L'alba del telegrafo

TelegrafoNato attorno a metà Ottocento, il telegrafo elettrico era basato sul comando di organi meccanici mediante impulsi di corrente.

E con il telegrafo nacquero anche le prime forme di conduttore elettrico isolato con materiali tessili impregnati di caucciù.

Si trattava di conduttori (uguali a quelli che serviranno di lì a poco per l'illuminazione elettrica) posti all'interno degli uffici telegrafici o nelle loro immediate vicinanze.

Le linee telegrafiche esterne erano invece costituite da fili metallici nudi, sostenuti da isolatori in porcellana.

La G.B.Pirelli & C. iniziò a produrre i suoi primi conduttori elettrici isolati nel 1879, con una fornitura di "filo telegrafico" per il Genio Militare: una cordicella d'acciaio e rame, isolata con gomma vulcanizzata e rivestita con una treccia di lino catramata.


Una decina d'anni dopo entrarono in produzione anche i cavi "tipo Patterson" isolati con carta e aria, in sostituizione dei fili aerei nudi: i fili di rame erano avvolti con un nastrino di carta non aderente e poi attorti tra loro a elica. L'insieme era fasciato con nastri di carta, essiccato e poi coperto con una guaina di piombo.

In quegli anni, a dettar legge in fatto di telegrafo erano gli inglesi. Dalle isole britanniche era partita già da alcuni anni la corsa a posare cavi telegrafici sotto i mari: il problema era quello di trovare un isolante che resistesse all'acqua.

È Giuseppe Dicorato, nell'articolo "La voce sotto il mare" pubblicato sulla Rivista Pirelli del marzo 1949, a ricordarci come andò: " Dopo aver messo in comunicazione, col telegrafo, località terrestri, era naturale che ci si ponesse il problema di collegare fra loro anche i continenti con le isole e gli altri continenti.
Ma per far questo, i comuni fili telegrafici non bastavano.
Per essere messo sott'acqua, un filo deve essere perfettamente isolato, se non si vuol correre il rischio che gli impulsi elettrici vadano a finire dappertutto tranne che all'apparecchio ricevente.

Di tutti gli isolanti allora conosciuti, nessuno dimostrò di avere i requisiti richiesti.
Neanche la gomma, che fra l'altro allora si conosceva poco e, comunque, non era ancora sfruttata industrialmente, avrebbe potuto dare, nel caso specifico dei cavi sottomarini, un buon risultato.
Perchè la gomma, pur essendo un buon isolante a terra e nell'aria, non lo è altrettanto nell'acqua.
Essa lascia infatti filtrare una piccola percentuale di umidità, sufficiente per provocare la dispersione della carica elettrica nel liquido circostante. Per fortuna dei tecnici, intervenne a salvare la situazione la guttaperca...
"

 

La Trafilatura Cavi all'inizioScoperta addirittura prima della gomma, la guttaperca era una specie di resina ottenuta da grandi piante della Malesia che oltre ad essere perfettamente isolante era anche termoplastica: a 70°-80° diventava cioè malleabile come una pasta.

Questo consentiva di applicarla direttamente sul conduttore di rame, operazione che veniva compiuta a mezzo di apposite trafile.
Il cilindretto che se ne otteneva era la vera e propria "anima" del cavo: l'inventore del procedimento fu nientemeno che un certo signor Siemens, tedesco...

Fu proprio la guttaperca a permettere al telegrafo -fino ad allora limitato al solo uso "terrestre"- il grande salto al di là del mare, per unire tra loro isole e continenti. Anche per Pirelli si apriva la corsa ai cavi telegrafici sottomarini...

" Risale agli anni 1884-1887 la preparazione ed attuazione dell'iniziativa che diede all'Italia, per prima sul continente europeo, una industria per la fabbricazione di cavi telegrafici sottomarini e una organizzazione per la loro posa". Così ricorda Alberto Pirelli, nel suo " La Pirelli. Vita di un'azienda industriale" pubblicato nel 1946, l'inizio di una attività che doveva "rappresentare una delle più ardimentose iniziative dell'ing.Pirelli".

L'Ing. Pirelli riconosce all'industria inglese il primato nell'aver costruito nel 1886 il primo cavo transatlantico -" fu ad un tempo una delle maggiori conquiste dell'elettrotecnica ed uno dei capitoli più interessanti, e, sotto certi aspetti, più drammatici della storia del progresso tecnico".

