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L'intelligenza del futuro

Come l'iperconnessione degli oggetti, i big data e l'Internet delle cose svilupperanno nuove forme di intelligenza utili a migliorare le nostre vite

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L'intelligenza del futuro

I Pokemon Go non sono stati solo il fenomeno dell’estate scorsa; l’aspetto più importante del gioco sviluppato da Niantic è probabilmente un altro: darci un assaggio di come sarà il mondo del futuro, in cui la realtà aumentata non sarà più una tecnologia che sfrutteremo per divertirci, ma la normalità delle nostre esistenze. “Quello dei Pokemon Go è solo uno dei primi esempi”, conferma Alberto Sangiovanni-Vincentelli, professore all’università di Berkley. “L’interazione con la realtà aumentata, tra l’altro, non avverrà più attraverso la tastiera di un computer o di uno smartphone, perché saremo direttamente immersi nella rete”.

I Pokemon, per restare a questo esempio, non appariranno più sullo schermo dello smartphone, ma direttamente nell’ambiente che osserviamo, grazie a dispositivi sempre più integrati con il nostro corpo. Se i Google Glass non hanno ottenuto il successo che ci si aspettava, insomma, non è perché l’idea fosse sbagliata, ma probabilmente solo perché i tempi non erano ancora maturi. A livello sperimentale, tra l’altro, l’integrazione tra corpo e tecnologia guarda già molto più avanti: “I primi esperimenti per inserire chip nel cervello a scopi salutari e informatici risalgono a circa 10 anni”, conferma Sangiovanni-Vincentelli.

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Una delle iniziative più promettenti, sponsorizzata direttamente dal governo degli Stati Uniti, è la Brain Initiative, che ha lo scopo di scoprire come funziona il cervello e in che modo immagazzina e recupera le informazioni. Per ora, tutte le applicazioni sono di tipo medico, ma per il futuro si potranno forse usare questi impianti cerebrali anche per permetterci di imparare la matematica più rapidamente o per inserire nozioni direttamente nel cervello, senza bisogno di studiare.

“Nel futuro, il mondo cibernetico sarà sempre più collegato con il mondo biologico”, spiega Sangiovanni-Vincentelli. “Questo non varrà solo per il nostro corpo, ma per qualunque aspetto della realtà”. La previsione è di quelle difficili da sbagliare: le città ingloberanno in loro il mondo cibernetico diventando smart cities, le auto diventeranno self-driving cars e l’industria diventerà la “industria 4.0”, in cui sarà sempre più importante l’automazione e la comunicazione tra le macchine.

“Useremo stampanti 3D per dare forma alle diverse parti di una macchina, dei robot dotati di sensori di visione per assemblarle in modo corretto, il machine learning per far sì che, grazie ai big data, queste macchine imparino sempre meglio quello che devono fare, anche comunicando tra di loro”, spiega il professore. L’obiettivo che accomuna tutte queste innovazioni, oltre all’elevatissimo tasso tecnologico e al ruolo decisivo di internet, è la ricerca di un’efficienza sempre maggiore; che consenta alle auto di non avere più incidenti, alle industrie di aumentare la competitività nel mercato globale e alle città di essere più efficienti e di minimizzare gli sprechi.

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Da questo punto di vista, uno degli esempi più concreti riguarda la possibilità di ridurre al minimo le perdite d’acqua nelle tubature degli acquedotti: “Uno studio mostrava come in alcune parti del Canada andasse perso fino al 40% dell’acqua; è facile immaginare che la situazione in Italia non sia migliore”, spiega Vincentelli. “A breve, però, sarà possibile dotarsi di robot capaci di navigare all’interno delle tubature assieme all’acqua e scoprire dove sono i buchi, riducendo al minimo le perdite”.

Nelle città, invece, le auto dotate di sensori che comunicano costantemente la loro posizione renderanno possibile monitorare il traffico in tempo reale e intervenire tempestivamente per evitare ingorghi. Non solo: quando le auto comunicheranno tra loro, potrebbero non essere più necessari i semafori, visto che saranno le auto stesse a capire quando possono attraversare la strada, comportandosi esattamente come fanno i pedoni. Queste innovazioni potrebbero rendere il traffico e le ore perse in coda all’interno delle nostre macchine solo un ricordo del passato.

Gli oggetti connessi alla rete nell’Internet delle Cose e i big data che consentono alle macchine di diventare sempre più intelligenti, quindi, diventeranno una costante delle nostre vite. Questi scenari, però, suscitano anche preoccupazioni in chi vede come inevitabile un futuro alla Blade Runner, in cui le macchine si ribellano ai loro creatori: “Sono solo storie di fantascienza”, afferma Vincentelli. “Anche solo una vera e propria intelligenza artificiale, al momento, è una realtà estremamente distante, che nemmeno sappiamo se mai si verificherà. Pensare alle macchine che si coalizzano contro l’uomo, quindi, è assurdo”.

Il che non significa che la nostra sicurezza non debba essere una delle prime preoccupazioni: vivere in un ambiente completamente connesso comporta complessità che vanno affrontate seriamente; il recente boom dell’industria della cybersicurezza e la grande attenzione al tema della privacy dimostrano quanto questi aspetti stiano diventando sempre più importanti: “Quando saranno immesse sul mercato le auto che si guidano da sole, sarà fondamentale che i software che le comandano siano privi di bug, e il governo degli Stati Uniti, per esempio, ha promesso di impegnarsi in questo senso”, prosegue Sangiovanni-Vincentelli. Le potenzialità della tecnologia e l’informatica sono enormi e promettono di farci vivere in un mondo migliore: è compito dell’uomo far sì che tutto questo diventi realtà.

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