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Pirelli e Coppi, una coppia di trionfi

Il grande ciclista ha corso per il team Bianchi-Pirelli, vincendo tra l’altro il titolo mondiale

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Pirelli e Coppi, una coppia di trionfi

Fausto Coppi e Gino Bartali. Il terribile Col du Galibier, Il Tour de France 1952. Il passaggio di borraccia immortalato tra due miti del nostro ciclismo: non si è mai saputo chi tra i due era stato generoso con l’acerrimo rivale. Ma non importa: in quella foto, entrata nella storia dello sport italiano, Coppi indossa la maglia Bianchi-Pirelli.

Settant’anni anni dopo, rivedere quello scatto proietta immediatamente nell’epoca più bella del ciclismo dove il Campionissimo di Castellania, un piccolo Comune in provincia di Alessandria, raccolse un palmarès unico. Diventando un idolo per milioni di italiani, un simbolo per un Paese che si stava faticosamente rialzando dalla guerra. Un corridore fuori dal tempo: formidabile passista come eccezionale scalatore e dotato pure di spunto veloce. In pratica era completo e adatto ad ogni tipo di gara su strada. Senza trascurare la pista.

Palmarès incredibile

L’omino con le ruote’ (come lo ha esaltato il cantautore Gino Paoli nella celebre canzone) ha trionfato dappertutto, senza distinzione. Per cinque volte ha vinto il Giro d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), due volte il Tour de France (1949 e 1952). Nella seconda occasione, realizzò l’accoppiata che fa la differenza tra un campionissimo e un campione: fu il primo a portarsi a casa la Corsa Rosa e la Grand Boucle. Nei 70 anni seguenti ci sono riusciti solo in sei.

L’Airone – altro soprannome di Coppi - fu straordinario anche nelle gare di un giorno: cinque Giri di Lombardia (1946, 1947, 1948, 1949 e 1954), tre Milano-Sanremo (1946, 1948 e 1949), e poi i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone nel 1950. Diventato campione del mondo dei professionisti nel 1953, primeggiò su pista conquistanto il titolo iridato nell'inseguimento nel 1947 e nel 1949 e fu anche  detentore del primato dell'ora (con 45,798 km percorsi) dal 1942 al 1956.

L’uomo solo al comando

Le date sono importanti: gran parte dell’epopea si è svolta quando Coppi - dal 1951 al 1955 indossava la maglia bianco-celeste della Bianchi. Quella resa immortale dalla radiocronaca di Mario Ferretti nella Cuneo-Pinerolo del 10 giugno 1949: il Campionissimo decise di attaccare sulla prima delle cinque salite, a 192 km dal traguardo. Riuscì a staccare tutti e restare in testa fino all’arrivo, su quel percorso, a quelle altitudini, per tutto quel tempo, da solo.

Coppi arrivò a Pinerolo circa nove ore dopo essere partito da Cuneo. Il secondo, Bartali, si vide 12 minuti dopo. Ferretti aprì il collegamento con un incipit ancora oggi famoso: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. Tra i giornalisti al seguito del Giro c’era anche lo scrittore Dino Buzzati. Nel suo resoconto del giorno successivo parlò di Ettore e Achille e di una “tappa divoratrice di uomini”, descrivendo così le vicende di Coppi e Bartali.

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Il trionfo del Mondiale

L’Airone – con i colori Bianchi-Pirelli – partì con due vittorie di tappa al Giro d’Italia e una al Tour de France. Poi, nel 1952 la fantastica accoppiata. Coppi rivinse il Giro d’Italia nel 1953, una stagione dove provò la gioia di indossare anche la maglia iridata.

Ormai 34enne decise di ritentare l’assalto al Mondiale, a quattro anni dall’ultima presenza. Si gareggiava in Svizzera, a Lugano, e Coppi prese la corsa alla sua maniera: attaccò sulla salita della Crespera già a 85 km dal traguardo e solo il giovane talento belga Germain Derycke riuscì a prendere la sua ruota. Opporrà una resistenza da applausi, ma a trenta km dall’arrivo, sul penultimo passaggio sulla Crespera, è costretto ad alzare bandiera bianca.

Per l’asso di Castellania è l’apice della carriera, per l’Italia il ritorno sul gradino più alto del podio dopo 21 anni. Dietro a Coppi in maglia iridata, i fotografi scorgono una donna fatale: Giulia Occhini, la Dama Bianca. La vittoria di Lugano è in parte l’inizio della parabola discendente, anche se l’Airone fu protagonista per altri due anni imponendosi al Giro di Lombardia e al Campionato Italiano.

Il ricordo di Gianni Brera

Coppi – dopo un paio di stagioni nella squadra Carpano – tornerà a correre per la Bianchi-Pirelli nel 1958 senza ottenere risultati. Correrà ancora per poco: nel dicembre 1959, in una trasferta nell’Alto Volta si ammala di malaria. Viene curato male e si spegne a Tortona, il 2 gennaio 1960, a soli 40 anni. L’Italia vive per giorni tra l’incredulità e il dolore: in 50mila si spingono a Castellania per il funerale.

La storia dell’Airone era già leggenda, diventa mito. Gianni Brera, in un memorabile ‘coccodrillo’, lo celebra così: “La morte lo aspettava al varco. Lo ha rapito per portarlo intatto nella vita eterna. Là non potrà perdere una sola briciola di gloria, ne subire l’affronto della vecchiaia. Fausto resterà saldo nella leggenda come su un piedistallo di bronzo. Fausto non correrà più. Del resto gli eroi vanno per tempo rapiti in cielo, non possono vivere tra noi al nostro mediocre livello. Requiescat in pace, povero amico. La sola certezza che tu finalmente riposi, può consolare in parte noi che restiamo”.

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