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Le gare più estreme

Le gare più temibili della storia: circuiti particolari, nel deserto e in città. Si può correre ovunque! E serve ad acquisire esperienza da trasmettere alle vetture cosiddette "normali"

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Le gare più estreme

La passione dell’uomo per i motori è un sentimento presente fin da quando il motore a scoppio, e di conseguenza i veicoli, sono passati dall’essere un oggetto di élite riservato a pochi a mezzo di locomozione via via aperto a fasce sempre più ampie della popolazione fino a competere con quello che all’epoca era lo sport più popolare: il ciclismo.

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I primi decenni del secolo scorso furono caratterizzati da un naturale susseguirsi di innovazioni tecniche legate in modo particolare ai mezzi di locomozione umani: si pensi ai primi velivoli, ai dirigibili, ai treni e, ovviamente, alle automobili. In Europa la prima corsa automobilistica fu la Parigi-Bordeaux-Parigi, che si disputò nel 1895. Negli Stati Uniti si era già corso oltre un decennio prima, in quella che divenne nota come The Great Race of 1878.

In questa fase, l’idea che l’uomo potesse in modo quasi indefinito superare ogni limite nella velocità di spostamento spinse dapprima alcuni audaci pionieri poi gruppi di appassionati sempre più numerosi a organizzare trasvolate e competizioni che mettevano alla prova uomini e mezzi. La sfida dell’uomo ai propri limiti si è unita nell’automobilismo alla passione per i motori e per la velocità, veri e propri simboli del mondo nuovo che si apriva all’inizio del XX secolo.

Alcune di queste gare assunsero un’aura di leggenda, anche per il fatto di disputarsi in condizioni veramente estreme: si pensi solamente alla Parigi-Pechino, un raid automobilistico che si corse nel 1907 lungo un itinerario di ben 16.000 chilometri alla quale parteciparono cinque automobili, che ebbe un seguito mediatico incredibile per l’epoca e che vide la vittoria dell’Itala con alla guida: Scipione Borghese, Ettore Guizzardi e Luigi Barzini (inviato speciale del Corriere della Sera). Questa corsa fu probabilmente quella che segnò l’affermarsi dell’auto come mezzo di spostamento anche su lunghi tragitti, al pari del treno e dei grandi transatlantici.

Fin dai primi decenni del secolo l’Italia si impose come una delle nazioni all’avanguardia in ambito automobilistico, grazie a case automobilistiche quali Fiat, Alfa Romeo, Bugatti, Maserati e Isotta Fraschini, mentre la grande avversaria dei costruttori italiani fu la Mercedes.
Il pilota più mitico della "fase pionieristica” dell’automobilismo fu certamente Tazio Nuvolari, soprannominato il “mantovano volante” e considerato da molti il più grande pilota di tutti i tempi. I suoi successi sui circuiti di tutta Europa grazie alla sua capacità di portare il mezzo con una tecnica di guida estrema ne fecero un simbolo degli anni ruggenti del motore prima della Seconda Guerra Mondiale.

Le competizioni automobilistiche sportive si dividono in due grandi categorie: da una parte ci sono le gare a velocità su circuito, dall’altra i rally, che si corrono a tappe su fondo sterrato oppure nei deserti. In particolare, i rally sono composti da tratti di trasferimento, che vengono corsi su strade aperti al pubblico e quindi nei quali non viene conteggiato il tempo impiegato, e da frazioni cronometrate, ciascuna delle quali prende il nome di “prova speciale”. Le vetture si dividono invece in tre categorie principali: le monoposto a ruote scoperte, le prototipo che gareggiano nelle corse a lunga durata e le turismo, di serie.

Alcune gare si svolgono nell’arco di un massimo di due ore, mentre altre hanno una durata più lunga - si pensi alla 500 Miglia di Indianapolis o alla 24 Ore di Le Mans. Quest’ultima è stata una delle prove più illustri del Campionato del Mondo Sportprototipi, corso tra il 1953 e il 1992 e che ha visto piloti quali Fangio e Ascari correre su strade percorse quotidianamente dal traffico e per l’occasione affollate da spettatori e appassionati. Come detto, una delle gare più prestigiose è stata la 24 Ore di Le Mans, caratterizzata a lungo da una partenza veramente originale, nella quale i piloti attraversavano di corsa la pista per raggiungere le rispettive auto, parcheggiate sul lato opposto. Purtroppo è stata anche teatro del più grave incidente nella storia dell’automobilismo nel 1955, con la morte di un pilota e di ben 83 spettatori. Altre due gare di grande prestigio sono state la Mille Miglia, corsa tra il 1927 e il 1957 sul percorso Brescia-Roma-Brescia, e la Targa Florio, gareggiata tra il 1906 e il 1977 lungo le strade della Sicilia.

