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PIRELLI.COM / WORLD

Un mondo interconnesso
è un mondo migliore

Quando pensiamo a come le nuove tecnologie ci stanno cambiando la vita tendiamo a riferirci al mondo sviluppato. Pensate al cambiamento dovuto all'avvento dei social e al modo in cui questi hanno rivoluzionato la comunicazione rendendo il mondo davvero interconnesso Chiunque ormai ha la possibilità di connettersi da qualsiasi parte del mondo e di far sentire la propria voce attraverso un post.

In base al report Global Digital 2018, realizzato da We Are Social in collaborazione con Hootsuite, oggi il numero degli utenti connessi a Internet ha superato la soglia dei 4 miliardi di persone. Si tratta di un dato storico di innovazione che indica che più della metà della popolazione globale utilizza una connessione usufruendo dei servizi online.

A far riflettere non è solo la quantità di interconnessioni nel mondo, ma soprattutto la velocità con cui il rinnovamento tecnologico ha contribuito a cambiare profondamente la cultura in tutti i paesi del mondo. Basti pensare che sono passati solo 25 anni da quando Tim Berners-Lee ha reso il World Wide Web accessibile a tutti. Oggi Internet è diventato a tutti gli effetti una parte fondamentale delle nostre vite sociali.

In realtà, l’avvento delle nuove tecnologie ha avuto un impatto ancor più radicale di maggior complessità sul tessuto sociale dei paesi in via di sviluppo. Ne parliamo con David Orban, il fondatore di Network Society Project, una think tank con base a Londra. Lo incontriamo a Milano in ottobre, alla conferenza ‘State of the Net’, dove è tra i relatori. L’energia solare, la telefonia cellulare, i pagamenti mobile e le spedizioni via drone sono tutte tecnologie che ‘mirano alla decentralizzazione della produzione e della distribuzione,’ ci spiega. Secondo Orban le nuove tecnologie aumentano le possibilità di business per le regioni Africane e Asiatiche che non possiedono infrastrutture tradizionali. I droni, ad esempio, permettono di estendere la distribuzione di beni a quelle aree dove non vi sono collegamenti appropriati via terra. L’energia solare, invece, permette di operare macchinari laddove i costi per l’istallazione di una rete energetica sarebbero proibitivi. Allo stesso modo, i pagamenti mobile abilitano le transazioni bancarie nelle zone mal servite dal sistema bancario convenzionale. Secondo Orban, la caratteristica più importante delle nuove tecnologie sta proprio nel consentire alle nazioni più povere di bypassare l’uso di quelle infrastrutture che non possono permettersi di costruire. In questo senso, il ‘vantaggio differenziale’ che le nazioni in via di sviluppo ricavano dall’uso delle nuove tecnologie risulta più alto che nel mondo sviluppato.

Può spiegarci il concetto di ‘network society’?
Innanzitutto è importante capire come la tecnologia ha sempre strutturato il tessuto della società: ad esempio, la rivoluzione industriale ha generato la nuova classe operaia urbana. Oggi, abbiamo a disposizione una varietà molto ampia di nuove tecnologie, tutte mirate alla decentralizzazione: la tecnologia solare consente a aziende e individui di produrre energia senza affidarsi a una produzione centralizzata; la stampa 3-D decentralizza la fabbricazione di beni e lo stesso ruolo potrebbe svolgerlo la stampa 3D di carne, su base vegetale, nel campo della produzione del cibo. Credo che questo slittamento verso la decentralizzazione della produzione produrrà una ‘società interconnessa’, risultando in una trasformazione radicale di nazioni e aziende, con nuove possibilità di business per ogni individuo.

La direzione futura del mondo cyber punterà sempre di più anche alla virtualizzazione delle risorse portando le aziende a trasferire i propri dati sul cloud, ossia una “nuvola” che ha la capacità di includere al suo interno tutto il lavoro dei professionisti senza doversi servire di mezzi esterni.

In Africa le economie emergenti sono in crescita; crede che questo sia dovuto al nuovo modello di sviluppo decentralizzato off-the-grid che si sta affermando?
Assolutamente. Negli anni Ottanta era opinione comune che la rete telefonica non sarebbe mai arrivata in Africa… non c’era rame a sufficienza per produrre cavi che coprissero un territorio così grande. Oggi ovviamente quel pronostico ci sembra ridicolo, perché con la tecnologia mobile l’Africa ha fatto un enorme salto in avanti. In Nigeria, dove dieci anni fa circolavano poche migliaia di centinaia di telefoni cellulari, adesso ne sono in uso più di cento milioni. E ancora: in Africa non si è mai potuta costruire una rete elettrica simile a quella dell’Europa – ma non ce n’è stato bisogno, grazie all’avvento dell’energia solare. I generatori a energia solare, la miglior durata delle batterie e l’utilizzo di apparecchi a corrente continua (invece che a corrente alternata) funzionano perfettamente in contesti locali, ‘off-the-grid’, o su reti minori, senza il bisogno di stabilire una rete nazionale o continentale.

Può farci un altro esempio di sviluppo off-the-grid?
I droni: in Africa non ci sono collegamenti stradali appropriati, e provare a costruirli come abbiamo fatto in Europa risulterebbe proibitivo in termini economici. La buona notizia è che i droni si stanno evolvendo molto rapidamente, incrementando raggio e portata, e ciò significa che è possibile trasportare sempre più beni in questa maniera. Già oggi è così che i prodotti farmaceutici raggiungono le aree più remote dell’Africa: i medicinali sono leggeri, molto preziosi e richiesti in tempi brevi, perciò il drone è il modo più efficace di trasportarli. E ancora: pensiamo ai pagamenti mobile, di cui il Kenya è il leader mondiale nel settore. Quasi un quarto del prodotto interno lordo della nazione passa per il sistema mobile.

Perché proprio il Kenya?
Perché l’infrastruttura bancaria in Kenya non è molto efficiente, specie per gli standard occidentali, e quindi le persone si rivolgono al servizio mobile per i propri pagamenti. Spesso si crede che l’accesso a internet sia limitato in Kenya, ma in realtà sono molte di più le persone che non possono ottenere accesso a un conto in banca. Per aprire un conto bancario tradizionale serve un documento di riconoscimento fotografico e in molti casi anche un certificato di nascita. Nelle aree più remote e povere del mondo molte persone non possiedono questi documenti, e quindi per il sistema bancario tradizionale non esistono, non possono aprire un conto. Ma possono usare i bitcoin, e se hanno un computer o uno smartphone, possono partecipare alla compravendita e al mercato internazionale.

Quindi la rivoluzione digitale ha avuto un impatto più forte sulle comunità isolate del mondo in via di sviluppo?
Il vantaggio differenziale è più alto. In Italia, o in Francia, se una persona non usa Wikipedia, si perde qualcosa, ma ha comunque accesso alle biblioteche, o a buone enciclopedie. Ma se una persona non usa Wikipedia in un’area remota dell’Africa o in un piccolo villaggio della Tailandia, si perde molto di più. Proprio per questo tutti i contenuti di Wikipedia in lingua inglese sono stati tradotti in tailandese. Per di più si tratta di traduzioni generate al computer, di qualità scadente. Ma se sei un pescatore in un piccolo villaggio tailandese, senza accesso nemmeno a un’enciclopedia, l’alternativa qual è? La totale mancanza d’informazione. E così anche solo accedere a Wikipedia nella tua lingua fa davvero la differenza.

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