Alberto Pirelli ci riporta in Italia a quello stesso anno 1886 e a come " maturasse la necessità di costruire altri 12 cavi sottomarini -oltre a quelli già posati dagli inglesi tra il continente e le isole maggiori- integranti la rete tirrenica e adriatica, e fu una primavera di passione per l'ing.Pirelli quella in cui si assunse la responsabilità di concludere col Governo italiano la convenzione per cui veniva affidata alla Pirelli, non solo la costruzione di questi cavi, ma anche quella di una apposita nave per la posa, e poi ancora la manutenzione per 20 anni dei cavi in questione e di quelli precedentemente messi in opera dagli inglesi.

Era un programma tecnico, navale e finanziario di notevole impegno e rischio. La mancanza di precedenti e le incertezze per la determinazione di molti elementi del costo e la valutazione dei rischi, costrinsero a basarsi sul prezzo offerto dagli inglesi, accettandolo senz'altro
".


Dal Mar Rosso al Mediterraneo

Presso lo stabilimento di Ponte Seveso fu sistemato il reparto per la fabbricazione delle anime in rame e guttaperca, mentre a La Spezia veniva costruito appositamente lo stabilimento di San Bartolomeo per l'armatura con fili di ferro.

Stabilimento di La SpeziaPresso i cantieri inglesi di Sunderland fu costruita la nave posacavi "Città di Milano".

" Ma prima ancora che la nave posa-cavi fosse pronta -ricorda A.Pirelli- l'emozione causata in Paese dalla tragedia di Dogali del 27 gennaio 1887 aveva deciso il Governo a chiedere alla Pirelli di organizzare in pochi mesi la fabbricazione e poi la posa a mezzo di nave inglese, di 700 km. Di cavo nel Mar Rosso per collegare Massaua con l'Isola di Perim e quindi con la rete dei cavi sottomarini britannici. L'impresa, diretta personalmente sul posto dall'ing.Pirelli, fu compiuta con ogni urgenza e soddisfazione del Governo."


 

Posa di un cavo sottomarinoPassò lo shock di Dogali e la Città di Milano iniziò il suo lavoro di posare cavi tra la penisola e le isole minori.

Legittima la soddisfazione di Alberto Pirelli nel ricordare l'impresa del padre: " I primi cavi furono regolarmente fabbricati e posati. La stampa del tempo seguì con grande interesse i primi passi della giovane industria e, dalle isole, a mano a mano collegate alla metropoli, giungevano alla Società telegrammi inneggianti ‘alla Ditta Pirelli promotrice di civiltà'".

Entro la fine del 1887 risultavano posati i collegamenti Tremiti-Montemileto, Mazara-Pantelleria, Lipari -Vulcano, Lipari-Panarea e Panarea-Stromboli, Livorno-Gorgona e Giglio-Monte Argentario.

L'anno successivo è la volta del cavo Napoli-Ustica-Palermo (410 km ad una profondità fino a 3700 metri), poi del Carloforte-Sardegna, Elba-Capraia, Elba-Pianosa, Ponza-Monte e Circeo-Ventotene-S.Stefano.

La commessa del Governo Italiano si conclude nel 1889, con la posa del cavo telegrafico Maddalena-Continente ed altri piccoli cavi nell'Estuario della Maddalena e a Trapani.

In totale, 1.806,821 chilometri.

Città di Milano - G.B.Pirelli a bordo Ma nel corso dello stesso anno 1888 era anche arrivato un contratto di fornitura e posa di cavi sottomarini per il governo spagnolo.

"Viva Pirelli!" scrisse l'ambasciatore italiano a Madrid nel telegramma che recava la notizia al governo di Roma…

Nel giro di pochi giorni, nel mese di settembre, la Città di Milano posò i 111,470 Km di collegamento tra Javea e Ibiza: il Governo Italiano, attraverso il Regio Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio conferì alla " Ditta Pirelli" un Diploma speciale con Medaglia d'Oro per l'Industria dei Cavi Sottomarini.

" La convenzione con il Governo italiano per i cavi sottomarini, rinnovata attraverso i decenni, e la sua esecuzione procurarono più onori che lucro, ma giovò al prestigio della Ditta, che, introducendo questa industria, aveva reso al Paese un segnalato servizio. L'iniziativa stessa ed il successo ottenuto furono per l'ing.Pirelli una delle maggiori soddisfazioni della vita, cosicchè anche negli ultimi anni egli seguiva personalmente e con amore paterno questo ramo di attività…".
Ultima revisione: 29 2010