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PIRELLI.COM / WORLD

Liberi
dagli schermi

Liberi dagli schemi 01

“Viviamo in un’epoca ad alto tasso di deconcentrazione. Siamo distratti dai nostri dispositivi tecnologici, soprattutto da quelli che portiamo in tasca come i cellulari. Dobbiamo imparare a essere meno disattenti e più concentrati. Penso che anche in questo la tecnologia ci possa aiutare, assumendosi la responsabilità di non dovere essere sollecitata e di non richiedere la nostra attenzione continuamente”. Il designer Yves Béhar riesce in un’impresa complicata: far convivere un’analisi lucida e consapevole all’idealismo un po’ visionario che segna tutto il suo lavoro.

Liberi dagli schemi 02

Nato in Svizzera - “dalle mie radici ho assorbito il senso di integrità del progetto” - Béhar si è trasferito in California negli anni Novanta. Qui ha fondato la pluripremiata società Fuseproject, di cui è anche il principale progettista, con lo slogan “design brings stories to life” e clienti del calibro di Nike, Google, Louis Vuitton, Pepsi. Fin dai primi lavori è risultato chiaro come la tecnologia intelligente fosse il segno distintivo della sua ricerca. Risale al 2005 il primo OLPC XO Laptop, un computer portatile economico e resistente, destinato in particolare ai paesi in via di sviluppo, la cui immagine ha finito con l’essere stampata sulle banconote in Ruanda e sui francobolli in Uruguay, perché ha cambiato il modo in cui questi paesi si accostano all’educazione. Nel 2019 invece arriverà sul mercato My UV Patch, presentato da L'Oréal all’ultimo Consumer Electronics Show di Las Vegas: un sensore UV elettronico indossabile come un piccolo adesivo sull’unghia del pollice, senza batteria, capace di monitorare in tempo reale i dati dell’esposizione al sole in connessione con una mobile app. 

Liberi dagli schemi 03

- Partiamo dall’inizio. Cos’è per te il design e qual è il suo ruolo?
Un buon numero di aziende oggi stanno portando avanti un lavoro che risponde a ovvietà, richieste e bisogni dei consumatori che sono scontati. Io penso ci siano molte cose che le persone non dichiarano esplicitamente. Se uno è un buon osservatore, attento al presente in modo particolare, ha la possibilità di cominciare a capire certe problematiche nuove, connaturate ai nostri giorni. Il design può fornire soluzioni capaci di rendere la vita più semplice, confortevole e piacevole. Per me, il ruolo del designer non è solo quello di progettare le prossime generazioni di oggetti già esistenti, quanto quello di inventare davvero il futuro, e farlo apparire nel presente. Portare l'inventiva nel mondo reale. L'aspetto imprenditoriale del design è fondamentale, da questo punto di vista.

- E la tecnologia?
Quando mi sono trasferito a San Francisco il mio lavoro si muoveva soprattutto attorno a tecnologie che erano già sviluppate. Ma con il tempo è diventato più facile intervenire su questo aspetto e adesso, per me, la tecnologia è diventata uno strumento di progettazione come un altro. Proprio come il legno, il tessile, il metallo. Metaforicamente parlando, puoi tagliare la tecnologia, assemblarla e attribuirle una funzione speciale, così come faresti con un tessuto. La tecnologia dal mio punto di vista è un materiale in più a cui dare forma.

- Eppure spesso hai detto: “I want to get people off their screens”. Che cosa significa? È un riferimento all’abuso di device tecnologici? 
Penso che tutti conoscano questo problema da vicino. Le informazioni e il controllo che passano attraverso lo schermo del cellulare complicano la nostra vita sociale, rendendo difficile l'interazione. Attraverso lo sviluppo di nuovi sistemi, io voglio che le persone siano in grado di gestire le cose in maniera automatica, a differenza di quanto avviene se si è obbligati a verificare tutto attraverso il telefonino che si porta in tasca. Per questo dico che vorrei liberare le persone dagli schermi. Si può arrivare a capire o prevedere quello che i consumatori possono volere sviluppando alcune funzioni basate sul comportamento umano.

