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Quando il piccolo è grande: la potenza delle nanotecnologie raccontata da chi ci lavora ogni giorno

Il percorso accademico, i nanomateriali, il lavoro: intervista a Luciano Tadiello e Antonio Susanna, due dottorandi che ora sono ricercatori Pirelli

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Quando il piccolo è grande: la potenza delle nanotecnologie raccontata da chi ci lavora ogni giorno

La testimonianza più evidente della concretezza e della sinergia che esiste tra Pirelli e l’Università degli Studi di Milano Bicocca, si trova sicuramente nei ricercatori che, dopo il dottorato, iniziano a lavorare nel laboratorio di Ricerca e Sviluppo Pirelli. Antonio Susanna e Luciano Tadiello sono due esempi perfetti per raccontare chi è e cosa fa il CORIMAV.

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Antonio, dopo una laurea e un master in Scienze dei Materiali all’Università di Padova, sceglie di spostarsi a Milano per seguire il dottorato aziendale Pirelli presso l’Università degli Studi Milano Bicocca - “una delle migliori trenta giovani università a livello mondiale” come l’ha descritta lui stesso -.

Luciano si è laureato in Chimica Industriale all’Università degli Studi di Milano. “Nella borsa Pirelli ho visto qualcosa: se non ci fosse stata dietro l’azienda, non avrei fatto il dottorato”: per questo motivo ha scelto il dottorato CORIMAV. 
Storie e percorsi diversi, con il CORIMAV come comune denominatore: un’esperienza che li ha portati a diventare ricercatori Pirelli sui materiali avanzati.

D: qual è la differenza più grande tra il lavoro in Università e quello in azienda?
Luciano Tadiello: “La differenza più grande sono sicuramente i differenti vincoli con cui ti trovi a lavorare ogni giorno: il lavoro in Università ti permette di spaziare maggiormente, ma richiede un approfondimento intensivo e time-consuming nell’argomento di ricerca, mentre in campo aziendale il tuo sforzo è sempre finalizzato all’applicazione finale sul prodotto e deve rispettare tempi di consegna stringenti e definiti”.

Antonio Susanna: “Per l’Università il fine è far circolare l’informazione: per questo motivo ci tiene a promuovere, organizzare meeting con professori internazionali, far uscire il maggior numero di pubblicazioni: la comunicazione del lavoro fatto viene gestita in maniera completamente diversa rispetto all’azienda, dove si tende a lavorare molto di più in squadra. Ogni progetto è fortemente legato a quello che sta facendo il tuo collega: si tratta di un lavoro molto trasversale, che però resta solo interno all’azienda. All’esterno, a causa del segreto aziendale e dell’importanza dei brevetti, non possiamo assolutamente parlare dei nostri progetti”.

D: Come mai hai scelto il dottorato CORIMAV?
L.T.: “Dopo la laurea ho iniziato a fare diversi colloqui con delle aziende ed ero convinto che il dottorato non fosse visto di buon occhio in fase di selezione. Purtroppo, in Italia capita spesso di trovarsi in questa situazione durante un colloquio. Poi ho scoperto l’esistenza del dottorato CORIMAV: ne sono venuto a conoscienza tramite un’amica che ha frequentato il dottorato prima di me, io fino a quel momento non lo conoscevo minimamente. Nella borsa Pirelli ho visto qualcosa di speciale: se non ci fosse stata dietro l’azienda non avrei scelto di fare il dottorato”.

A.S.: “A Padova il dottorato CORIMAV non è conosciuto e nemmeno sponsorizzato. Ma quando ho saputo che c’era dietro un’azienda importante come Pirelli, non ho avuto più alcun dubbio. Inoltre, nell’Università Bicocca vi insegnano dei professori molto validi. E con la possibilità di seguire un dottorato Pirelli, lo scenario si è fatto ancora più affascinante: in questa maniera avrei avuto la possibilità di svilupparmi non solo nell’ambito della ricerca, ma anche vedere come si lavora in una grande azienda”.

