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Always one lap ahead

Nel ‘Tempio della Velocità’ la Formula Uno mostra la sua natura più autentica: un linguaggio universale fatto di rumore, memoria e passione condivisa, capace di unire generazioni e latitudini.

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Rosso, blu, rosa, arancione, verde e grigio. Inghilterra, Svezia, Italia, India, Messico, Australia. Il popolo della Formula Uno riunitosi a Monza per seguire le qualifiche valide per la griglia di partenza del giorno successivo è colorato, dichiara le proprie preferenze attraverso cappellini, t-shirt e bandiere e arriva da ogni parte del mondo. La manifestazione è a tutti gli effetti globale. Per diffusione, popolarità, seguito e interesse. Sono passati 75 anni da quando Giovanni “Nino” Farina vinceva a Silverstone il primo Gran Premio della storia, a bordo di un'Alfa Romeo con pneumatici Pirelli, e la Formula Uno sembra non essere invecchiata di un istante. Tecnologie, regolamenti, piloti e scuderie si sono susseguiti nel tempo, ma l'euforia e l'adrenalina che si provano nel guardare, soprattutto dal vivo, una gara sono rimaste intatte. Lo si capisce osservando da vicino quel popolo variopinto e internazionale che si muove in maniera ordinata ma inarrestabile lungo le strade del Parco della Villa Reale di Monza, per raggiungere l'Autodromo, il ‘Tempio della Velocità'. Ci sono luoghi capaci infatti di sublimare intere esperienze. La storia del circuito – terzo al mondo a essere concepito –, le caratteristiche del tracciato e il legame che nei decenni si è formato tra la pista e le tribune grazie alla famosa “invasione” lo rendono il palcoscenico ideale da cui ammirare lo spettacolo della Formula Uno. E dei suoi tifosi.

Appassionati festeggiano in pista

Dalle tribune

Per alcuni è una questione di famiglia, di domeniche passate a fissare delle vetture all'apparenza minuscole sullo schermo del televisore di un bar di provincia; per altri è una scoperta recente ma totalizzante e che molto spesso ha a che vedere con un volto e un nome precisi. Sta di fatto che la Formula Uno rappresenta per chi la segue un tipo di passione a sé stante. “Mi considero un amante dello sport in generale, ma prima d'ora non avevo mai viaggiato per assistere a un evento sportivo. Per la Formula Uno ho di fatto attraversato un continente” dichiara Baren, che arriva dall'India. “È la mia prima volta all'interno di un circuito e l'atmosfera che si respira è incredibile, seconda solo al suono dei motori che riempie, in maniera quasi fisica, lo spazio”. 2005, 2014, 2019, 2023: Richard e Nick – londinesi, sessant'anni il primo, trenta il secondo, padre e figlio – sono tornati all'Autodromo per la quinta volta: vivono la competizione attraverso i tracciati che per loro l'hanno resa iconica. Quello di Monza, quindi, e quello di Silverstone. Lo slancio tipico del tifo qui si combina all'attenzione che di solito si riserva allo studio. Date, anniversari, ricorrenze e curiosità vengono raccontati per ingannare l'attesa. C'è chi ricorda i 75 anni dello sport e chi ripercorre il traguardo dei 500 Gran Premi Pirelli. Come Laurel, inglese, che dice: “Non è un caso che io abbia scelto di vedere dal vivo proprio questo weekend di gara. Il 2025 è un anno ricco di significati per la Formula Uno e mi piaceva celebrarli nel luogo che in un certo qual modo li unisce tutti”.