A partire dagli anni '30 queste gare presero ad assumere anche una valenza sociale, in quanto le innovazioni tecnologiche che caratterizzavano i “prototipi” servivano anche per la produzione delle vetture di serie e quindi avevano una ricaduta anche per la popolazione nella vita di tutti i giorni.

Trait d’union tra le diverse fasi di evoluzione tecnica e tecnologica legata all’automobilismo è ovviamente il Mondiale di Formula Uno: si corre su pista dal 1950 (il primo Gran Premio si corse a Silverstone, in Gran Bretagna) ed è riservata alle vetture monoposto. La competizione organizzata dalla FIA si è via via imposta all’attenzione del pubblico, diventando nei fatti quella che incorona in modo “ufficiale” i migliori piloti su quattro ruote. Nel corso degli oltre sei decenni della sua storia la competizione ha seguito l’avanzare dell’industria automobilistica con la modifica continua di regole molto ferree che hanno avuto la funzione di aumentare la competizione tra le vetture, di innalzare i livelli di sicurezza dei piloti e di contrastare sviluppi motoristici troppo veloci.
Sulle piste di tutto il mondo si sono confrontate le principali marche automobilistiche su auto sempre più perfezionate.

Si partì negli anni '50 con le auto a trazione anteriore, in un decennio che terminò con il limite della cilindrata a 1500 per limitare i numerosi incidenti mortali che funestavano la Formula Uno degli albori. Il decennio fu dominato dalla figura di Juan Manuel Fangio, capace di ottenere ben cinque titoli mondiali.
Gli anni '60 videro l’affermarsi dei modelli a motore posteriore e iniziarono i progressi legati al telaio, che videro gli inglesi come assoluti protagonisti.
Gli anni '70 furono il decennio più importante per l’evoluzione delle monoposto, accompagnate dalle prime misure per la sicurezza dei piloti, come il casco integrale e le tute ignifughe.
Gli anni '80 furono gli anni dei motori turbo: segnarono la fine del dominio del motore Ford Cosworth, durato per oltre un decennio, e furono contrastati da un regolamento sempre più restrittivo. Nella stagione 1989 ci fu l’esplosione dei diritti televisivi, nonché i successi dei piloti e delle macchine delle scuderie francesi.
Gli anni '90 videro l’ingresso massiccio dell’elettronica (il computer di bordo, le sospensioni attive e il cambio semiautomatico) e furono caratterizzati dalla rivalità tra McLaren e Williams. Dopo la morte di Ayrton Senna nel 1994, la Federazione Internazionale introdusse misure che portarono a una rivoluzione regolamentare per assicurare la protezione e la sicurezza dei piloti, tanto che da allora solamente un pilota ha perso la vita in gara. Con il nuovo millennio le innovazioni tecnologiche si sono susseguite più rapidamente con conseguente lievitazione dei costi di gestione e di manutenzione, tanto da portare alla chiusura di numerose case indipendenti e al dominio di quattro scuderie: McLaren, Williams, Ferrari e Renault.
Tra il 2000 e il 2004 la Ferrari del plurivincitore Michael Schumacher si è aggiudicata ben cinque titoli mondiali consecutivi (il pilota tedesco detiene tra l’altro un numero incredibile di record, come i 7 titoli mondiali, le 91 vittorie, di cui 13 in una sola stagione, i 155 podi, le 68 pole position e i 77 giri più veloci).

Nel tentativo di rendere il campionato più equilibrato, furono introdotte nuove regole per ridurre i costi di gestione e l’accessibilità alle gare di più scuderie.
Gli ultimi anni sono stati dominati tra tre piloti: Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel, dimostratisi i migliori alla guida delle monoposto più affidabili e veloci, alternandosi in questo modo come leader del campionato piloti. Ricordiamo che Vettel è stato vincitore per quattro volte consecutive tra il 2011 e il 2014 e ha portato al successo la scuderia Red Bull, correndo con licenza austriaca.
Per quanto riguarda i motori, gli ultimi anni hanno visto prevalere BMW e Mercedes.