- Puoi spiegarci meglio, magari con un esempio concreto?
Alcuni anni fa ho cofondato August per lavorare in questo senso. Con August Smart Lock, quando ti avvicini a una porta questa si sblocca e si apre automaticamente. Non devi fare niente: non devi preoccuparti di dove siano le chiavi, cercarle in borsa, estrarle e compiere l’operazione fisicamente, la serratura riconosce che sei di fronte alla porta e la apre in quel preciso momento. Per me, questo tipo di tecnologia è migliore delle precedenti perché non interrompe il flusso delle nostre vite e non interferisce nei contatti sociali.

- Parliamo anche della durata degli oggetti con una forte componente tecnologica. A volte, sono proprio i pezzi più innovativi che diventano vecchi troppo in fretta.
È vero che certe tecnologie invecchiano in fretta, come i telefoni. Ma ci sono delle strategie che si possono usare per evitare questo problema, o quanto meno allungare la vita agli oggetti per come sono stati fatti. È quello che è successo con i nostri August e Jambox. 

- Altro punto critico spesso connesso alla tecnologia: la complessità.
Penso davvero che certi gadget siano stati disegnati solo per aggiungere complessità alle nostre vite! Dal mio punto di vista, le tecnologie dovrebbero funzionare nel background, senza richiedere attenzioni continue. Soprattutto non dovrebbero avere bisogno di lavoro extra da parte nostra. Sono un grande sostenitore del fatto che le tecnologie dovrebbero svolgere le loro funzioni fondamentali sullo sfondo delle nostre vite, senza schermi con cui interfacciarsi, con quel tipo di intelligenza, espressività e immediatezza che consenta alle persone di dedicarsi ad altro, e concentrarsi su cose importanti come per esempio i contatti umani. 

- Un obiettivo davvero difficile da realizzare. 
In un certo senso, possiamo paragonare questa attitudine al minimalismo in architettura o nel design. Rendere invisibili le connessioni, creare una semplicità strutturale è più difficile che fare qualcosa di visivamente complesso, mettendo insieme elementi diversi. Potremmo chiamarlo "minimalismo tecnologico", nel senso che riceviamo ancora i dati che la tecnologia ci offre ma li manteniamo sullo sfondo, in modo da non essere distratti né interrotti. 

- Decisamente, i tuoi obiettivi non sono facili da perseguire. Sei una persona ambiziosa?
Il mio lavoro si sviluppa attorno a temi importanti. Il successo per me non ha a che fare con i soldi ma con il raggiungimento di risultati nuovi e rilevanti, progetti che veramente cambino la vita delle persone. Questo è il mio genere di ambizione.

- C’è qualche cosa di cui hai paura?
Direi che la mia vita è aperta alle possibilità, piuttosto che controllata dalla paura. Non mi pare di essere spaventato da qualcosa. Credo nell'intelligenza umana e sono un ottimista. Come non esserlo quando lavori nel mio settore! Penso che l'uomo sappia trovare delle soluzioni anche per i problemi più complicati, ma qualcosa che mi preoccupa in effetti c'è: dobbiamo trovare un equilibrio tra l'innovazione e l'ambiente, è necessario farlo prosperare e non distruggerlo. La vedo come una sfida, più che una paura.

- Per quale dei tuoi progetti ti piacerebbe essere ricordato?
Uno abbiamo lanciato di recente, una televisione: The Frame. Negli ultimi 60 anni abbiamo vissuto con degli schermi neri nelle nostre case. Abbiamo disegnato una televisione che non ha uno schermo nero quando non è in funzione, ma piuttosto diventa un'opera d'arte da scegliere tra le produzioni di artisti di tutto il mondo. The Frame deriva da un ragionamento necessario e approfondito su ciò che è stato dato per scontato e non realmente risolto attraverso la progettazione. Sono fiero del fatto che adesso lo schermo non è più finalizzato al mero intrattenimento televisivo, ma è un oggetto attraverso il quale vedere principalmente bellissime opere d'arte.

- Un consiglio per i giovani designer che si avvicinano oggi alla tua professione.
Prima di tutto devono sviluppare una straordinaria competenza in un'area specifica. Il mio consiglio è proprio questo: diventare bravissimi in qualcosa. Nei primi anni di scuola e anche di carriera professionale, è bene essere molto concentrati per sviluppare al massimo la conoscenza di un settore. A questo punto si può cominciare a pensare di lavorare su temi multidisciplinari, certi del proprio contributo peculiare. Senza questa preparazione di fondo, è difficile venire ascoltati e ottenere un ruolo decisivo in un team in ambito.

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