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È ora di ripensare il consumo idrico in chiave digitale

Le nuove tecnologie digitali come contatori intelligenti, sistemi di irrigazione basati sui dati, rilevatori di perdite e utilizzo dell’intelligenza artificiale per effettuare previsioni potrebbero ridurre drasticamente il consumo di acqua nel mondo e le emissioni di carbonio associate. Allora perché non le usiamo?

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È ora di ripensare il consumo idrico in chiave digitale

Gli effetti visibili dell’eccessivo consumo idrico del mondo sono ben noti: si pensi a fenomeni come la salinizzazione e l’inquinamento di laghi e fiumi, oltre alle scarsità emergenti dovute alla diminuzione delle falde acquifere. Secondo le Nazioni Unite, il consumo idrico globale è aumentato di almeno sei volte nell’ultimo secolo e continua a crescere su base annua. Ma c’è un altro costo legato all’acqua che non è largamente riconosciuto e che viene conteggiato nelle emissioni di carbonio.

Ogni singola goccia d’acqua incorpora al suo interno un costo energetico. Un utilizzo idrico crescente consuma energia, e un utilizzo energetico crescente alimenta a sua volta il riscaldamento globale. L’estrazione dell’acqua da fonti sotterranee e i relativi processi di purificazione, desalinizzazione, distribuzione per usi agricoli, domestici o industriali, trattamento e depurazione, consumano tutti energia, perlopiù proveniente da combustibili fossili, dai ben noti effetti indesiderati.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il comparto industriale è responsabile di circa il 4% del consumo globale di elettricità. In base alle tendenze attuali, tale percentuale è destinata a raddoppiare entro il 2040.

Eppure le tecnologie digitali esistenti che potrebbero ridurre quasi da un giorno all’altro l’eccessivo consumo idrico e il costo energetico associato non vengono utilizzate dalle organizzazioni che contano. Secondo il Drought Information System degli Stati Uniti, questo avviene per una serie di ragioni, come l’abitudine e la mancanza di consapevolezza, nonché la percezione che la tecnologia sia “minacciosa”. È giunto il momento di cambiare le cose.

Affidarsi ai dati

Non c’è niente di misterioso o futuristico nella tecnologia digitale che potrebbe porre rimedio alla tendenza dell’eccessivo consumo idrico. Tutto quello che serve esiste già ed è a nostra disposizione, pronto a essere implementato e relativamente economico. E una gran parte si basa sull’uso intelligente dei dati.

Le Nazioni Unite stimano, ad esempio, che ogni giorno nel mondo oltre 45 milioni di metri cubi d’acqua vadano persi a causa di infrastrutture non efficienti  nelle città, negli uffici, nelle fabbriche e nelle aziende agricole. La maggior parte di queste perdite si verifica a livello sotterraneo o in zone remote e non vengono mai riparate perché non vengono individuate.

Tuttavia, esiste una nuova generazione di sensori a distanza in grado di rilevare lievi vibrazioni causate da perdite e che utilizzano frequenze di comunicazione “a banda stretta” a bassa potenza per acquisire questi dati. Alcuni Paesi come il Regno Unito stanno iniziando a impiegare i sensori IoT; ma molti non seguono questo esempio, nonostante siano facili ed economici da installare.

Inoltre c’è il problema dell’irrigazione per uso agricolo, un tipo di utilizzo idrico notoriamente dispendioso. Un articolo del World Economic Forum descrive come si verifichino ingenti sprechi a causa del fatto che i flussi idrici non siano proporzionati alle condizioni climatiche del terreno. I contatori d’acqua intelligenti collegati ai dati satellitari possono regolare l’irrigazione in modo che soddisfi esattamente le esigenze, distribuendo l’acqua in modo efficiente.

Migliorare la gestione delle risorse idriche

L’intelligenza artificiale può anche essere programmata per gestire le risorse idriche. Negli Stati Uniti, diverse agenzie governative hanno creato un sistema chiamato “interventi relativi alle riserve idriche basati sulle previsioni”, dove l’intelligenza artificiale stima la domanda di acqua in una regione per prevenire carenze evitabili e l’utilizzo di fonti alternative ad alta intensità energetica.

In fin dei conti, l’acqua si collega a tutto ed è  fondamentale per gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Il Report sui rischi globali 2020 pubblicato dal World Economic Forum ha inserito le crisi idriche tra i primi cinque rischi in base alla gravità delle ripercussioni nel corso dei prossimi 10 anni.

Ciò significa che una migliore gestione dell’acqua grazie a consumi inferiori e meno sprechi è qualcosa che dovrebbe figurare tra le massime priorità sia dei responsabili politici sia delle imprese. Si tratta di un aspetto che figurerebbe immediatamente tra i crediti nel modello di misurazione di prestazioni della governance ambientale, sociale e societaria di qualsiasi organizzazione.

A seguito della pandemia di Covid, si è assistito a un nuovo impulso verso modi migliori di fare le cose, sia nella dimensione professionale sia in quella privata. Far incontrare le nuove tecnologie e l’annosa sfida dell’approvvigionamento idrico potrebbe essere un buon punto di partenza.

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