passaggio fondamentale, perché dovevamo identificare e comprendere i principali fattori che contribuiscono alla perdita di biodiversità, tra cui lo sfruttamento del suolo, l'effetto delle specie invasive e il consumo di risorse naturali.
Abbiamo inoltre rilevato che, almeno per quanto riguarda i nostri processi produttivi e i nostri stabilimenti, la principale risorsa naturale a cui attingiamo è rappresentata dall'acqua, nonostante Pirelli non sia un'azienda ad alto consumo idrico. Per questo, proteggere un fiume o un bacino idrografico nelle vicinanze dello stabilimento, ad esempio, è essenziale per garantire la disponibilità di questa risorsa in futuro, sia per l'azienda sia per le comunità locali.
Anche le specie arboree invasive possono essere una causa di perdita di biodiversità, perché tendono a sostituire le specie autoctone, che sono quelle meglio adattate a proteggere il suolo di origine. Di conseguenza, la diffusione di piante aliene può aumentare la vulnerabilità alle alluvioni e accrescere di conseguenza il rischio di interruzioni delle attività produttive.
Per questo motivo, in Romania sosteniamo progetti per la tutela dei corsi d'acqua, mentre in Italia siamo impegnati nell'eradicazione delle specie invasive e nella loro sostituzione con specie locali. Si tratta sempre di individuare interventi che generino un valore condiviso. Non è possibile, né auspicabile, ragionare esclusivamente in termini di impatto diretto sull'azienda o dell'azienda stessa.
Integrare la biodiversità nelle nostre strategie significa contribuire a rafforzare la resilienza nel lungo periodo, sia del business sia delle comunità che vivono nei territori in cui operiamo. Ecosistemi sani generano benefici che sostengono le attività economiche, favoriscono lo sviluppo locale e contribuiscono al benessere dei territori in cui operiamo.
Tutti i vostri siti operativi dispongono ora di un Biodiversity Action Plan. Che cosa prevedono questi piani?
Questi piani rappresentano il cuore della nostra strategia. È fondamentale poter contare su una governance chiara, su piani strutturati con obiettivi ben definiti, scadenze precise e affidarli a persone di valore.
I Biodiversity Action Plan (BAP), ad esempio, fissano target specifici in termini di risparmio e qualità dell'acqua, efficienza energetica, riduzione delle emissioni di carbonio, diminuzione dei rifiuti e riciclo degli stessi. Gli obiettivi sono sempre collegati alle esigenze dei singoli ecosistemi locali – come nel caso della Cuenca de la Esperanza, vicino al nostro stabilimento in Messico – e sono accompagnati da una serie di indicatori di performance misurabili e scanditi da tempistiche ben definite.
Dobbiamo essere consapevoli che il raggiungimento di questi obiettivi non dipende soltanto dalle nostre azioni. Nella maggior parte dei casi, i BAP si basano sulla collaborazione con gli stakeholder e i rappresentanti locali, che sono i soggetti con la sensibilità adatta ad individuare le priorità del territorio e a guidare concretamente i progetti.
Dal nostro punto di vista, ciò che conta è disporre di un sistema strutturato di tutela della biodiversità gestione della biodiversità, supportato dai corretti livelli di responsabilità. Per questo abbiamo una figura dedicata alla biodiversità a livello di Gruppo e un responsabile per la biodiversità lungo la catena del valore, che lavorano a stretto contatto con i sustainability manager a livello locale.
Misurare e rendicontare i risultati di questi progetti non è semplice. Il loro successo dipende non solo dalla capacità di individuare e sostenere le iniziative più efficaci, ma anche dalla costruzione di solidi meccanismi di governance. Definire obiettivi chiari, criteri di rendicontazione e sistemi di accountability consente di garantire nel tempo un approccio coerente nel tempo.
Con chi collaborate per attuare questi Piani? Le autorità nazionali, regionali e locali sono attente al tema della biodiversità quanto lo siete voi?
Sì, c'è interesse e consapevolezza. Si tratta di un'evoluzione che è alimentata anche dalle nuove normative introdotte in diverse parti del mondo; non è certo un tema che le aziende hanno scoperto da sole.
In tutti i Paesi e nei territori in cui sviluppiamo progetti legati alla biodiversità, abbiamo trovato iniziative già attive e consolidate. Questo ci ha permesso di avviare un dialogo con le istituzioni locali per capire come sostenere le attività al meglio e come arricchirle per poterne aumentare la portata.
