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L’ordine non è solo una questione di numeri

Provate a immaginare di avere il compito di individuare il più grande gruppo di numeri che non possa essere suddiviso in altri sottogruppi di numeri; in termini tecnici, il più grande insieme di numeri semplici: un gruppo finito di ordine, un numero. Si tratta di un’impresa talmente difficile da essere battezzata in matematica con il nome di ‘Gruppo mostro M’. Solo due matematici al mondo sono riusciti a stanare il Mostro: Simon P. Norton è uno di questi.

È stato un bambino prodigio; a cinque anni sapeva recitare la tabellina del 91 a memoria. ‘Ho sempre avuto un feeling speciale con i numeri,’ ci spiega gentilmente al telefono, ‘un rapporto profondo.’ Norton è il protagonista della biografia Un genio nello scantinato, di Alexander Masters, suo inquilino a Cambridge. Le molte fotografie riprodotte nel libro mostrano un uomo irsuto, con i capelli alla Einstein. Ovviamente è un lettore compulsivo, di quelli capaci di mandare a mente l’intero orario degli autobus. Da bambino si identificava con il numero 5; a sua madre, invece, una donna bellissima che Norton amava molto, aveva dato il soprannome di 45.

È stato ricercatore a Cambridge, ha scovato il Mostro, e non solo: ne ha tracciato le relazioni con le funzioni ellittiche, inventando giochi logici, matematici e linguistici. A trentatré anni però, è stato vittima di un esaurimento nervoso, scatenato da un errore di calcolo: non gli era mai successo prima. 

Oggi Norton ha 62 anni e abita in un seminterrato all’apparenza completamente privo di ordine, in un caos di appunti, libri e cibo in scatola. Ha un aspetto trasandato, avulso dai dettami della moda o dell’eleganza, nonostante le buone maniere che gli vengono dall’educazione in una famiglia borghese dell’Inghilterra: questo genio matematico trova la bellezza negli enigmi dei numeri. E nel tempo libero si aggira per la città in autobus e colleziona le mappe dei tragitti. Parlare con Norton induce uno stato continuo di leggero stupore. Difficile credere che una mente così complessa sappia ridurre il caos del mondo e dell’umanità a pochi termini, chiari e semplici.

Dicono che Lei sia un genio. Come si descriverebbe?
Non sono altro che un matematico competente. Sai perché dicono che sono un genio?

Perché?
Perché sono stato molto precoce.

A cinque anni sapeva recitare la tabellina del 91: era un bambino prodigio.
Ho sempre avuto un feeling speciale per i numeri. Poi ho scoperto che molti matematici lo hanno da bambini. Mi ricordo che mi piaceva il numero sette perché i domestici italiani che lavoravano per la mia famiglia mi avevano insegnato a giocare a scopa.

Poi che cosa è successo?
È successo che quando ho compiuto vent’anni gli altri matematici mi hanno raggiunto sullo stesso livello.

Però è stato Lei a costruire un gruppo matematico detto ‘il Mostro’. Le leggi matematiche nascono dall’intelligenza umana o vanno scoperte?
I numeri sono cose reali. Sono la realtà.

Quindi concorda con Galileo: il libro della natura è scritto nel linguaggio della matematica?
Sì, il matematico è uno scienziato. Lo scienziato scopre le leggi della natura; il matematico indaga le relazioni tra i numeri.

E quando guarda il mondo vede un ordine chiaro?
Certamente sì, in termini di leggi fisiche. Ma il punto è un altro: come è stato disegnato l’universo? Questa è una domanda a cui è più difficile rispondere, perché non c’è disegno negli affari umani. Non c’è un ordine.

Le nostre vite sono regolate dalla coincidenza o dal destino?
Dalla coincidenza, credo, dall’intersecarsi degli eventi.

Che influenza ha la scienza?
La scienza può portare benefici all’umanità, ma solo quando è applicata correttamente. Altrimenti può accelerare la distruzione, ad esempio dell’ambiente.

È così che vanno le cose oggi?
Non è del tutto chiaro. C’è una sfida, una competizione in corso.

Tra il bene e il male?
Tra la buona e la cattiva applicazione della scienza. E io non so in che direzione stiamo andando.

Forse in una direzione più caotica?
Più caotiche sono certamente le condizioni metereologiche.

Si riferisce al cambiamento climatico?
Certo. Abbiamo avuto molti tifoni e danni causati dal maltempo: questa è una freccia lanciata dalla natura.

Un messaggio?
Per vent’anni abbiamo reagito nel modo sbagliato.

In che senso?
Prendendo il cambiamento climatico e il riscaldamento globale come un dato di fatto, qualcosa d’inevitabile, che prima o poi doveva accadere. Dovevamo metterci in moto prima.

Come?
Avremmo dovuto prendere in seria considerazione questi disordini, iniziando a trattare la Terra e il suo ambiente in maniera diversa: reagendo insieme, come persone, come comunità.

Nella sua biografia dichiara: a chi si sente solo consiglio la politica e i mezzi pubblici. Perché?
I mezzi pubblici ti portano in posti interessanti. E al contempo aiutano a limitare l’impatto ambientale, che è il rischio più grosso che sta correndo l’umanità.

E la politica? Oggi sono in pochi a crederci.
E hanno torto. Abbiamo tutti torto. Quelli che eleggiamo sono tra le poche persone davvero coinvolte nel cambiamento. Se non sai chi sono, e che cosa fanno, non cambierai mai le cose. Non vedrai mai realizzato niente di quello che vuoi davvero.

Crede che l’ordine sociale corrisponda più o meno all’idea del bene comune?
Sì. Per questo mi preoccupa vedere che le persone non capiscono come siano importanti i beni comuni e i servizi pubblici nella vita di tutti i giorni.

Ad esempio?
Ad esempio quando sento dire che l’economia andrebbe meglio se ci fossero meno servizi pubblici. Davvero non riesco a capire.

Quali sono le cose più belle nella sua vita?
La matematica e la logica. E poi viaggiare, visitare luoghi interessanti. A parte questo la mia attività principale è la lettura.

Che cosa proprio non sopporta?
La soddisfazione di certe persone a fronte di un sistema che non funziona.

Se potesse esprimere un solo desiderio, per se stesso e per il mondo?
Il mio desiderio più grande sarebbe un mondo che funziona per tutti quelli che fanno parte della società. Per conto mio, mi basterebbe essere un membro di quella società intelligente.

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