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Le nuove piste della Formula Uno

I circuiti più nuovi e moderni della Formula Uno dal punto di vista delle gomme. Curve da brivido e rettilinei da oltre 350 all’ora, da Sochi al Messico

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Le nuove piste della Formula Uno

Il Messico è solo l’ultima delle nuove piste che hanno fatto capolino nel calendario della Formula Uno negli ultimi anni. 6: questo il numero dei tracciati inediti inaugurati negli ultimi 5 anni. Ognuno con una storia affascinante all’origine, caratteristiche tecniche diverse, come diverse sono le difficoltà e le ragioni di essere di ciascuno.

La Formula Uno è un organismo vivente: per evolvere ha bisogno che anche il calendario sia “fluido”. Nuovi Paesi vogliono avere un proprio Gran Premio e, laddove non esistono strutture adeguate, bisogna costruire da zero nuovi circuiti.

Si pensi, ad esempio, a Baku, in Azerbaijan, che l’anno  prossimo ospiterà per la prima volta un Gran Premio. Il dubbio qui è stato se costruire un circuito da zero o dare vita, invece, ad un circuito cittadino. In termini di costi non cambia per forza tanto.
Costruire dal nulla un circuito costa circa 500 milioni di dollari; bisogna, poi, rispettare tutte le stringenti norme sulla sicurezza definite da FIA.
Un circuito cittadino non è necessariamente molto più economico, a causa di tutte le infrastrutture temporanee che devono essere installate, e le tasse che devono essere pagate alla città ospitante.

In realtà, tra queste due possibilità (creare da zero un nuovo circuito od optare per un tracciato cittadino), ve ne esiste una terza:  rimodellare un luogo già esistente. 
Questo è il caso del circuito messicano, entrato in calendario quest’anno, o del Red Bull Ring, entrato nel 2014.
Il tracciato del Messico era famoso, in passato, per la curva “Peraltada”: un lungo tornante a destra sopraelevato ed irregolare. Di questa, il pilota Johnny Herbert ha detto: "Alla fine del tornante avevi bisogno di nuovi denti”!
Nell’attuale veste del circuito, la Peraltada è stata tagliata a metà per questioni di sicurezza: è questo l’aspetto più importante da considerare all’ora di rimetter mano ad un circuito già esistente. Gli architetti dei circuiti (il più famoso dei quali è Hermann Tilke) in questi casi sono di fronte a un compromesso difficile: quello di mantenere il carattere tradizionale di un circuito e quello di rispettare i requisiti della Formula Uno moderna.
Compromesso assolutamente raggiunto nel caso del Red Bull Ring, già precedentemente Zeltweg, Österreichring e A1 Ring. Questo circuito ha, infatti, mantenuto lo stesso feeling del passato: è una pista veloce, in picchiata, simile quasi ad una pista di go-kart.                                                                                                             Non meno importante, nella progettazione di un nuovo circuito, è la fruibilità del pubblico: è essenziale, infatti, garantire una buona visuale, la possibilità di gustarsi i sorpassi. E’ il caso del Circuito delle Americhe, costruito nel 2012 alla periferia di Austin su terreni originariamente destinati ad un complesso residenziale. Grazie a dislivelli importanti, lì c'è sempre una buona vista su un tracciato che sintetizza i settori migliori di altri circuiti di tutto il mondo.

Un altro fattore importante è la vicinanza di strutture locali: un nuovo circuito cercherà sempre di sfruttare infrastrutture già esistenti. Si pensi, in questo caso, a Sochi, città che ha ospitato le Olimpiadi Invernali nel 2014. Il Parco Olimpico si è rivelato perfetto per ospitare un Gran premio (inaugurato sempre nel 2014); nelle vicinanze c’è poi un aeroporto internazionale, nonché molti hotel e costruzioni nate per ospitare gli atleti olimpici e poi votati all’accoglienza di tutto il Circus.
Non tutti i nuovi circuiti hanno avuto la sorte destinata a quello russo o a quello austriaco. Alcune piste sono, infatti, cadute nel dimenticatoio. Per un certo periodo si era parlato, ad esempio, di una pista da costruire nel New Jersey per il calendario 2013. Si sarebbe così realizzato il sogno di Bernie Ecclestone di creare un Gran Premio con lo sfondo dello skyline di New York. Doveva essere gemellato con il Gran Premio del Canada nel mese di giugno, per un doppio appuntamento nordamericano, e il piano era quello di avere una pista che si avvicinasse un po' a quella di Monaco, ma con velocità medie molto più alte. Una serie di ritardi, però, ha fatto sì che questo progetto non decollasse mai.

Il circuito indiano, creato appositamente per ospitare il Gran premio di Delhi, ha visto invece correre i bolidi di F1 solo per tre anni, dal 2011-2013. Il problema è stato sostanzialmente quello della promozione: la Formula Uno era pronta per l'India, ma l'India forse non era ancora pronta per la Formula Uno. Un vero peccato, perché la pista non era male: c'erano alcune sezioni simili a Spa (sono state spostate quattro milioni di tonnellate di terra per creare un paio di colline) e ai piloti piaceva. Magari un giorno ritornerà.

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