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Palazzo Pitti
dialoga con Lagerfeld

In mostra a Firenze 200 immagini dello stilista, autore di The Cal™ 2011, che più di tutti ha usato la fotografia per narrare il suo sguardo sullo stile del mondo

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dialoga con Lagerfeld
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A tratti scultorea, certamente romantica, la fotografia secondo Karl Lagerfeld è un inno alla bellezza, in chiave neoclassica. È difficile però collocare in uno stile unico, uno dei protagonisti più eclettici della moda e del costume contemporaneo. Lagerfeld, designer di Chanel e Fendi, è, per sua natura creativa, irrefrenabile, mutevole, ricercatore di nuove perfezioni. Uno spaccato molto interessante della sua arte attraverso l'obbiettivo è quello che offre la mostra KARL LAGERFELD – Visions of Fashion, in programma al fiorentino Palazzo Pitti fino al 23 ottobre. 

Palazzo Pitti dialoga con Lagerlfeld  01

Lagerfeld è stato la mano fotografica del Calendario Pirelli 2011, realizzato nel suo studio di Parigi con protagonisti tra gli altri Bianca Balti, Julianne Moore, Lara Stone, Daria Werbowy, Natasha Poly, Baptiste Giabiconi e Brad Kroenig. In quel caso era stato esplorato proprio il pantheon mitologico che tanto affascina e contamina il suo lavoro.

Palazzo Pitti dialoga con Lagerlfeld  02

La bellezza, quella plastica, fisica e incontaminata, come patrimonio esclusivo delle divinità. Un viaggio per immagini che è stato una tappa importante nella crescita e nell'affermazione di Lagerfeld come maestro dell'immagine che si è cimentato con diverse tecniche: dalla primordiale dagherrotipia con l'utilizza dell'argento alla platinotipia, dal Polaroid transfer, alla più ricercata resinotipia fino alla serigrafia e alla stampa digitale. Il percorso che viene tracciato al Pitti dai curatori Eric Pfrunder e Gerhard Steidl, è invece quasi antologico. C'è un'intera carriera in 200 immagini, tra cui alcune anche inedite. Davanti agli occhi del visitatore sfilano servizi di moda scattati per Vogue, Harper’s Bazaar, Numéro e V Magazine. E poi, appunto, le serie “Le Voyage d’Ulysse” e “Daphnis and Chloe”. La prima è un'installazione in 18 pannelli, realizzata per la piscina e il ristorante dell’Hôtel Métropole Monte-Carlo, luogo al quale Lagerfeld è molto legato anche dall'amicizia con Carolina di Monaco e tutta la famiglia Grimaldi-Casiraghi. La seconda serie è di 20 scatti che ricostruiscono le avventure pastorali delle due ninfe che ispirarono anche Jean-Jacques Rousseau per un'opera teatrale rimasta incompiuta.
 
Ma la parte più scenografica della mostra è forse quella raccolta nella celebre Sala Bianca di Palazzo Pitti, dove nel 1951 è nata la moda italiana con le prime sfilate. Il tema delle passerelle è il filo conduttore per dare spazio a grandi immagini fluttuanti dal soffitto come abiti drappeggianti, che immortalano la visione dell'alta moda di Karl Lagerfeld. In questo dialogo tra le creazioni fotografiche e il luogo, i suoi splendidi e preziosi arredi, si gioca anche la partita dell'atmosfera e dei riferimenti storici, che il maestro tedesco considera sempre il punto di partenza di ogni suo lavoro. Sia esso connesso alla modernità più assoluta, come i fumetti e la gaggettistica preziosa come il Karlito, che lo hanno reso accessibile e popolare, fino ai suoi lavori più sofisticati per le maison che ha saputo rilanciare attraverso un sapiente lavoro di ricerca e trasposizione contemporanea degli archivi.

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