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Il pneumatico che
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e giù per l'Italia

BS3, Sempione e Cinturato tracciano la storia della motorizzazione di massa degli anni Sessanta

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Oggi è ormai una consuetudine: dal 15 novembre, su gran parte delle strade italiane scatta l’obbligo  -con i vari distinguo-  di montare in auto catene o pneumatici da neve. Non era così scontato nel gennaio del 1961, ma il coscienzioso guidatore della Opel Rekord targata Firenze  - sciarpa e cappotto -  sembra molto soddisfatto dei pneumatici invernali BS3 che i bravi gommisti Pirelli gli hanno montato mentre lui prendeva un cappuccino all’Autogrill.

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Lo scatto viene dall’Archivio Storico Pirelli e fa parte di un servizio fotografico– realizzato sull’Autostrada del Sole, all’altezza di Lodi - che in sè sembra racchiudere tutto il senso di un’epoca: è l’Italia in movimento. Presso le stazioni di servizio autostradali Agip, Pirelli apre i suoi “boxes”: negozi di gommista che - come un prêt-à-porter automobilistico - provvedono al cambio dei pneumatici nel tempo in cui l’automobilista fa una pausa all’Autogrill Alemagna durante il viaggio. Questo di Lodi è il primo  - per chi viene da Milano - di otto previsti boxes Pirelli che seguiranno passo passo l’Autostrada del Sole nel suo dipanarsi verso Napoli: una rete organizzatissima di assistenza tecnica e consulenza sui pneumatici che concorre a formare il quadro di un’Italia dove “la motorizzazione è esplosa al pari della TV che fino a ieri non c’era e poi a un tratto si è imposta a ricchi e poveri e ora dappertutto ci sono televisori”. Così descriveva “l’impressionante espansione dell’automobile in Italia” il giornalista Dario Paccino sul n°5  - settembre-ottobre 1960 - di “Pirelli. Rivista d’Informazione e di Tecnica” che l’azienda della gomma editò nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta come contributo al fervidissimo dibattito culturale dell’epoca.

Tra il 1959 e il 1960 la produzione automobilistica aveva registrato un’impennata del 30 per cento e oltre, superando la soglia delle 500.000 immatricolazioni l’anno. Lungo la penisola circolavano oltre due milioni di macchine, e le previsioni di crescita per gli anni successivi erano assolutamente rosee.

I gommisti potevano e dovevano essere a loro volta protagonisti di questo boom della motorizzazione di massa: con il programma di apertura di punti vendita lungo la “spina dorsale” del Paese, Pirelli offriva un potente riconoscimento ai suoi dealers come anello forte nella catena del valore.

Anche la gamma di prodotto da proporre al mercato si struttura di conseguenza: è iniziata l’epoca del Cinturato, del Sempione, del Rolle. E la fotografia all’Autogrill di Lodi del 1961 ci parla a sua volta di come irrompa anche sulle strade italiane il pneumatico “invernale”. Il battistrada fortemente tassellato per viaggiare in condizioni di fango e neve, Pirelli lo realizzava già da decenni ma fu proprio il boom della motorizzazione tra i ’50 e i ’60 a spingere verso un prodotto moderno e affidabile: nel suo nome  -“Inverno”, semplicemente-  Pirelli faceva una promessa di mobilità forte e sicura. E anche fonte di ulteriori opportunità tecnologiche: il distinto signore con sciarpa e cappotto della Opel Rekord targata  Firenze sceglie   -su consiglio del gommista-  la particolarissima versione di pneumatico invernale ad anelli battistrada intercambiabili. Il Pirelli BS3, inventato da un paio d’anni e testimone della creatività tecnologica “made in Italy”, tanto da meritarsi un film di presentazione firmato Ermanno Scopinich.

Si muoveva l’Italia del 1961. Su e giù lungo l’autostrada, su quattro ruote. Viaggiava con la Fiat Millecento o la Seicento D o la Bianchina o la Lancia Appia, e il proprietario della Opel Rekord sembrava anche un po’ uno snob esterofilo. Correvano gli automobilisti, sapendo che di lì a qualche chilometro avrebbero trovato i mitici accoglienti moderni Autogrill con i loro boxes Pirelli. E correva la creatività di chi quei prodotti doveva comunicarli al mondo: l’omino di Riccardo Manzi che si ripara dalla neve con un protettivo Pirelli BS3 o la serie di caroselli “La nostra vita sulle strade” che Pirelli dedica, qualche anno dopo, al Cinturato sono come dei telepass della fantasia.

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