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We Feed The Future:
il racconto dell'EXPO 2015

Due “inviati speciali” dall’Università di Princeton per uno sguardo originale sull’Esposizione Universale

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il racconto dell'EXPO 2015

Un reportage dall'Expo. Con gli occhi giovani di chi ha fatto degli Italian Studies un focus della propria crescita e formazione. Così Pirelli ha chiesto a un fisico e un matematico di raccontare l'Esposizione Universale. E ha scelto un montenegrino e uno statunitense, Miloš Nikolić e Gregory A. Kufera, brillanti studenti dell’Università di Princeton. Che sono andati “a caccia di innovazione” nei diversi padiglioni, documentando con spirito originale e realizzando scatti fotografici, riprese video, commenti, raccolti poi in una storia che diventa un nuovo format.

Così è nato WeFeedTheFuture progetto realizzato da Pirelli per mostrare attraverso un sito dedicato un particolare e inedito punto di vista sull’Esposizione Universale 2015. «L'innovazione è la discontinuità tra presente e futuro. È nostra responsabilità divulgarla”, così ha commentato Gregory A. Kufera.

Voglia di raccontare
Tutto ciò che i due esploratori di Pirelli hanno raccolto è stato editato secondo quattro filoni: Innovazione, Sostenibilità, Emozioni e Arte e Cultura; per una navigazione che lascia l’utente libero di muoversi in un ambiente mai scontato, che stimola la curiosità e il desiderio di scoprire. Testi e immagini sono distribuiti geograficamente su un pianeta virtuale che ha al centro l’innovazione, così come da sempre avviene nella realtà quotidiana di Pirelli. 
«Aspirare a superare i limiti delle nostre idee attuali. Questa è innovazione», racconta Miloš, che con Gregory ha dedicato a ogni continente articoli e immagini, spesso realizzate con le tecniche più attuali come la “Light Field Camera” utilizzata per raccontare il Padiglione Zero, che ci portano alla scoperta delle curiosità e di alcuni dei tratti più originali di Expo 2015. Ma ciascuno dei video, o delle gallery fotografiche, mostra scelte stilistiche di volta in volta differenti in quanto orientate a mettere in risalto la peculiarità dei diversi padiglioni: Point of view, timelapse, video 360° interattivi, photo merge, riprese ad infrarossi e altro ancora. Comune denominatore: curiosità e voglia di sperimentare.

L'inizio di un viaggio
Si parte con Padiglione Zero e la riflessione sull’Africa, dove, sottolineano i due studenti: «Molte personalità intraprendenti hanno raccolto la sfida per combattere la malnutrizione, creando nuove soluzioni per riportare il continente alla sua antica prosperità». Si prosegue con l’Europa: il Padiglione della Gran Bretagna dedica attenzione all’importanza delle api nell’ecosistema. «L’innovazione è il cuore delle soluzioni che Expo Milano 2015 cerca di ispirare. Ogni Paese è consapevole dell’importanza di nutrire la ricerca scientifica, con l’obiettivo di guidare l’industria del cibo verso una produzione più sostenibile ed efficiente. Il padiglione del Regno Unito si focalizza sul tema presentando un frammento, piccolo ma decisamente importante, della propria ricerca scientifica, utilizzando un linguaggio accessibile e capace di comunicare anche ai visitatori più giovani», commentano i ragazzi.
A caratterizzare l’innovazione per l’Asia è soprattutto il Padiglione della Cina, con le sue soluzioni innovative per lo sviluppo dell’agricoltura: «Tradizione e costante evoluzione dei processi produttivi alimentari sono quindi il cuore dello spazio espositivo cinese. L’esperienza cinese è un contributo prezioso alla discussione sul tema di Expo Milano 2015». 
Per l’America è il padiglione degli Stati Uniti a proporre: «Uno dei più grandi giardini verticali presenti a Expo Milano 2015, la fattoria verticale, con lo scopo di incoraggiare l’uso della coltivazione a parete nelle grandi città dell’America del Nord e nel mondo».

