Dopoguerra: Stelvio e Sempione

Il Pirelli Stella Bianca  - "pneumatico delle vittorie"-  lanciato sul finire degli anni Venti del Novecento, superò in piena salute la Seconda Guerra Mondiale. Ancora a ridosso degli anni Cinquanta, nelle corse automobilistiche risultava essere l'arma vincente dello squadrone Alfa Romeo, indubbio punto di riferimento per l'industria automobilistica uscita dalla Ricostruzione.


Pirelli StelvioTuttavia la scarsità di materie prime in periodo bellico aveva già da tempo spinto i produttori di pneumatici a sperimentare nuovi materiali: la gomma sintetica al posto della gomma naturale, la fibra di rayon al posto del cotone come materiale di carcassa.


Lasciando pressochè immutato nella sua costruzione "a blocchetti e ponticelli" il disegno battistrada che aveva fatto la fortuna dello Stella Bianca, all'inizio degli anni Cinquanta Pirelli lanciò sul mercato lo Stelvio, pneumatico che assommava in sè tutte le innovazioni ottenute dalla ricerca sui materiali.


Proprio il disegno battistrada, evoluzione ancor più aggressiva e compatta di quello dello Stella Bianca, fu la sua caratteristica immediatamente messa in luce: Stelvio era " il pneumatico che morde la strada". Termini come " sicurezza e tenuta di strada a velocità elevata" cominciavano nel 1951 e prendere un significato moderno. Da lì a diventare " Il pneumatico delle vittorie" come il predecessore il passo era breve: ci pensò Alberto Ascari a farne un Campione del Mondo nel 1953 montandolo sull'imprendibile Ferrari 500 F2.


I "quattro passi" Pirelli

La collaborazione con la Ferrari per la messa a punto di un pneumatico come lo Stelvio che potesse al meglio supportare le doti sportive delle vetture di Maranello fu forse il primo grande esempio di partnership moderna tra costruttore automobilistico e produttore di pneumatici: il concetto di Primo Equipaggiamento diventava sinonimo di eccellenza tecnologica.


Stelvio Nel giro di pochi anni la Fiat lanciò la 600, la 500, la 1100, la Bianchina. La Lancia aveva l'Aurelia e l'Appia: Pirelli rispose alla diversificazione dei modelli ampliando via via la "famiglia" Stelvio per coprire tutte le esigenze del costruttore automobilistico.


Allo sportivo Stelvio si affiancò il Rolle, dal disegno rigato silenzioso e confortevole per la Fiat 600, per la 1100, per la 1400, per l'Appia. Poi -è il caso di dire "passo dopo passo"- ecco il Cisa per la Fiat 500, mentre per la Fiat 1900 viene addirittura messo in commercio lo Stelvio "senza camera", passo decisivo verso la tecnologia tubeless.


Viene lanciata nel 1959 la nuova "ammiraglia" di casa Fiat: la 1800. Ed ecco subito pronto un nuovo pneumatico dedicato: il passo alpino scelto è questa volta il "Sempione", che dopo qualche anno introdurrà il concetto di "spalla di sicurezza".


 

Mulas - Pubblicità Sempione 1963E anche sotto il profilo della comunicazione di prodotto, così come lo Stella Bianca d'anteguerra aveva ispirato la matita dei più famosi illustratori dèco degli anni Trenta, ora la generazione Stelvio/Cisa/Rolle/Sempione è interpretata dai grandi maestri della pubblicità degli anni Cinquanta.

Compare il nome di Engelmann e Bonini, Armando Testa disegna il famosissimo leone che "artiglia la strada" mentre il rigoroso Grignani compone storiche campagne di annunci. E poi Manzi e i suoi omini pensosi e aggrottati, il geometrico e raffinato Noorda, Confalonieri, Ottinetti, fino al genio di Pino Tovaglia.

Nella storia della pubblicità restano le ragazze in bianco e nero di Ugo Mulas, tutt'uno con la nuova Fiat 500 e il Pirelli Sempione "spalla di sicurezza". (nella fotogallery, le più famose pubblicità dell'epoca)

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Ultima revisione: 29 2010