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Sostenibilità Aziendale Pirelli: una priorità

Il Salone della Csr e dell’innovazione sociale ha tracciato le linee guida per la ripartenza, che non può prescindere da un piano sinergico green

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Sostenibilità Aziendale Pirelli: una priorità

Una partecipazione record, ma senza pubblico. L'edizione 2020 del Salone della Csr e dell'innovazione sociale è stata trasmessa in streaming dall'Università Bocconi il 29 e il 30 settembre scorsi con una partecipazione record di 206 organizzazioni. Erano i volti della sostenibilità, persone, aziende, istituzioni che credono nella sustainability come volano per generare valore.

Una necessità, quella di pensare un presente e un futuro sostenibili a livello ambientale e sociale, resa ancor più impellente dalla pandemia, che ci ha mostrato come la tutela dell'ambiente e del capitale umano sia fondamentale per garantirsi un domani più roseo.

La sostenibilità non è solo un bisogno ma anche un'opportunità, soprattutto nel momento in cui si deve organizzare la ripartenza.

Tra i volti della sostenibilità c'è anche Pirelli, protagonista con alcuni suoi esponenti in diversi panel, occasioni per fare il punto sulle azioni intraprese dall'azienda ma soprattutto per confrontarsi con gli stakeholder, al fine di affinare le strategie e individuare dei punti di intervento comune.

Una priorità emersa durante i lavori è la necessità di fare sistema, di lavorare in squadra, perché non c'è sostenibilità se qualcuno rimane indietro. È esattamente quello che ha fatto la P lunga, come ha raccontato Eleonora Giada Pessina, Group Sustainability Officer di Pirelli, all'incontro “Csr natives vs Csr pioneers: stakeholder engagement tra evoluzione e rivoluzione”. Pirelli, nella sua policy sulla gestione della gomma naturale, ha fatto sedere allo stesso tavolo tutti gli stakeholder, dai fornitori di gomma naturale ai clienti produttori di auto, sino alle principali ONG Internazionali , perché “senza bilanciamento l’impegno di tutte le parti coinvolte non si può raggiungere una sostenibilità per tutti, soprattutto a supporto delle parti più deboli della catena del valore”.

La conferenza a cui ha partecipato Pessina metteva a confronto i pionieri della Csr, ovvero coloro che per primi hanno gestito la sostenibilità e l’hanno portata sino all’attuale integrazione nel business , con i nativi, pronti a raccogliere il testimone. Si è discusso di cos'ha funzionato in questi vent'anni di impegno aziendale nella sostenibilità, e di cosa invece va cambiato nell'approccio e nelle strategie future.

Il più importante risultato raggiunto, come è emerso dall'incontro, è stato quello di aver cambiato la sensibilità: all'inizio, chi si occupava di Csr e di sostenibilità nelle aziende era visto come un corpo estraneo, spesso anche poco tollerato. Ora sono figure centrali e trasversali, tanto che da tempo ormai multinazionali come Pirelli integrano il piano di sostenibilità nel piano industriale. Il cambio di paradigma, soprattutto a partire dal 2015 (anno della firma degli accordi di Parigi e della stesura degli Sdgs), insomma, c'è stato.

Tra gli aspetti che invece vanno ancora migliorati e implementati, uno di quelli sottolineati con forza dai Csr natives è quello della rendicontazione della sostenibilità: servono parametri più chiari e soprattutto quantitativi, è fondamentale che sia chiaro e misurabile l’impatto delle aziende verso tutti gli stakeholder. Anche per questo l'Unione Europea sta lavorando alla creazione di standard unici per comparare la sostenibilità delle imprese.

Pirelli è stata coinvolta anche nell'incontro “Comunità responsabili e smart city: come cambia la mobilità urbana”, a cui ha partecipato Stefano Porro, Future Mobility Manager del Gruppo, e in cui si è parlato delle nuove tendenze di mobilità e di come queste siano state accelerate dalla recente crisi sanitaria, nonchè dell’importanza delle aziende nel gestire questa delicata transizione verso una mobilità più sostenibile.

Al panel “Come finanziare gli Sgds”, invece, Vincenzo De Cesaris, Group Head of Finance and Risk Management di Pirelli, si è confrontato con esponenti di una banca, di un fondo e di altre aziende sull'importanza di investire negli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'agenda 2030 dell'Onu, inseriti da Pirelli nel proprio piano industriale, individuando diversi target per il 2022, il 2025 e il 2030.

Anche De Cesaris ha evidenziato come una delle chiavi sia coinvolgere vari attori (aziende, governi, investitori), soprattutto adesso che l'economia deve ripartire, e creare nuovi stimoli e nuovi trend, da indirizzare verso gli obiettivi di sostenibilità per iniziare un percorso virtuoso: «Guardando al futuro e considerando i trend chiaramente in atto – ha detto il Group Head of Finance della P lunga - è ragionevole pensare che nel post-Covid ci sia un ulteriore sviluppo di prodotti legati alle auto elettriche». Per questo Pirelli sta finanziando investimenti «indicizzati a parametri che riducano la resistenza al rotolamento dei pneumatici, così da contribuire alla diminuzione di emissioni di CO2 dei veicoli grazie al minor impatto sull’uso di carburante», e questo non solo per diminuire l'inquinamento, ma anche per agevolare le auto elettriche che necessitano di maggior facilità di rotolamento.

Le tendenze e gli obiettivi della sostenibilità sono tracciati, ora sta alle aziende e a tutti gli altri stakeholder perseguirli.

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