Con l'asfalto che in estate raggiunge temperature sempre più elevate, progettare un pneumatico estivo oggi è una sfida molto diversa rispetto al passato. Il cambiamento climatico impone mescole capaci di resistere al calore senza perdere prestazioni, ma lo scenario si complica per via delle normative sulle emissioni e la riduzione dei consumi.
Una questione di bilanciamento
“Oggi il mercato chiede pneumatici che durino di più, che consumino meno e che abbiano una bassa resistenza al rotolamento”, spiega Eros Fumagalli, test driver Pirelli. “Dal punto di vista chimico questo spinge verso mescole più ‘fredde'. Ma allo stesso tempo le temperature aumentano e l'asfalto diventa più critico. Se fai una gomma che dura 60 mila chilometri ma non regge il caldo, è inutile”. “È facile fare una gomma che vada fortissimo al Nürburgring”, dicono in Pirelli. “Basta spingere la mescola. Il problema è che poi sfori su consumi e resistenza al rotolamento. E quel prodotto non raggiunge nemmeno l'omologazione”. Il lavoro diventa quindi una questione di bilanciamento: grip, durata, consumi, sicurezza. Tutto insieme.
L'eredità della Formula 1
Dietro molti pneumatici estivi ad alte prestazioni c'è un DNA che nasce in pista. La Formula 1, come il motorsport in generale, è il grande laboratorio di Pirelli. “La virtualizzazione che usiamo oggi arriva direttamente dal motorsport”, spiega Fumagalli. “Lì ogni simulazione è una questione di decimi. Questo know-how, questo modo di lavorare, oggi è passato nella produzione stradale”. Un caso emblematico è quello del Pirelli P Zero Trofeo RS, pneumatico dichiaratamente derivato dall'esperienza in gara. “Lo diciamo apertamente: from race to road”, racconta. “Sono pneumatici per la strada, ma pensati in pista. Nascono lì e poi vengono adattati all'uso reale”. Il passaggio però non è automatico. “Nel motorsport non esistono compromessi economici. Non guardi i costi, guardi solo le prestazioni. Noi dobbiamo invece industrializzare la tecnologia: renderla producibile, affidabile, accessibile”. È questo il ponte tra la pista e la strada, trasformare una soluzione estrema in un prodotto utilizzabile tutti i giorni.ù
Non esiste una gomma “neutra”
Dietro ogni pneumatico c'è una direzione progettuale, che ne orienta il comportamento. “Un nostro collaudatore non misura solo numeri: interpreta il pneumatico”, spiega. “E questa è la nostra identità. Chi guida una Pirelli sa cosa aspettarsi, come quando sale su un'auto e riconosce “quel” tipo di comportamento”. Per questo Pirelli investe risorse nella formazione dei collaudatori: anni di training, prove incrociate, test alla cieca. “Il collaudatore non evita il problema: lo cerca. Porta l'auto al limite per capire cosa succede quando perdi aderenza. È un lavoro completamente diverso da quello di un pilota”. Ed è qui che nasce la firma del prodotto: Il pneumatico estivo Pirelli non è solo una mescola e un disegno.