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Le eroine dell'automobile - Pilote da record, da Madame Labrousse a Lella Lombardi

Dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, la velocità e i motori hanno appassionato molte donne, dalla Formula Uno ai rally

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Le eroine dell'automobile - Pilote da record, da Madame Labrousse a Lella Lombardi

Amano la velocità, ma soprattutto guidare. Perché la loro passione per i motori va dalle gare di Formula1 a quelle di resistenza o abilità. Sono donne che, come piloti, non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi maschi e che dalla fine dell’Ottocento a oggi hanno lasciato traccia negli annali motoristici.

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Tutto inizia nel 1899 quando Madame Labrousse partecipa ufficialmente alla Parigi-Spa in Belgio, arrivando quinta nella categoria auto a 3 posti. In Italia, la prima a gareggiare fu invece la contessa Elsa D’Albrizzi, nel 1900; mentre la prima pilota a correre su una pista internazionale fu la francese Camille du Gast, che nel 1904 prese parte alla Parigi-Berlino arrivando quindicesima. Tre anni più tardi, però, si piazzò al quarto posto.

Campionessa indiscussa in velocità fu però Dorothy Levitt con il suo record di 146,25 km/h a bordo di una Napier sei cilindri, mentre la più tenace fu la contessa tedesca Anna Maria Borghese: nel 1907 partecipò col marito al primo rally della Parigi a Pechino. Il tour di 15mila chilometri nacque il 31 gennaio del 1907 attraverso un lapidario annuncio sul quotidiano francese Le Matin che sfidava i più temerari: «Quello che dobbiamo dimostrare oggi è che dal momento che l'uomo ha l'automobile, egli può fare qualunque cosa e andare dovunque. C'è qualcuno che accetti di andare, nell'estate prossima, da Pechino a Parigi in automobile?». Il tour, che ancora oggi è difficile portare a compimento, mise a dura prova la Borghese e il marito, in quanto richiedeva grandi capacità e comportava sforzi quasi disumani, ma entrambi raggiunsero la meta. 

L’ungherese Elisabeth von Papp fu la prima copilota professionista e in qualità di “governante della guida” accompagnò molte donne durante lunghi viaggi in macchina. Maria Antonietta d’Avanzo partecipò per prima, nel 1920, alla Targa Florio che insieme alle Mille Miglia è la corsa italiana più famosa al mondo, mentre Elisabeth Junek fu la prima automobilista professionista ad affermarsi a un Gran-prix. Uno dei suoi maggiori successi fu la vittoria del Gran Premio di Germania, dove si piazzò al quarto posto e stabilì un nuovo record su strada, ma fu il suo ultimo record perché, dopo la morte precoce del marito a seguito di un incidente mortale sullo stesso circuito, la Junek smise di correre. 

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Nel 1935, in Gran Bretagna, correva la pilota canadese Kay Petre, famosa per le sue grandi abilità sul circuito da corsa delle Brooklands, considerato particolarmente difficile. Molto sportiva e piuttosto competitiva, soprattutto nel pattinaggio su ghiaccio, la Petre riceve la sua prima auto dal marito come regalo di compleanno, una Wolseley Hornet Daytona Speciale. Dopo alcune lezioni ricevute da un amico di famiglia, la sua carriera agonistica inizia subito con un terzo e un secondo nelle sue prime due gare disputate. Per un paio di stagioni continua con la piccola Wolseley, anche se in varie occasioni ha la possibilità di utilizzare in pista anche altre vetture. Avvenente e simpatica, alla Petre veniva offerto di guidare le vetture e riceveva consigli di guida da altri guidatori più esperti. Nel 1933 acquista però la sua prima vera auto da corsa: una Bugatti due litri di cilindrata con cui affronta anche il circuito di Brooklands Mountain, un tracciato più recente e ben più ostico rispetto all'originale ovale. Fu proprio su questo circuito, nella categoria di montagna F, che la Petre riuscì a stabilire il suo record di velocità sulle serpentine.
 
Durante la Seconda Guerra Mondiale aumenta il numero di donne che partecipano alla 24 ore di Le Mans. Tra i concorrenti anche un team di donne, composto dall'inglese Betty Haig e dalla francese Yvonne Simon, che si aggiudicò il quindicesimo posto. Con la loro Ferrari 166 MM Coupé, le due raggiunsero una velocità media superiore ai 130 km orari.

Nel secondo dopoguerra, quando l’inglese Anne Hall diventò una delle più famose donne pilota in Europa vincendo numerose gare di corsa come la "Ladies Cup at the London Motor Rally" in Inghilterra, la "Ladies Cup in the Dutch Tulip Rally" nei Paesi Bassi, la "Coupe des Dames at Monte Carlo" a Monaco, e anche la "Ladies Class of the International Viking Rally" in Norvegia.

Nel 1958, Maria Teresa de Filippis partecipò al Gran Premio del Belgio di Formula 1 a bordo di una Maserati 250 F, ma la pilota italiana più famosa è Lella Lombardi che gareggiò nel mondiale di Formula 1 e fu la prima a entrare in zona punti. Ci furono poi, nel 1981, Michèle Mouton e la sua co-pilota Fabrizia Pons, le prime donne a vincere una tappa del Campionato Mondiale di Rally, ottenendo il primo posto al Rally di Sanremo. La Mouton è ancora oggi considerata la pilota di maggior successo di tutti i tempi e si può fregiare del titolo di "Regina della velocità".

Divina Galicia, Desiré Wilson, Giovanna Amati sono tutte donne che contribuirono a fare la storia della velocità e nel nuovo millennio, incontriamo anche Jutta Kleinschmidt, prima a vincere la classifica generale del rally Parigi-Dakar, Antonia Terzi, esperta di aerodinamica e Tanja Bauer, prima reporter di Formula 1 in Germania. Non deve stupire quindi che i nomi al femminile, quando si parla di motori, siano così tanti e che anche le donne quando si tratta di spingere sull’acceleratore non abbiano mai lasciato spazio a nessun indugio.

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