Auto Formula 1 in pista

La folla sulle tribune, le monoposto sulla griglia di partenza, i motori che si scaldano. È questa l'immagine che molti impiegano per descrivere ciò che rende speciale questo sport. “L'aria è a tutti gli effetti elettrica, l'odore dell'asfalto e quello degli pneumatici si mescolano, il rombo delle auto si sente distintamente anche a chilometri di distanza”: per Niccolò, studente universitario fan del motorsport, l'essenza della Formula Uno è racchiusa nei sensi. La vista, l'olfatto e l'udito sono ugualmente sollecitati quando si tratta di osservare dal vivo un Gran Premio. Pare impossibile, per i fan, distinguere la performance di un pilota dalle sensazioni provate guardandolo gareggiare. Gilles Villeneuve, Nigel Mansell, Ayrton Senna, Michael Schumacher, Fernando Alonso, Lewis Hamilton, Max Verstappen: nel nominare il proprio preferito, ognuno riassapora l'attimo in cui la Formula Uno è diventata qualcosa in più di un semplice interesse. Che sia stato un testa a testa o una gara condotta con maestria, il ricordo rimane nitido a distanza di anni e sembra rinnovarsi ogni qualvolta si ha l'occasione di ‘scendere in campo'. Come sottolinea Marianne, dalla Svezia, appassionata fin da bambina di quelle auto dalla silhouette unica e dalle tinte sgargianti: “Seguo la Formula Uno da tutta la vita, ma è la prima volta che partecipo dal vivo: le mie aspettative sono state di gran lunga superate. Al di là delle dinamiche di gara, l'esperienza live permette di cogliere il senso di comunanza profonda che anima la manifestazione e che si può leggere nelle espressioni di tutti. Al di là dei colori”.

Superare le appartenenze: è proprio questo, a detta di tutti, il tratto distintivo del tifo in Formula Uno. Ci sono i piloti e ci sono le scuderie, ma a unire è la passione per il gesto sportivo in sé, per la capacità di dominare la pista, anche in condizioni avverse, unendo istinto umano e potenza tecnologica. Il pubblico applaude qualsiasi vincitore raggiunga il primo posto e i festeggiamenti riguardano tutti. A Monza questo aspetto di condivisione così trasversale assume un carattere fisico: è la famosa ‘invasione di pista', con i tifosi che si riversano sul tracciato di gara al termine del Gran Premio. Un rito collettivo che avviene indipendentemente dal risultato. A venire celebrata è infatti la Formula Uno stessa.

Pit stop

Quella dalla pista

A riconoscerlo è anche Enrico Mapelli, giornalista monzese che segue le vicende dell'Autodromo da oltre cinquant'anni e ne conosce la geografia alla perfezione. “L'invasione a fine gara è una pratica che a Monza esiste da 55 anni e che con il tempo è stata esportata in tanti altri circuiti della manifestazione. I piloti – di qualsiasi scuderia siano – salgono sul podio sapendo che ci sono centinaia e centinaia di tifosi assiepati sotto alla pedana pronti ad ammirarli”. Il rapporto tra le tribune e la pista è una costante per la Formula Uno e le due dialogano in maniera reciproca: la seconda regala esaltazione, estrema velocità, sgomento, ma anche suoni, polvere, materia alle prime, che ricambiano con uno slancio e una passione assoluti. “I circuiti non sono luoghi facili: i rumori riempiono i timpani, la folla è dovunque, i tempi, pur non essendo stretti, non offrono riposo. Vivere un Gran Premio dal vivo – quello d'Italia, in particolare – è una scelta. Che sempre più tifosi negli ultimi tempi stanno prendendo. Quello di quest'anno sarà per l'Autodromo il weekend di gara – contando anche il giovedì – con il maggior numero di spettatori di sempre, di cui il 70 percento proveniente dall'estero. La Formula Uno, ieri come oggi, sa attrarre tifosi, di tutte le generazioni. Ho assistito alla mia prima gara nel 1968 e il Gran Premio che ricordo con più emozione e a cui ripenso ogni volta che varco questi ingressi è quello del 1979. Nel prossimo futuro alcuni fan diranno lo stesso della stagione in corso”.

E se la manifestazione è in grado di conservare – amplificare, anzi – la propria capacità attrattiva è perché sa innovarsi e raccontare al tempo stesso quest'evoluzione. Monza, anche in questo senso, lo testimonia. “Il circuito è cambiato, da tanti punti di vista. È mutato il tracciato, con l'introduzione nel 1972 delle varianti, il cui disegno aiuta a ridurre la velocità; è mutata l'agenda del weekend di gara, con tempi e appuntamenti più dilatati; la pit lane ospita attività per i fan e per gli sponsor; la comunicazione non passa più solamente dai canali ufficiali, ma sono i piloti stessi a condividere la loro quotidianità tra paddock e allenamenti”. Una rivoluzione, che ha saputo però mantenere immutato il ‘cuore' della manifestazione. Monoposto, asfalto, velocità, pneumatici, chicane e rettilinei: la Formula Uno rimarrà sempre sé stessa e sempre ‘un giro' avanti.

 

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