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Vandana Shiva, la città è smart solo se lo è per la Terra

L’attivista indiana reinterpreta il concetto di smart city. Non deve limitarsi all’introduzione delle tecnologie digitali nel contesto urbano, ma estendersi a quanto una città sia smart per l’ambiente e le comunità locali

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Vandana Shiva, la città è smart solo se lo è per la Terra

E’ laureata in fisica nucleare, ma la sua passione non l’ha portata a indagare la vita delle micro particelle, ma a lottare per la diversità biologica e culturale, facendola diventare un simbolo mondiale. Per Vandana Shiva, cresciuta in India, con studi tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, non possiamo vestirci tutto allo stesso modo o mangiare tutti le stesse cose. La salvaguardia delle diversità è una garanzia per una vita più equa, che passa attraverso il rispetto delle tradizioni e dei principi. Sono soprattutto le città a dovere avere una dimensione più “umana”, perché è lì che si concentra gran parte della popolazione mondiale.

Vandana Shiva, la città è smart solo se lo è per la Terra

Se dovessi nominare tre elementi costitutivi di una smart city, quali sceglieresti?

Sceglierei i tre elementi della vita: l’aria che respiriamo (e l’inquinamento che immettiamo, causa dei cambiamenti climatici), l'acqua che beviamo, il sostegno della vita, e il cibo che mangiamo.

Dove e quando avremo la prima smart city al 100%?

Dipende da cosa intendiamo per “smart”. Se per “smart” tutti intendiamo solamente le apparecchiature digitali, naturalmente nessuna città è abbastanza “smart”. Una smart city deve essere “smart” per la terra, per la comunità, per le relazioni. Dobbiamo crearla nei prossimi dieci anni, perché è questo il tempo che ci resta per evitare la devastazione del pianeta.

Come vedi le città del futuro?

Per me, tutto ciò che è ideale deve essere integrato nella vita degli ecosistemi e nei limiti del rinnovo ecologico. Una città del futuro dovrà offrire un grande contributo sia alle persone che ci vivono sia a quanti la sostengono dalle aree rurali, nei luoghi più remoti.

A che punto siamo del percorso verso la piena sostenibilità?

L’Ipcc, il gruppo intergovernativo sulla biodiversità, e tutte le principali commissioni con le migliaia di scienziati che vi lavorano ci dicono che abbiamo dieci anni per raggiungere la sostenibilità. In caso contrario, e se continuiamo a fare come al solito, basandoci sui trasporti a lunga distanza, sui combustibili fossili, sui prodotti chimici ottenuti dai combustibili fossili, uccidendo uccelli e insetti, portando a duemila decessi di persone ogni anno, nel giro di cento anni saremo estinti. Abbiamo quindi dieci anni per evitare l'estinzione.

Cosa dovrebbero fare le grandi aziende? In che modo possono essere un esempio per gli altri?

Ogni azienda, grande o piccola che sia, deve valutare l’impatto sociale ed ecologico delle proprie azioni: più grandi esse sono, maggiore è la responsabilità a loro carico.

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