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I 50 anni
della Lamborghini Countach

Un bolide unico in diverse versioni, dal nome nato dal dialetto piemontese

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I 50 anni
della Lamborghini Countach

Già dal nome scelto, in una fredda notte torinese del 1970, si capiva che sarebbe stato un modello unico. Countach è un neologismo anglofono originato da ‘contacc’, ‘perbacco, caspita’ in piemontese, anche se non si è mai saputo con certezza assoluta se a pronunciare l’esclamazione in dialetto sia stato un guardiano della carrozzeria Bertone o un profilista dell’azienda.

Sta di fatto che Paolo Stanzani – direttore tecnico della Lamborghini - scelse quel nome per la nuova vettura, interrompendo la tradizione che evocava le più famose razze di tori: Urraco, Espada, Murcielago, Aventador, Miura. Nasceva un’auto che segnò venti anni di storia dell’auto, per stile e tecnica: un manifesto dell’audacia Lamborghini.

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Stanzani e Gandini, genialità a gogò

Il telaio progettato dall’ingegner Stanzani - un traliccio di tubi sottilissimi che abbraccia l’intera struttura dell’abitacolo - è un autentico capolavoro ed è al pari della carrozzeria che Marcello Gandini, giovane designer di Bertone realizza senza tabù.

La nuova supersportiva del Toro scardina ogni dogma in materia: se con il suo grande motore alloggiato in posizione posteriore trasversale, la Miura aveva fatto ricredere (in parte) Enzo Ferrari sulla vecchia regola secondo cui “i cavalli vanno sempre messi a tirare il carretto, mai a spingerlo”, la Countach va ben oltre. 

È un bolide che sembra atterrato da un altro pianeta, un cuneo affilato fatto di piani e spigoli che promette, soprattutto attraverso un linguaggio formale - destinato a creare un prima e un dopo nella storia del car design - di superare la soglia dei 300 km all’ora. Il colpo di genio di Gandini è lo scenografico sistema di apertura delle portiere: si muovono a forbice, in alto e in avanti, soluzione mai vista prima che fa invecchiare di colpo i sistemi all’epoca in uso sulle più evolute auto da corsa.

Un motore unico

Tra la prima apparizione – clamorosa - al Salone di Ginevra del 1971 e quella definitiva del 1973, sempre sotto i riflettori della kermesse, cambiano pochi, ma significativi dettagli: sulle fiancate compaiono due grandi prese d’aria Naca, cui si aggiungono quelle a periscopio sopra i passaruota posteriori. Tra il 1974 e il 1978, dai cancelli di Sant’Agata Bolognese escono ben 151 Countach LP 400. La sigla indica la disposizione e la collocazione del V12 (longitudinale posteriore) e la cilindrata di 4 litri, che alla fine vince lo ‘spareggio’ con il potente cinque litri pensato in origine, ma fuori budget per le finanze del gruppo svizzero che ha acquistato la Casa nel 1972. 

Sono comunque anni complicati per Lamborghini, il successo della Countach non basta: nel 1978 viene dichiarata bancarotta. Nel 1980 subentrano i nuovi proprietari – i fratelli francesi Mimran – che superano l’offerta economica fatta dallo stesso Ferruccio Lamborghini e hanno una bella intuizione: chiamare l’ingegnere Giulio Alfieri, che arriva da Maserati, per assegnargli il piano di rinnovamento.

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Il rilancio degli anni ‘80

Grazie ad Alfieri e ai suoi tecnici, la Countach conosce un’importante evoluzione. Nel marzo 1982, sulla LP 500 S, il propulsore viene portato finalmente a 4750 cc (con 375 Cv di potenza a 7000 g/m) e tre anni dopo debutta la versione con la distribuzione a quattro valvole per cilindro (5167 cc, 455 Cv a 7000 g/m). La Quattrovalvole è più affidabile, supera agevolmente i 300 km/h ed è molto più stabile rispetto al passato: in poche parole, è la Countach della maturità. 

I miglioramenti apportati sulle vetture dai tecnici di Sant’Agata si riflettono anche sulle vendite: basti pensare che in meno di tre anni sono 321 le LP 500 S consegnate, ben 84 unità in più rispetto alle LP 400 vendute nei primi quattro anni di produzione. Ma tra il 1986 e il 1987, mentre parte il progetto LP 132 – il modello che dovrà sostituire la Countach – l’avventura dei fratelli Mimram si avvia e al capolinea. Vendono Lamborghini a Chrysler International, branca del colosso di Detroit.

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La versione per i 25 anni del Toro

Il piano d’espansione degli americani promette numeri da capogiro e tanti nuovi modelli ma finirà inevitabilmente con il creare confusione nella componente italiana di Lamborghini. Per la Countach ci sarà la passerella d’addio, in attesa della nuova supercar: la Diablo. Un’occasione per la Casa bolognese che darà lustro alla Countach Anniversary, versione speciale lanciata nel 1988 per festeggiare i primi 25 anni della Casa del Toro. Gran parte delle innovazioni stilistiche derivano dal prototipo Countach Evoluzione del 1986, prima supercar al mondo realizzata in fibra di carbonio che non fu mai realizzata in serie anche a causa degli alti costi di produzione di un telaio simile. Ideatore di questo progetto tra l’altro fu Horacio Pagani, fondatore in seguito di Pagani Automobili che in quegli anni lavorava in Lamborghini.  Ma la sorpresa è che invece di deludere i clienti affezionati, la coupé si rivelò ancora vincente: 658 esemplari venduti in soli due anni ne fecero la versione di maggior successo di un modello rimasto sul mercato per ben 17 anni. Un’uscita di scena – giusto 30 anni – da vera regina. Ma la Countach lo era sin dalla nascita.

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