Se i primi Gran Premi di Formula Uno si sono corsi solo sui circuiti del Vecchio Continente, con il tempo si è allargato il giro dapprima ai paesi extra Europei più importati (Stati Uniti, Brasile, Giappone e Australia) fino a disputare oggi la metà delle gare fuori dall’Europa (India, Dubai, Singapore, tanto per citarne alcuni). Lo show del circus più importante del mondo è ormai globale e si prolunga su un calendario che copre quasi l’intero anno solare.

Negli Stati Uniti si corre invece la Formula Indy (disputata con il nome di Indy Racing League), corsa sia su tracciati ovali sia su tracciati stradali. Un altro campionato automobilistico, meno conosciuto, è la Nascar Sprint Cup Series, il cui evento principale si corre a Daytona.

La corrispondente della Formula Uno su due ruote è il Campionato mondiale di motociclismo, la cui prima edizione si è corsa nel 1949 e negli anni suddivisa in varie classi secondo la cilindrata del motore (50, 80, 125, 250, 350, 500 e sidecar, attualmente tutte soppresse a favore delle tre categorie attuali: MotoGp, Moto2 e Moto3). La classe regina è ovviamente stata la classe 500 (oggi sostituita dalla MotoGp, dove corrono cilindrate fino a 1000 centimetri cubici con motore a quattro tempi). La casa motociclistica più titolata in assoluto è la nipponica Honda, capace di vincere ben 64 titoli costruttori (tra i quali ben otto volte su tredici quello di MotoGp) e di portare 55 volte un pilota al titolo mondiale. Per quanto riguarda i piloti, oggi predomina la scuola che proviene dalla Spagna (con cinque titoli iridati nelle ultime sei edizioni).

Certamente, la gara su due ruote più mitica in assoluto è la Parigi-Dakar, un rally che vede impegnate sia le auto sia le moto: creata nel 1979, la gara partiva dalla capitale francese, attraversava il deserto del Sahara con una serie di prove speciali e arrivava lungo le coste atlantiche del Senegal. A partire dall’edizione del 2009 (l’anno precedente il rally era addirittura stato annullato), una serie di minacce di attacchi terroristici spostarono il percorso il Sudamerica, dove si tiene tuttora. Il rally sottopone a dura prova sia i piloti, che si trovano costretti a gareggiare nel deserto mantenendo la rotta unicamente con il GPS, sia i mezzi, che nel percorso originale dovevano sopportare temperature estreme (qui diventano di importanza vitale la scelta di pneumatici ed elementi come l’olio motore e altri oli e lubrificanti presenti nelle vetture e nelle moto).

Ci sono diversi motivi al giorno d'oggi per disputare gare su due e quattro ruote: sicuramente prevale l’aspetto sportivo, con conseguenti vantaggi in termini di immagine offerti a piloti e marchi delle case automobilistiche (si pensi all’ingresso piuttosto recente proprio a tale scopo della Lamborghini, in precedenza interamente impegnata nella realizzazione di supercar). Ma le gare vengono affrontate dalle case produttrici anche per testare le innovazioni tecniche che verranno poi applicate su vetture e su moto di serie. Generazioni di carburante, di pneumatici e di lubrificanti di qualità sempre maggiore sono infatti dapprima passati attraverso i motori delle auto da corsa prima di arrivare al grande pubblico.

Dopo un lungo periodo nel quale si cercava di aumentare la potenza dei motori, oggi le case costruttrici tendono a lavorare per migliorare i consumi e l’affidabilità delle vetture piuttosto che per dotarle di più cavalli. Attenzione, perciò: le soluzioni che vediamo applicate oggi potrebbero diventare un domani di serie sulle nostre auto!

Ormai tecnici e piloti sono sottoposti a un duro lavoro per migliorare risultati sempre più performanti andando a lavorare sul limite che porta a prevalere sugli avversari. All’inizio di ogni nuova stagione ciascuna scuderia cerca di elaborare l’esperienza consolidata l’anno precedente e di mettere in campo l’innovazione vincente che la porterà a uno sprint iniziale e vincere alla fine dell’anno.
Per questo motivo, a parte alcune rare eccezioni (Ferrari su tutte) si tende a realizzare una collaborazione tra case che forniscono il telaio con altre che realizzano il motore.

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