Come azienda, crediamo che gli stakeholder locali conoscano meglio di chiunque altro le esigenze del proprio territorio e cosa sia realmente necessario implementare affinché l'iniziativa sia differenziante.
Abbiamo imparato che il coinvolgimento degli stakeholder del territorio è fondamentale: se si vuole accelerare la creazione di valore sui temi della biodiversità, bisogna partire dalle loro priorità e dai loro bisogni.
L'anno scorso Pirelli ha adottato le linee guida della Taskforce on Nature-related Financial Disclosure (TNFD). Che cosa comporta questa scelta?
La TNFD è uno standard di rendicontazione e un modello di governance che definisce il modo corretto in cui un'azienda dovrebbe gestire rischi e opportunità legati alla natura e alla biodiversità: dalla valutazione dei rischi alla definizione di piani d'azione, dal coinvolgimento degli stakeholder fino alla rendicontazione dei risultati.
Quando abbiamo pubblicato la nostra informativa in linea con la TNFD, avevamo già avviato da diversi anni un percorso volto a consolidare il nostro modello di gestione e a rafforzarne i risultati. È un approccio che riflette il modo di operare di Pirelli: iniziamo a comunicare e rendicontare solo quando siamo certi di avere basi solide e una strategia realmente strutturata.
Qual è la vostra strategia per applicare le politiche sulla biodiversità lungo l'intera catena del valore?
Anche in questo caso, tutto ruota attorno al coinvolgimento e alla collaborazione, perché i risultati più significativi possono essere raggiunti solo quando l'intera catena del valore è parte del percorso. Nel caso della gomma naturale, ad esempio, siamo stati tra i membri fondatori della Global Platform for Sustainable Natural Rubber, un'iniziativa avviata diversi anni fa.
Questo ha significato aprirsi al confronto con i principali stakeholder – dai produttori automobilistici ai fornitori, fino alle organizzazioni non governative locali e internazionali – per creare una piattaforma multi-stakeholder in grado di promuovere un'azione coordinata a livello globale.
Poiché si tratta di una responsabilità condivisa tra tutti gli attori della catena del valore, l'unico modo per garantire progressi concreti, sostenibili e realmente raggiungibili è attraverso l'impegno collettivo di tutti i soggetti coinvolti.
Parallelamente, Pirelli porta avanti le proprie iniziative come, ad esempio, la collaborazione con il Forest Stewardship Council® (FSC®)1, abbiamo introdotto la certificazione FSC® per la gomma naturale contenuta negli pneumatici. Si è trattata di una collaborazione completamente nuovo, che ha richiesto circa cinque anni di lavoro per certificare una singola filiera.
Questo perché la certificazione coinvolge numerosi aspetti diversi: dalla tutela della biodiversità al rispetto dei diritti umani, dalla garanzia di salari equi alla conformità con le normative locali, fino all'impegno contro la deforestazione. Si tratta di requisiti che interessano ogni livello della catena di fornitura e, nel caso della gomma naturale, i livelli coinvolti sono molteplici.
Quali sono i passi necessari per conformarsi al Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR) che entrerà in vigore dal 30 dicembre 2026?
Da parte nostra, tutti i passaggi necessari sono già stati completati. Va ricordato che l'entrata in vigore del Regolamento è stata rinviata due volte e che, già prima della prima scadenza prevista, avevamo investito nei sistemi di tracciabilità e nelle competenze amministrative necessarie per garantirne l'attuazione. Eravamo pronti allora e lo siamo tuttora.
Perché per Pirelli è importante impegnarsi nella tutela della biodiversità? Qual è il rapporto tra costi e benefici?
Naturalmente, ogni iniziativa deve avere una chiara motivazione dal punto di vista del business. Quando collaboriamo con i fornitori su progetti come la certificazione FSC®, ad esempio, li aiutiamo a rafforzare la propria conformità normativa e la propria credibilità. Allo stesso modo, le nostre competenze possono contribuire a far sì che i progetti locali a tutela della biodiversità ottengano un maggiore riconoscimento e possano accedere a certificazioni rilasciate da enti terzi.
Le attività che portiamo avanti in questo ambito contribuiscono inoltre a ridurre il rischio di interruzioni lungo la catena del valore e offrono elementi utili per orientare le valutazioni e le strategie degli investitori.
In ultima analisi, si tratta di creare valore nel lungo periodo in modo coerente con gli obiettivi e le responsabilità dell'azienda. Performance economiche solide e un impatto positivo sulla società e sull'ambiente non sono elementi in contrasto tra loro: al contrario, possono rafforzarsi reciprocamente.
1FSC® N003618 www.fsc.org