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Climate Change:
perché Parigi 2015 è importante

Alla fine dell'anno i rappresentanti di quasi 200 paesi si incontreranno nella capitale francese per quella che potrebbe essere l’ultima possibilità per salvare il nostro pianeta così come lo conosciamo

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Il cambiamento climatico è probabilmente la sfida più importante del 21° secolo. I ghiacciai che si ritirano, l’innalzamento del livello dei mari che già minacciano la sopravvivenza di nazioni basse del Pacifico, l’aumento dell’incidenza della siccità e di altri fenomeni climatici violenti, vi sono sempre più evidenze scientifiche del suo impatto dannoso sul pianeta.

È per questo che la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico di questo dicembre a Parigi, culmine di tre decenni di complessi negoziati sul clima, è così importante. Pirelli è una delle grandi aziende internazionali che supportano il summit per concordare passi concreti per limitare il cambiamento climatico. È in gioco la sopravvivenza del pianeta.


Pirelli ha sostenuto il processo di negoziazione dell’ONU, aderendo a “Road to Paris”, un’iniziativa internazionale destinata a promuovere la cooperazione tra il settore pubblico e privato in vista del summit. Nell’ambito di “Road to Paris”, Pirelli ha dato priorità a tre iniziative, in linea con la sua strategia di business, ossia: sostenere l’impegno responsabile delle aziende nelle politiche sul clima; sostenere l’inserimento delle informazioni sul cambiamento climatico nella rendicontazione delle aziende per il pubblico mainstream; e fare pressioni per l’adozione di un prezzo sul carbonio.

Il punto di svolta
La scienza è chiara: abbiamo raggiunto il punto critico di svolta. Se non interveniamo per ridurre le emissioni di carbonio rischiamo un cambiamento climatico catastrofico, irreversibile, incontrollato. L’anidride carbonica, che favorisce il riscaldamento globale, è al livello massimo raggiunto in 800.000 anni. L’anno scorso, il 2014, è stato il più caldo che si sia registrato mentre 14 dei 15 anni più caldi si sono avuti in questo secolo.

Come il presidente statunitense Barack Obama ha detto di recente: “Non c’è sfida che rappresenti una minaccia per il nostro futuro e per le generazioni future come il cambiamento climatico. Siamo la prima generazione che avverte l’impatto del cambiamento climatico e l’ultima in grado di fare qualcosa a riguardo. Non possiamo tardare ancora”.

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Una rivoluzione politica 
Lo scenario politico è notevolmente cambiato. Nel novembre scorso, gli USA e la Cina, le due principali fonti di gas effetto serra, hanno assunto l’impegno comune di ridurre le emissioni. Nel maggio di quest’anno, Cina e India hanno anche diffuso un comunicato congiunto sul cambiamento climatico.

Allo stesso tempo, c’è il riconoscimento diffuso che gli approcci precedenti siano stati troppo “top-down” e che ci debba essere una reazione più forte “bottom-up” che coinvolga tutte le parti interessate, comprese le aziende. 


Il ruolo chiave dell’imprenditoria 
Pirelli sta facendo la sua parte, fermamente convinta che la comunità aziendale abbia un ruolo e la responsabilità di agire per un futuro migliore. È stata riconosciuta come leader nell’individuare e gestire i rischi per la propria attività determinati dal cambiamento climatico: infatti, nel 2014, è risultata prima nella classifica del Carbon Disclosure Project per l’Italia, ottenendo anche la valutazione più alta tra i principali produttori mondiali di pneumatici. 


Gli impegni dell’azienda comprendono la riduzione delle emissioni di carbonio dell’infrastruttura produttiva del 15 percento entro il 2020 rispetto ai livelli del 2009; la riduzione della resistenza al rotolamento degli pneumatici per automobili del 40 percento entro il 2020 rispetto ai livelli del 2007; e la richiesta ai suoi fornitori di aderire al programmaCDP supply chain.                                                                                                                                                                                                                                 Obiettivi applicabili                                                                                                             Alla Conferenza sul cambiamento climatico di Copenaghen nel 2009, i leader mondiali hanno convenuto di lavorare per limitare il riscaldamento globale a 2 gradi Celsius al di sopra dei livelli pre-industriali, temperatura ritenuta il limite massimo per un cambiamento climatico gestibile. L’attuale traiettoria delle emissioni ci sta portando a un aumento di 4 - 5 gradi Celsius. 


A differenza di Copenaghen, le trattative di Parigi devono definire chiaramente come si conterrà il riscaldamento globale. La volontà è stabilire per la prima volta obiettivi di riduzione delle emissioni individuali e legalmente vincolanti per ogni paese. Si spera anche che la riunione imponga un prezzo sul carbonio e incentivi l’investimento in pratiche favorevoli al clima e in tecnologie rinnovabili.


Se Copenaghen è considerata da molti non risolutiva, le sue lacune hanno portato a maggiori sforzi da parte di governi, società civile, settore privato e oltre, nutrendo la speranza che le trattative di Parigi possano permettere di compiere dei veri progressi.

Pirelli ha anche sottoscritto il Trillion Tonne Communiqué, l’ultimo di una serie di dichiarazioni delle aziende internazionali per affrontare il cambiamento climatico sviluppate dal Prince of Wales’ Corporate Leaders Group. Il comunicato invita i governi a stabilire una tempistica per raggiungere le emissioni zero e a mettere a punto una strategia credibile per trasformare il sistema energetico, che incorpori un consistente prezzo del carbonio.


Inoltre Pirelli supporta i Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, condivisi dai leader mondiali all’Assemblea Generale dell’ONU, nel settembre 2015. In particolare, l’obiettivo numero 13 dell’Agenda impone, tra gli altri, la necessità di “intraprendere azioni urgenti per ostacolare il cambiamento climatico e relativi impatti”, “integrare gli interventi sul cambiamento climatico nelle politiche, nelle strategie e pianificazioni nazionali”, e infine di “sostenere l’educazione, aumentare la consapevolezza e le competenze umane e istituzionali relative alla mitigazione  del cambiamento climatico, all’adattamento, alla riduzione degli impatti e alle misure preventive”. 

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