D: Quanto è importante la ricerca sui nanomateriali nel mondo dell’industria degli pneumatici?
L.T.: “Nell’ambito delle mescole e dei pneumatici, possiamo dire che la ricerca sui nanomateriali sta andando molto forte. Questo campo di ricerca – anche al di fuori del campo tyre -  ha prodotto molti  risultati ultimamente, come il grafene, i nanotubi: tutti materiali entrati nell’immaginario comune, e ora c’è un interesse forte a industrializzare tutti questi tipi di materiali. Alcuni studi di frontiera ci hanno permesso di capire che la chiave del rinforzo di un materiale non sta tanto nelle particelle, quanto nell’interfaccia che esiste tra le nanoparticelle e la gomma: se quindi hai tante particelle piccole, hai più area di interazione tra la nanoparticella e la gomma, quindi si va a lavorare in modo più profondo nelle proprietà della gomma”.

A.S.: “I nanomateriali e le nanotecnologie negli ultimi vent’anni hanno guadagnato una rilevanza spaventosa per l’industria, perchè tramite le nanoscale e le nanodimensioni si è in gradi di gestire molteplici proprietà. Un materiale preso macro o nano cambia le proprietà ottiche, elettriche, termiche, strutturali: in nano scala, si ottiene un materiale che ha delle proprietà completamente diverse rispetto a quando si lavora con un materiale macro. Grazie a questi studi siamo riusciti a capire anche un aspetto che non viene subito percepito: un miglioramento anche della qualità ambientale. Una ricerca del 1999 diceva che a causa dell’usura dei pneumatici, venivano rilasciate nell’ambiente circa diecimila tonnellate di ossido di zinco solo negli Stati Uniti, materiale dannoso per gli organismi acquatici. I nanomateriali hanno migliorato le proprietà degli ingredienti che compongono il pneumatico, rinforzandolo, e di conseguenza riducendone il quantitativo di ossido di zinco utilizzato, ma mantenendo immutate le qualità di resistenza e stabilità del prodotto. È questo il fine dell’industria: spesso i nanomateriali ti permettono di usare i materiali  in un modo più efficace ed efficiente. Tutte le aziende che vogliono avere un ruolo in questo secolo devono guardare necessariamente alle nanotecnologie”.

D: Fino a questo momento, qual è stata la tua soddisfazione lavorativa più grande?
L.T.: “Dare la mia ricetta a un nostro fornitore e vedere il mio materiale di laboratorio - che producevo in scala a 20 grammi – prodotto a tonnellate. Lo utilizziamo ancora come materiale per i test, ma la soddisfazione è impagabile: l’ho sintetizzato io in laboratorio e ora lo vedo utilizzato nel nostro centro di Ricerca e Sviluppo”.

A.S.:  “Realizzare il mio progetto di dottorato, ma anche seguire i nuovi dottorandi e gli altri progetti. Quando inizia un progetto di ricerca, cresci in prima persona: tutte le conoscienze che hai accumulato negli anni dell’Università diventano un buon terreno sul quale far nascere dei germogli, e questi crescono sempre più durante gli anni di dottorato. È una crescita personale, del tuo gruppo di ricerca, con il quale condividi informazioni. E se poi provi a seguire un dottorato aziendale puoi avere la fortuna di vedere il tuo materiale applicato con un fine industriale”.

D: Consiglieresti a un giovane studente di seguire il tuo percorso?
L.T.: “Direi proprio di si: se sei una persona che cerca qualcosa di stimolante e vuole stare in un ambiente stimolante, in mezzo a due realtà che hanno mission completamente diverse come l’Università e l’azienda, se hai voglia di metterti in mezzo in gioco hai la possibilità di ricervere tanti input e trovare un filone in cui riesci a soddisfare questi due mondi. Allora hai la possibilità di fare un lavoro nuovo, di qualità e che tiene conto sia degli aspetti di innovazione e ricerca, che di quelli applicabili e di interesse industriale.

A.S.: “Consiglierei a tutti quelli che si laureano di fare un dottorato in maniera davvero trasversale, perché ti fa crescere come persona e fa crescere anche gli altri, scopri cose nuove, che vengono pubblicate ed entrano in letteratura. Con Pirelli hai un grandissimo vantaggio: la possibilità di entrare in azienda, lavorare sui macchinari aziendali con le persone dell’azienda e capire quali sono i loro obiettivi. In questa maniera, saresti già pronto per entrare nel mondo del lavoro”.

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