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L'arte di lasciarsi andare

Vicente Todolí, direttore artistico di Pirelli HangarBicocca, presenta la spettacolare e interattiva mostra di Carsten Höller che verrà inaugurata il 7 aprile. E traccia un bilancio di tre anni di attività culturale

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L'arte di lasciarsi andare

Si può volare, farsi circondare da funghi giganti, varcare tunnel. Può sembrare un viaggio al centro della terra, ma è in realtà è un percorso tanto ludico quanto intimo. L'emozione dell'interazione è lo scopo dell'opera di Carsten Höller. L'artista belga sta per arrivare negli spazi espositivi diPirelli HangarBicocca. La mostra inizierà il 7 aprile e ci sarà tempo di esplorarla fino al 31 luglio. Si dipana su percorsi paralleli lasciando libera iniziativa al visitatore che si trova a misurarsi con i propri sentimenti. Ci si può limitare a osservare, ma il vero gusto è sperimentare sensazioni, giocare con le coordinate spazio temporali e addirittura sognare su uno dei letti che fluttuano nel silenzio dell'abbandono. La mostra è ideata dal direttore artistico di Pirelli HangarBicocca, Vicente Todolí, l'uomo che dal maggio 2012 ha innestato ulteriore linfa creativa lo spazio che prende sempre più quota nell'immaginario collettivo di Milano, ma soprattutto nel panorama artistico oltre confine.

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Nelle mostre di Höller il luogo è determinate. Come ha reagito Pirelli HangarBicocca all'impatto? 
«Il nostro spazio è diviso in due realtà: lo Shed, che è influenzato dall'architettura, e le Navate nelle quali l'architettura è determinante. Ospitare mostre che dialoghino con la nostra realtà museale è al centro del nostro percorso. Quindi Carsten Höller e il suo lavoro sono ospiti perfetti. Anzi, probabilmente queste opere inserite in uno spazio così ampio possono dare al visitatore l'autentica emozione per cui sono state pensate raggiungendo a pieno lo scopo dell'arte».


È difficile spiegare queste opere interattive. Lei cosa direbbe?
«Semplicemente che ciò che si vede è solo la metà dell'opera. Fatta da immaginazione e emozione. L'emozione è nell'interazione. Spesso ci si chiede quale sia lo scopo dell'arte, in questo caso è instillare il dubbio. Höller ha una formazione scientifica e dubitare è alla base della ricerca».


Cosa può accadere a chi sceglie di testare queste installazioni?
«Una cosa bellissima: provare squilibrio e insicurezza. Nessuna paura ma solo la gioia di sperimentare».


Lei guida Pirelli HangarBicocca dal maggio 2012. Che percorso ha fatto fino ad oggi?
«Goccia dopo goccia la macchia si è allargata. Quando cade la prima goccia non pensi mai che la cosa si vedrà. Poi invece gli effetti si notano. Abbiamo creato valore e presenza. Il nostro programma fino al 2018 non è una linea progressiva, ma un cerchio perché ogni mostra è connessa in un dialogo con la precedente e la successiva».


Il rapporto con la città di Milano è cambiato?

«Eravamo la periferia, ora facciamo parte del centro. Collaboriamo con la Triennale, con Miart, abbiamo un calendario musicale, i nostri rapporti internazionali crescono. Le Fondazioni culturali, Nicola Trussardi, Prada e noi, hanno cambiato il percepito di Milano come centro di azione culturale in sinergia con moda e design. Noi abbiamo sviluppato un dialogo con il pubblico che sta diventando un cliente abituale e fedele. Non c'è bisogno di essere degli esperti d'arte per venire a trovarci, perché Pirelli HangarBicocca è prima di tutto un servizio pubblico che ricerca un equilibrio di fruibilità dello spazio per tutti».

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