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Dove nascono le gomme di Formula 1®?

Viaggio nel Centro Ricerca e Sviluppo Pirelli, tra gli ingegneri e gli operai che danno vita ai pneumatici usati da tutti i team e tutte le auto. In tutti i Gran Premi

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Dove nascono le gomme di Formula 1®?

Li vedete montati sulle auto a ogni Gran Premio di Formula 1®. Li vedete accatastati nei box delle scuderie, uno sull’altro a formare colonne di gomma. Li vedete tra le mani dei meccanici che al pit stop li cambiano in meno di tre secondi. Nessuno pensa da dove vengano, quei pneumatici. Nessuno pensa a chi li ha immaginati, poi studiati, poi creati, poi testati. Chi ha permesso, insomma, che siano esattamente come sono. Ecco: chi li immagina, li studia, li crea, li testa sta qui. Pirelli. Italia. Milano. Quartiere Bicocca. Centro di Ricerca e Sviluppo. Qui si è dentro la Formula 1® più di quanto si possa immaginare. Lontani, così vicini. Con gli ingegneri e gli operai che lavorano per team e piloti che non vedranno mai di persona.

Dal giugno 2010, ogni singola gomma a disposizione di ciascun team è prodotta dall’azienda italiana. Ed è qui, in questo edificio, che viene concepita. Qui si lavora sul futuro e lo si fa, nonostante la distanza, in strettissimo contatto con ingegneri e piloti di quegli stessi team. Il rapporto con i top team, infatti, non si esaurisce mai. Ogni settimana può arrivare un nuovo input che necessita di una risposta in tempi brevi. Lo spiega Andrea Vergani, che lavora in Pirelli dal 1997. E oggi guida la divisione Tyre Testing: «Ottenuto il risultato richiesto da un team, dobbiamo condividerlo con tutti gli altri». Questo continuo scambio di informazioni agevola notevolmente il processo e il lavoro degli uomini di Pirelli.

Nel corso degli anni, quello che viene fatto nell’area R&D (Research and Development) ha assunto un ruolo sempre più decisivo per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. «Prima contava solo la valutazione del collaudatore, oggi invece si è passati a una misura di tipo sperimentale. Attraverso i nostri macchinari riusciamo a ricavare una serie di numeri che ci permettono di predire la performance finale dello pneumatico». È dunque sempre più difficile trovare discrepanza con il collaudo soggettivo: «Le nostre misure sono sempre più realistiche e affinate».

Non c’è un test meno importante di un altro. Prendete, per esempio, la macchina di deriva a nastro piano Flat Trac MTS. Il nome fa abbastanza paura, ma senza di lei non sarebbe possibile ottenere una caratterizzazione completa della performance. «Questa macchina è in grado di fare una simulazione di tutte le manovre, i carichi, i camber, le derive e le pressioni che un pneumatico può incontrare per strada», spiega Diego Sabato, Senior Testing Engineer. «Impostando parametri diversi contemporaneamente e continuamente si riesce ad avere un carpet delle migliori prestazioni del pneumatico».
Sabato è entrato in Pirelli nel 2013. «Dopo essermi laureato in ingegneria meccanica, ho fatto il ricercatore in università. Ho lavorato in diversi campi, dai treni alle navi. Quando sono arrivato qui mi sono presentato con un’ampia competenza nel campo delle misure. Probabilmente avranno pensato che il mio pensiero laterale potesse servire», confessa sorridendo. Vergani e Sabato fanno parte della squadra di 70 uomini che lavora nel reparto di sperimentazione di Pirelli. Tra di loro c’è chi riesce a staccare durante le gare: «Prima guardavo tutti i Gran Premi, ora li vivo più rilassato», e chi invece non se ne perde uno: «È una questione di passione. Alcuni l’hanno acquisita lavorando qui». Discorso diverso per i collaudatori in Formula Uno: «Loro hanno imparato prima ad andare sui kart che a camminare». A ingegneri e operai riesce meglio la parte dei nerd di settore: «Una macchina non ci emoziona quanto uno strumento nuovo. Siamo fatti così, abbiamo davanti una Ferrari e guardiamo le luci».

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La Pirelli fornisce ai team due tipi di pneumatici: una prima tipologia (slick) per gare su fondi asciutti e una seconda per quelli bagnati. Gli slick – completamente privi di intagli – comprendono quattro versioni: Hypersoft, Ultrasoft, Supersoft, Soft, Medium, SuperHard e Hard. Questa differenziazione nella singola mescola garantisce un adattamento a qualsiasi circuito. Esistono invece due tipi di gomme da bagnato: intermediate e wet, entrambe riconoscibili dalle scanalature sul battistrada, progettate per drenare l’acqua. La fornitura però cambia a seconda che si tratti di test o gare. «Le squadre hanno 110 set di gomme all’anno per l'utilizzo in tutti i test, prima e durante la stagione», chiarisce Mario Isola, Car Racing Manager di Pirelli. «In ogni sessione pre-stagionale hanno a disposizione 30 set di gomme: 14 set li abbiamo scelti noi, gli altri 16 li hanno decisi loro sulla base delle loro strategie». In gara è diverso: «Qui le mescole le scegliamo noi». Il layout della pista è determinante nella decisione della soluzione migliore: «Prendiamo in considerazione ogni dettaglio: l’usura della gomma dopo un giro di pista, la rugosità dell’asfalto, la velocità, lo spazio di frenata, il controllo della vettura, l'aderenza, le condizioni meteo che ci attendiamo in aggiunta a tutti i dati che abbiamo raccolto in questi anni». Un’idea sugli pneumatici che verranno utilizzati per i vari circuiti c’è già, insomma. In base allo sviluppo che avranno i veicoli nel corso della stagione, le scelte poi potranno essere eventualmente calibrate. 

Un lavoro complesso, in cui l’organizzazione è fondamentale. A Milano c’è il Centro Ricerca e Sviluppo. Poi ci sono le fabbriche: «Izmit in Turchia la cui produzione riguarda tutti gli pneumatici di F1 – spiega ancora Isola – quella di Slatina in Romania che produce quelli di GP2 e GT – ma che è anche in grado di produrre pneumatici di F1 qualora fosse necessario – e il polo industriale di Settimo Torinese per le mescole». Poi c’è il campo, ovvero i circuiti. «Abbiamo un ingegnere per ciascuna squadra: lui è l’interfaccia tra Pirelli e il team. Lavora nel loro garage e partecipa a tutti i briefing che vengono organizzati nel corso del weekend con tutti gli altri ingegneri Pirelli». Ogni Gran Premio viene seguito in loco da 55 uomini «a cui vanno aggiunti tutti quelli che lavorano a Milano al Motorsport, sia nei laboratori che in sperimentazione». Quest’anno le gare sono 19, le scuderie 10, le auto 20. C’è un po’ di ognuno di loro in ogni gomma di F1. E nelle 38.000 gomme che sono servite per sfidare i tracciati.

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