Come si può fare
Nel viaggio di Miloš e Gregory, c'è grande pragmatismo. La Sostenibilità non è una variabile indipendente. E nuovamente l’Africa, torna protagonista, con un’attenzione particolare al World Access to Modern Energy o WAME, un’associazione il cui obiettivo è contribuire a eliminare le disuguaglianze nella fruizione di “energia moderna” affinché tutti  abbiano effettivo accesso all’elettricità. Per l’Europa il padiglione dell’Austria, a giudizio dei due giovani, incarna perfettamente il tema della sostenibilità concentrandosi sull’aria, fonte primaria del nutrimento umano: «La foresta del padiglione fornisce l’ossigeno necessario per sostenere 1.800 persone ogni ora. La struttura nel suo complesso è un prototipo di tecnologia sostenibile».
Concentrarsi sui semi dell’industria futura per preservare il pianeta è l’idea chiave alla base della politica industriale della Malesia. E proprio il seme, simbolo di crescita, è l’elemento da cui trae ispirazione il padiglione, il cui percorso si snoda attraverso i quattro semi della foresta pluviale. La struttura esterna è costruita con il “Glulam” o legno lamellare, un innovativo legno strutturale ricavato da materiale locale sostenibile. Una volta che Expo Milano 2015 sarà finito, lo spazio espositivo verrà smantellato e ricostruito in Malesia.
A esprimere soluzioni per un’alimentazione sostenibile per il continente americano è il padiglione del Brasile. «La struttura del padiglione, oltre a essere interessante dal punto di vista visivo, include una serie di tecniche architettoniche innovative che riflettono le iniziative sostenibili che il Brasile mette in mostra all’interno del padiglione stesso», concludono i due ragazzi. 

Un altro modo di agire
Rispetto e valorizzazione delle diversità caratterizzano la sfera delle Emozioni. Così l’attenzione di Miloš e Gregory si sofferma su Slow food, l’associazione internazionale no profit impegnata a preservare la diversità culinaria del mondo nel rispetto dell’ambiente, degli ecosistemi e delle tradizioni locali.
«Solo impegnandosi a trovare nelle differenze il punto di forza si potranno trovare delle soluzioni concrete e innovative ai problemi principali che il nostro pianeta sta affrontando e affronterà un domani. Solo apprezzando l’arte umana e la natura saremo in grado di nutrire il futuro». raccontano.

L'ARCHITETTURA DELLE IDEE
 L’Esposizione Universale è anche arte e cultura: “il padiglione degli Emirati Arabi Uniti è una struttura imponente e sorprendente, il cui ingresso è incorniciato da sinuose mura di sabbia alte 12 metri. Le dune verticali delle pareti invitano i visitatori a esplorare il Paese”.
Anche in Europa un piccolo paese, come il Montenegro, nasconde una grande cultura: «Il padiglione è un’armoniosa combinazione di corde e specchi che riflettono l’affascinante campagna montenegrina», commentano affascinati i ragazzi.
Design e diversità in termini estetici caratterizzano l’Estremo Oriente. In particolare, tre padiglioni asiatici hanno scelto delle strutture in legno, ciascuna unica nel suo genere, per rappresentare la propria cultura: Vietnam, Thailandia, Giappone.
La nuova arte digitale è rappresentata, invece, dalla Repubblica di Corea. Per trasmettere in modo efficace il tema “Sei ciò che mangi”, il Paese ha deciso di utilizzare diverse tecniche multimediali che coinvolgono il visitatore in modo empatico ed emozionale, anche grazie all’estetica minimalista. La tecnologia maggiormente utilizzata è il video, con oltre cento immagini proiettate in tutto lo spazio espositivo. La video-performance “sinfonia del cibo” è un brillante esempio di video mapping.
Anche Pirelli è da sempre un’impresa che anche di cultura si alimenta. A custodire più di un secolo della cultura di impresa del gruppo è la Fondazione Pirelli. Oggi, inoltre, l’impegno dell’azienda è visibile anche negli straordinari successi delle mostre dell’HangarBicocca, lo spazio di arte contemporanea gestito e sostenuto da Pirelli.

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