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Istruzione
al successo

Istruzione al successo 01

Insegnava inglese in una scuola pubblica del sud di Londra, quando Alex Beard ha capito che mancava qualcosa. I bambini erano intelligenti, arguti, avevano talento, ma erano indietro rispetto al programma scolastico.Secondo Beard, che da bambino ha vinto una borsa di studio per uno dei collegi britannici più esclusivi, prima di laurearsi a Cambridge, agli alunni mancava aiuto adeguato per realizzare il proprio potenziale. Stare in piedi davanti a una classe di trenta studenti sembrava così antiquato. A quel punto Beard si è reso conto che il modello era stato creato in un'epoca diversa, in cui l'obiettivo era mandare i bambini a scuola per plasmare operai obbedienti. Non considerava le moderne conoscenze sul cervello umano e l’apprendimento o le nuove tecnologie didattiche. E oltretutto non era stato pensato per stimolare una forma mentis adatta al futuro, a un mondo che cambia di continuo, al lavoro automatizzato, alle sfide globali, come il cambiamento climatico, che necessitano di soluzioni innovative e collaborative.

Beard allora ha deciso di lasciare il lavoro e frequentare un master in scienze dell'educazione e leadership al The Institute of Education e poi si è iscritto a Tech For All, una rete di organizzazioni indipendenti che si impegna a offrire opportunità di studio ai bambini di tutto il mondo. Nel frattempo, è andato alla ricerca delle tecniche didattiche più all'avanguardia, da Silicon Valley a Shanghai, che descrive nel suo libro Natural Born Learners [Nati per imparare]. Ci racconta cos'ha scoperto.

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Che cosa dovrebbero imparare i bambini di oggi a scuola?
In base a quello che sappiamo sullo sviluppo del cervello, bisogna conoscere a fondo un argomento per diventare pensatori critici o creativi. Naturalmente bisogna aver imparato a leggere, scrivere e poi conoscere le basi della matematica, non ci sono scorciatoie, queste conoscenze sono imprescindibili. Ma poi è bene chiedersi come offrire più spazio allo sviluppo delle capacità creative e di pensiero critico perché non basta imparare a memoria una serie di contenuti. La creatività deriva sì dai contenuti, ma anche dalla libertà e dallo spazio a disposizione per giocare, sbagliare, sperimentare, esplorare.

L'ultima cosa che manca è il senso di benessere condiviso. I sistemi scolastici di tutto il mondo sono guidati dalla competizione. È una gara a chi arriva primo. Un valore che per alcuni funziona, ma se vogliamo sistemi scolastici che preparino meglio i bambini a un mondo sempre più globalizzato, affollato, minacciato dai cambiamenti climatici, dobbiamo promuovere una scuola fondata sui principi di collaborazione, attenzione reciproca e solidarietà.

Hai viaggiato in oltre venti paesi per scoprire le tecniche didattiche migliori, quali ti hanno colpito di più?
Ho visto scuole che offrono solide basi contenutistiche. L'insegnamento è intensivo, per così dire, dedica molto tempo alla memorizzazione delle conoscenze di base ed è molto attento alla pedagogia della padronanza. Ma se si vogliono sviluppare le abilità creative, i bambini devono avere tempo e spazio per esercitarsi. Questo approccio si ritrova in molte scuole finlandesi, dove gli alunni sono lasciati spesso liberi di sperimentare.

Ho visitato una scuola elementare finlandese dove una classe di bambini di sette-otto anni aveva il compito di girare un cortometraggio. L'insegnante ha dato le istruzioni e poi ha lasciato i bambini liberi di correre per i boschi mentre lei rimaneva in giardino. Mi è sembrato un po' pericoloso, e potrebbe non funzionare in ogni luogo, ma è questa la libertà e non deve avere una struttura. Il miglior esempio di “didattica della collaborazione”, a mio parere, è stato quello della High Tech High, una rete di scuole a San Diego, in cui ho potuto osservare una classe di sedicenni impegnata in un progetto. La prima metà della giornata era dedicata alle lezioni più tradizionali, la seconda era strutturata in base a un progetto trimestrale sul cambiamento climatico.

I ragazzi si erano divisi in tre gruppi: uno studiava la produzione di baccelli artificiali biodegradabili, un altro costruiva droni e l'ultimo programmava la realizzazione di un documentario. A conclusione del progetto, cinque giorni di trekking nella natura californiana per documentare, attraverso i droni, le condizioni della flora nel parco nazionale, sostituire i baccelli mancanti con quelli biodegradabili e poi caricare il cortometraggio su YouTube in modo da sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientaliste.

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Tutto questo quanto dipende dai bravi insegnanti?
L'insegnamento è il fattore più importante nell'apprendimento dei bambini e credo sia necessario trovare nuovi modi per parlare di questa professione e così ispirare la prossima generazione di insegnanti.

L'insegnante dovrebbe conoscere gli ultimi sviluppi delle neuroscienze sull’apprendimento, saper usare la più moderna tecnologia (e in un certo senso delegarle parte del lavoro), sfruttare la psicologia dei gruppi per capire le dinamiche tra i bambini e fare in modo che diano il meglio di sé, e allo stesso essere esperto di una materia. A me sembra il lavoro più entusiasmante del ventunesimo secolo. È così che sogno l'insegnante del futuro.

Nel libro scrivi che l'apprendimento deve essere la causa della nostra generazione se vogliamo continuare ad avere successo. Siamo sulla strada giusta?
Ci sono storie interessanti del recente passato. Settant'anni fa, quattro sudcoreani su cinque erano analfabeti e il paese dipendeva dagli aiuti internazionali. Oggi la Corea del Sud è l'undicesima economia del mondo, un gigante hi-tech, con aziende del calibro di Samsung e Hyundai, con la più alta percentuale di laureati al mondo. Questo è il potere dell'istruzione: in sole due generazione, ha completamente trasformato il paese da economia agraria a economia hi-tech.

Fai l'esempio della Corea del Sud, ma non è forse più difficile ristrutturare il sistema nei paesi già sviluppati?
Sì, è difficile, per questo penso che il mio libro sia importante. Nel mondo ci sono insegnanti, dirigenti scolastici, politici e pensatori che seguono già questi nuovi modelli e che rappresentano il sistema scolastico del futuro. Esistono questi esempi vincenti, ma ci manca il senso di urgenza a livello nazionale. Manca il sentimento comune che dovrebbe spingerci a investire soprattutto nell'istruzione, a prenderla sul serio e a valorizzarla, amarla, sostenerla. I nostri governanti non hanno una visione rivoluzionaria del sistema scolastico del futuro. Voglio che la gente capisca quanto sia complesso e importante permettere a tutti i bambini di imparare. E quanto sia altrettanto importante il contributo di tutti noi nel ripensare il sistema scolastico del ventunesimo secolo perché gli adulti riescano a prosperare nella società e i bambini a eccellere.

Che consiglio daresti ai genitori?
Siete nati per fare questo. Amate i vostri figli. Lasciateli liberi di giocare. Leggete libri insieme a loro. E poi aiutateli a scoprire quello che amano o quello che vogliono fare perché solo così riusciranno a imparare cosa significa migliorare e a capire che tipo di persona vogliono diventare.

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