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Sostenibilità: a che punto siamo?

Per molto tempo nessuno è stato disposto a modificare le proprie abitudini di fronte ad un'imminente emergenza climatica. Tuttavia, durante lo scorso anno, la sostenibilità è diventato un argomento molto popolare, oltre che diffuso e alla moda, in una misura tale per cui il cambiamento potrebbe verificarsi all'improvviso

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Sostenibilità: a che punto siamo?

La sostenibilità è una cosa buona, giusto? Promette un mondo in cui le risorse sono utilizzate adeguatamente e responsabilmente ed un futuro che non porti con sé l'incubo di catastrofici cambiamenti climatici. Ad ora, però, non abbiamo ancora apportato alla nostra vita i cambiamenti necessari che renderebbero la sostenibilità una realtà vera e propria. In teoria siamo tutti d'accordo, ma a quanto pare non riusciamo a mettere questa teoria in pratica.

La storia recente non è incoraggiante. La portata della minaccia dei cambiamenti climatici è nota da almeno 20 anni, ma nonostante ciò le emissioni globali di anidride carbonica e di altri gas a effetto serra continuano ad aumentare.

Il passato non sempre è la miglior guida per il futuro. La storia è ricca di esempi di cambiamenti rapidi e imprevisti, sia positivi che negativi, dalla rivoluzione della scoperta degli antibiotici allo scoppio della prima guerra mondiale. Si tratta di punti di svolta in cui numerosi fattori innescano insieme un'improvvisa alterazione del corso della storia.

Sull'orlo del precipizio

È possibile che ci troviamo prossimi ad un punto di svolta in termini di sostenibilità e cambiamenti climatici? Fino ad ora questa svolta è sempre apparsa appena possibile, ma oggi pare che tutto ciò possa accadere.

Per il punto di svolta non esiste una scienza precisa. A quanto pare è l'unione di dati di fonti autorevoli, azioni politiche e potenti influencer pubblici a creare un momento in cui la modalità accettata di agire e comportarsi subisce un repentino cambiamento. La ricerca dimostra che gli enormi sconvolgimenti causati dall'epidemia di Covid-19 possono anche fungere da potenti catalizzatori per una modifica dei comportamenti di lungo termine.

Alcune di queste condizioni sono già in essere. Un'innovazione molto diffusa è la riorganizzazione del trasporto pubblico durante la pandemia di Coronavirus. Da Milano a Bogotà, da Londra a New York, i progettisti hanno aumentato lo spazio destinato a ciclisti e pedoni per contribuire alla riduzione dei contatti stretti sui mezzi di trasporto come gli  autobus. In queste città sono nate nuove infrastrutture a sostegno della mobilità distanziata, che sono destinate a rimanere attive. L'aspettativa di un'alternativa di mobilità a zero emissioni è nata in maniera quasi furtiva.

Crescente consapevolezza 

Può trattarsi di una piccola modifica, ma è proprio la natura dei punti di svolta, in base alla quale i piccoli cambiamenti possono avere ampie conseguenze. Un effetto già visibile riguarda i cambiamenti dell'approccio a livello mondiale.

Il Pew Research Center monitora l'approccio ai cambiamenti climatici dal 2013 e le più recenti indagini mostrano notevoli aumenti della percentuale di persone che ritengono che i cambiamenti climatici rappresentino una grave minaccia. In Francia, ad esempio, l'83 percento delle persone si è espressa in questi termini nel 2019, rispetto a poco più del 50 percento nel 2013. In molti altri Paesi il livello di consapevolezza sta aumentando in maniera simile.

La forza di carattere di sicuro contribuisce ad alcuni di questi cambiamenti. Personaggi del calibro di Greta Thunberg e Sir David Attenborough sono probabilmente molto più influenti rispetto ai freddi dati quando si tratta di modificare le aspettative e i comportamenti delle persone, anche con l'aiuto dato dai social media.

Le voci principali 

Ora il cambiamento è visibile anche nel cuore dell'establishment. Diverse voci influenti dell'industria, dalle compagnie petrolifere ai produttori di automobili, hanno iniziato a sostenere la causa di un'ampia riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Forse è ancora più importante ciò che i Paesi fanno e dicono. I maggiori emettitori di CO2 sono gli Stati Uniti e la Cina, ed entrambi i Paesi stanno adottando ambiziose politiche per la riduzione delle emissioni. Gli Stati Uniti dichiarano di volere rientrare nell'accordo di Parigi sul clima, mentre nel 2020 la Cina ha sorprendentemente annunciato l'obiettivo di "carbon neutrality" da realizzare entro il 2060.

Queste sono le iniziative che contribuiscono a cambiare la mentalità delle persone. Il dubbio sorge però inevitabilmente: seguiranno azioni tangibili?

Abitudini che cambiano

C'è un importante motivo che ci porta a pensare così: il Covid-19. Abbiamo appena trascorso un anno in cui tutto è cambiato. Abbiamo imparato che anche le abitudini più radicate possono cambiare, e pure velocemente.

Sapevamo già che il perseguimento della sostenibilità e l'obiettivo di emissioni zero sarebbero stati molto costosi. Tuttavia, dopo questo anno di pandemia, l'economia mondiale deve essere comunque ricostruita. Quindi, perché non tentare di ricostruirla in maniera sostenibile?

Nei prossimi mesi, con l’attenuazione della pandemia, assisteremo presumibilmente ad una corsa per il ritorno alla normalità, e per un po' ci sembrerà che la normalità sia quella che già conosciamo. Torneremo a guidare veicoli e a volare, tentando di recuperare il tempo perduto. L'anno del Coronavirus sembrerà (si spera) un brutto incubo.

Tuttavia, andando più a fondo, le cose saranno diverse, perché, quasi per caso, potremmo avere superato il punto di svolta della sostenibilità. E nulla, compreso il mondo della mobilità, sarà più lo stesso.

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