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A Milano
il design è in movimento

Il Salone del Mobile è la celebrazione della creatività applicata alla realtà, una lunga storia di innovazione che ha nello stile Pirelli uno dei suoi protagonisti

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Milano operosa, austera e concreta, centro di comando dell’industria e della finanza. Certamente, ma Milano è anche la città della moda e della creatività, dei mille talenti e dei grandi eventi. E come ogni primavera, con il Salone del mobile Milano racconta al mondo perché è considerata la capitale del design. Come recita il Manifesto di questa cinquantasettesima edizione, il Salone non è solo una fiera ma è un sistema di connessioni e innovazione. E in questo ecosistema fatto di eccellenze, a testimonianza della strettissima relazione fra la storia dell’industria e quella della creatività, si inserisce naturalmente la storia di Pirelli. 

A Milano il design è in movimento

Da quando l’ingegnere Giovanni Battista Pirelli fondò a Milano nel 1872 la “Pirelli&C.” con l’obiettivo di produrre «articoli tecnici» di caucciù, Milano si è trasformata anche attraverso l’evoluzione dell’azienda. Dalla rivoluzione industriale alle più recenti trasformazioni urbanistiche, Pirelli ha accompagnato e trainato lo sviluppo della città, legata a doppio filo col progresso tecnologico del capoluogo lombardo e con i cambiamenti intervenuti nel suo tessuto culturale ed economico.

Il movimento, la luce, lo spazio, la comunicazione, l’immagine e il suono sono gli elementi che accomunano le eccellenze della Design week, i pilastri del genio applicato alla realtà. Elementi che negli anni Pirelli ha saputo sviluppare con spirito d’avanguardia grazie alla sua “cultura politecnica”: un sofisticato tessuto di relazioni, creatività e responsabilità sociale. Ad esempio, è stata proprio la forza della comunicazione a permettere l’affermazione del marchio della P lunga, attraverso campagne pubblicitarie ideate da artisti e designer ed entrate nella quotidianità del costume e negli archivi della storia dell’arte, dal dipinto di Giovanni Sottocornola (ad oggi presso Collezione d’Arte di Dexia Crediop a Roma), L’uscita delle operaie dallo stabilimento Pirelli (1891-97) alle campagne pubblicitarie dell’architetto Alessandro Mendini. 

E poi, quando si parla di Salone, la comunicazione passa anche attraverso gli stand espositivi. Basta spulciare nell’Archivio storico dell’azienda per ritrovare una straordinaria foto del 1924 che ritrae lo stand Pirelli alla Fiera Campionaria di Milano, l’antesignano del Salone. È una delle immagini più antiche, una testimonianza unica di come fosse concepito il design espositivo di quasi un secolo fa. I pneumatici Pirelli Cord utilizzati da Tazio Nuvolari, rotoloni di filo elastico, matasse di cavi, tessuti gommati e due veri alberi della gomma: oggetti di ogni tipo tutti uno accanto all’altro, a testimonianza di una capacità e una diversificazione produttiva già da grande multinazionale. Poca forma e molta sostanza. Perché, in fondo, dietro all’immagine di padiglioni che oggi sembrano teatri, di allestimenti curati nel dettaglio, c’è il lavoro delle fabbriche, di una straordinaria rete produttiva costituita da piccole, piccolissime imprese artigiane accanto a imprese di grandi dimensioni come appunto Pirelli. Un mondo di gomma che anche attraverso il Salone ha modellato la storia di Milano e del Paese, creando un suo stile inconfondibile, lo stile Pirelli.

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