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PIRELLI.COM / WORLD

Intervista a
Pharrell Williams

Musicista venerato e cantante di successo, Pharrell Williams è anche produttore geniale (ha concepito alcune delle maggiori hit di Madonna, Justin Timberlake, Jay-Z e Daft Punk, per citarne solo alcuni) e stilista consacrato a icona (chi non ha mai desiderato uno dei suoi assurdi cappelli da ranger?). Prepariamoci quindi a esplorare il suo universo: uno spazio di creatività in rapida e continua espansione.

Il 2017 si apre con una nomination al Golden Globe per la colonna sonora di Hidden Figures, di cui Pharrell Williams è anche produttore. Il film riceve tre nomination agli Academy Award e guadagna 229 millioni di dollari al botteghino mondiale. Più avanti, il cantante riceve una laurea ad honorem in Belle Arti dalla New York University. Ritirandola, dichiara: “I giorni in cui bastava partecipare come attivisti anonimi sono finiti. Come possiamo ispirare [le altre persone] se restiamo dietro le quinte?”. È chiaro: l’ispirazione è per lui un tema cruciale.

Oltre che artista, infatti, Williams è un raffinato maestro di stile: sinonimo di eleganza, esempio di un nuovo modo di essere uomo nell’era contemporanea. Per il suo marchio di moda, G-Star Raw, ha lanciato una collezione realizzata con tessuti prodotti da rifiuti di plastica recuperati dall’oceano – non proprio una semplice linea di abbigliamento. La sua agenda rivela infiniti interessi e attività, dall’educazione all’arte, dalle nuove tecnologie ai social media. E tutti questi progetti sembrano riflettere la sua personalità unica. 

E l’universo privato? In espansione anche quello. A gennaio, sua moglie Helen Lasichanh, ex modella, ha dato alla luce tre gemelli – fratelli di Rocket, 8 anni. Padre di quattro figli, Williams ha 44 anni ma ne dimostra 10 di meno. Il cantante di Happy (per cui ha ricevuto una nomination all’Oscar nel 2014) parla con toni rilassati e sorprende per la sua modestia. 

Pharrell, sembra tu sia in grado di gestire tanti di tipi diversi di creatività. Hai sempre avuto questo dono artistico?

Gran parte della mia creatività è un dono, ma senza disciplina non sarei andato da nessuna parte. Ho avuto la fortuna di essermi sempre sentito libero di fare quello che volevo. Quando ho dovuto lavorare con vincoli imposti da altri ho sempre deciso di abbandonare i progetti. Non posso creare se ho parametri fissati da altre persone – non è in linea con la mia personalità. Ho bisogno di seguire il mio istinto e ho imparato che questa attitudine mi porta sempre dove voglio andare, come artista.

Come descriveresti il processo del fare musica?

Mi faccio ispirare da tutto. Di solito comincia con una sensazione o un’impressione che mi mette in una buona atmosfera mentale o di umore. Può essere anche solo una parola o un’immagine: mi fa pensare a qualcosa e poi se ne va. Quando lavoro la musica arriva sempre prima dei testi. Poi piano piano, uno alla volta, arrivano la batteria, la melodia, la chitarra e tutto il resto.

Quali sono i luoghi in cui di solito scrivi la tua musica o hai l’idea originale per una canzone?

Le migliori canzoni che ho scritto sono nate da un’idea o un’impressione arrivata mentre stavo correndo o viaggiando. Ma mi è successo di inventare canzoni anche sotto la doccia!

Continui a considerarti un musicista, ora che la moda è diventata una parte così importante della tua carriera?

La musica è il mio più grande interesse, la mia passione. Significa molto per me ed è ancora importante. Amo esplorare la moda ma la musica sarà sempre il mio focus.

Perché sei interessato alla moda?

La moda è grande. Come performer, sul palco indossavo una miriade di outfit: c’è sempre stata una connessione per me. Amo il modo in cui la moda aiuta una persona a esprimere la propria individualità. È bello quando vedo i ragazzi far emergere il loro gusto personale o quando vedo qualcuno indossare un capo che ho disegnato e mixarlo con le creazioni di altri designer. Il vero potere della moda entra in gioco quando vedi le persone creare il loro stile distintivo, la loro identità. È entusiasmante.

Hidden Figures ha davvero cambiato la percezione dei diritti civili e il cosiddetto Girl Power. È questo aspetto della storia che ti ha convinto a produrlo?

Avevo una connessione con la storia che ho scoperto soltanto quando ho letto il copione. Ho parlato a mia madre del progetto: mi ha ricordato che da bambino ho conosciuto Katherine Johnson in persona [una delle tre donne la cui storia è raccontata nel film]. Mia madre mi ha spiegato che la nostra amica di famiglia è stata la prima donna afro-americana a dare un contributo fondamentale alle ricerche della NASA e al programma spaziale americano negli anni Sessanta. Sono stato molto contento di contribuire alla realizzazione del film che racconta di lei e altre due donne – Dorothy Vaughan e Mary Jackson – pioniere in un’era dove la segregazione era ancora forte e i neri dovevano lottare per il loro posto nella società.

Durante la cerimonia di laurea alla New York University hai detto: “Dobbiamo permettere alle donne di elevarsi”. Pensi che la discriminazione della donna sia tutt’oggi un problema? 

Penso che le donne meritino di essere riconosciute come pari all’interno della società. Hanno ancora una lunga strada da fare per trovare il loro posto. Ma sono molto contento che film come Hidden Figures possano segnalare che ci sono molte donne di talento, in grado di giocare un ruolo fondamentale in ogni campo.

Ti consideri un attivista politico?

Cerco di essere un cittadino politicamente impegnato e faccio del mio meglio per combattere le ingiustizie sociali. Spero, attraverso la mia musica, di offrire supporto a chi ne ha bisogno, e cerco di fare tutto il possibile per lottare per le cause importanti. Cerco di partecipare e fare la mia piccola parte. Voglio anche incoraggiare i miei colleghi artisti a sentirsi coinvolti. La nostra specie ha bisogno di lavorare più duramente per rendere il mondo un posto migliore. Dobbiamo condannare l’odio e il pregiudizio e quelli che lo promuovono. Non penso esista alcuna buona ragione per infliggere dolore a qualcun altro. Voglio aiutare a creare una società dove possiamo amarci e supportarci l’un l’altro.

Hai chiamato tuo figlio Rocket (razzo). Volevi liberare l’astronauta che c’è in te?

Abbiamo chiamato nostro figlio Rocket per migliaia di ragioni. Un razzo è una macchina creata dall’uomo, progettata per spiccare il volo. Ma l’abbiamo anche inteso come tributo personale a Rocket Man di Elton John e Rocket di Herbie Hancock, due dei miei musicisti preferiti di tutti i tempi.

Che tipo di padre sei?

Sono tenero ma anche severo. Con Rocket, Helen e io cerchiamo di spiegare più che possiamo: lui è molto curioso e capisce tutto. Voglio che sia in grado di vedere il mondo così com’è e scoprire da solo cosa vuole essere e cosa vuole fare nella sua vita.
Hai detto che la musica è ancora la parte più importante del tuo mondo. Se volessi riassumere cosa significa per te, cosa diresti? 
La musica unisce le persone. È una forza che le raggiunge ovunque siano e in qualunque momento. Non c’è niente di simile, è l’unica arte in grado di riempire tutto lo spazio intorno a noi. La musica ha un potere incredibile e io sono profondamente grato di poter scrivere canzoni e comunicare così con persone di tutto il mondo.

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