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Helsinki maestra di MaaS,
Mobility as a Service

La popolazione urbana mondiale sta crescendo velocemente e gli urbanisti sperano di riuscire a sfruttare le nuove tecnologie nel tentativo di creare sistemi di trasporto sostenibili. A questo proposito, che cosa abbiamo da imparare dalla capitale finlandese?

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Helsinki maestra di MaaS,
Mobility as a Service

La Finlandia sarà pure un piccolo e modesto paese della periferia europea, ma quando si tratta di tecnologia all'avanguardia, non si può negare che sia avanti anni luce. In effetti sono finlandesi alcuni dei grandi nomi della tecnologia, dal produttore di telefoni Nokia al fenomeno dei videogiochi Angry Birds, anche se l'iniziativa attuale e più importante riguarda forse l'ambito della mobilità urbana.

La capitale finlandese, Helsinki, è diventata un terreno di prova globale per il Mobility-as-a-Service (MaaS). Spesso descritto come il “Netflix del trasporto urbano”, MaaS aggrega le tariffe del trasporto pubblico e dei taxi, i servizi di bike-sharing ed altri servizi di mobilità in un abbonamento mensile con biglietti, dati in tempo reale e programmazione degli spostamenti ottimizzata, ai quali si accede attraverso un unico data point. A Helsinki il one-stop-shop, o sportello unico, è un'app che si chiama Whim.

Helsinki maestra di MaaS, Mobility as a Service

“Mobility as a Service è l'equivalente del 21° secolo della Ford Model T,” spiega Sampo Hietanen, CEO di Maas Global, l'azienda che ha creato Whim e che ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo del concetto di MaaS. “Ho offerto alla gente la possibilità di andare ovunque desiderino, in qualsiasi momento.”

A livello globale le piattaforme MaaS dovrebbero dare una nuova forma al trasporto urbano: secondo Juniper Research, un'azienda di analisi del settore digitale, alla fine del 2018 esse avevano già sostituito 17,6 milioni di spostamenti privati in auto all'anno, e si prevede che questa cifra aumenti fino a 2,3 miliardi e oltre entro il 2023. Una trasformazione di tale portata ridurrebbe il traffico su strada, diminuendo sia le congestioni che le emissioni, e libererebbe spazio attualmente destinato ai parcheggi per le automobili.

Helsinki è in prima linea

Non è un caso che Helsinki sia in prima linea nello sviluppo del MaaS. Circondata dal Mar Baltico su tre lati, lo spazio per le strade e per i parcheggi è realmente limitato; di conseguenza la rete del trasporto pubblico è particolarmente sviluppata ed utilizzata.

Ma un fattore ancora più importante è probabilmente il sostegno del Ministero dei trasporti finlandese, che sta cercando di promuovere il contesto giusto per “un'efficiente organizzazione del trasporto a sovvenzione pubblica tramite l'utilizzo di digitalizzazione, trasporto combinato e diverse tipologie di flotte”.

I fornitori di servizi di trasporto pubblico, ad esempio, offrono l'accesso gratuito ai propri dati e dispongono di funzionalità di biglietteria elettronica. I fornitori di mobilità privata, dalle aziende di car-sharing al noleggio di scooter e taxi, possono agire in questo ambito e competere in condizioni di parità.

“Helsinki ha successo perché è in grado di offrire una scelta di mezzi di trasporto esaustiva: l'accesso al transito esclusivamente tramite la piattaforma MaaS è possibile e l'autorità che si occupa dei trasporti e il governo sono collaborativi,” spiega Nick Maynard, autore del report di Juniper.

Maynard elogia inoltre il ruolo di Maas Global e in particolare del CEO Hietanen, un ingegnere civile che si occupa di traffico ed economia. “L'azienda ha creato un contesto realmente forte per l'utilizzo del MaaS ed il ruolo del fondatore dell'azienda per la nascita del MaaS non deve essere sottovalutato,” spiega.

Mobility on a Whim

L'app dell'azienda, chiamata Whim, è stata lanciata nel dicembre del 2017, e non è una semplice piattaforma digitale che consente ai fornitori di servizi di mobilità di vendere la propria offerta ai clienti. Essa analizza anche il comportamento dei viaggiatori in modo tale che l'azienda possa acquistare serie di corse, in autobus, tram, taxi e car-sharing, e trasformarle in pacchetti di abbonamenti. 

I livelli del servizio sono quattro: Whim to Go (prepagato); Whim Urban (€ 59 al mese per un utilizzo illimitato dei trasporti pubblici e delle city-bike, oltre a sconti sulle tariffe dei taxi); Whim Weekend (€ 249 al mese, incluso il noleggio di auto nei weekend), e Whim Unlimited (€ 499 al mese per spostamenti illimitati).

“Siamo un po' all'antica, nel senso che acquistiamo le parti, le prepariamo e le marchiamo per soddisfare le esigenze dei nostri clienti; dopodiché applichiamo la tariffa sulla base del valore che creiamo per il cliente,” spiega Hietanen. “MaaS dispone di un enorme potenziale per offrire alle persone la libertà individuale che desiderano.”

Nuove modalità per muoversi

Ad ora i risultati sono strabilianti. Uno studio che analizza il primo anno dell'app svolto da Ramboll, un'azienda di consulenza tecnica e di design, indica che gli utenti di Whim (su una popolazione complessiva di 630.000 persone, 70.000 sono già registrate) hanno adottato velocemente la multimodalità ed utilizzano una tipologia di trasporto per ogni spostamento. Essi coniugano inoltre il trasporto pubblico e le biciclette o taxi per risolvere il cosiddetto problema del "first-mile-last-mile", ossia la sfida che riguarda il collegamento su larga scala dei sistemi di trasporto pubblico con la destinazione finale della persona.

Gli utenti di Whim effettuano il 73 percento dei propri spostamenti su mezzi pubblici rispetto al 48 percento di chi non li utilizza, mentre il 42 percento degli spostamenti su city-bike effettuati dagli utenti Whim avvengono insieme al trasporto pubblico. “[Gli utenti di Whim] sono maggiormente disposti a coniugare diverse opzioni di mobilità e a sperimentare diversi servizi di mobilità, quali ad esempio le city-bike,” spiega Jukka-Pekka Pitkänen, direttore della divisione Smart Mobility di Ramboll. “Essi utilizzano i taxi per i servizi di first mile e last mile con una frequenza di tre volte superiore rispetto alla media degli abitanti di Helsinki.

“Se questo comportamento dovesse diventare un trend comune anche in altre città, contribuirebbe a risolvere i problemi di congestione del traffico, a rendere le aree urbane meno pericolose per i pedoni e ad aiutare le città a realizzare i propri obiettivi di sostenibilità.”

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