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Intervista a Aziz Ansari

Fotografie di Erik Tanner, Contour di Getty Images

Altro che Master of None: Aziz Ansari, scrittore, direttore, produttore e ovviamente attore della serie di Netflix, indiano americano e musulmano, è l'autore più innovativo del momento, un maestro del multitasking. Master of None ha ricevuto quattro nomination agli Emmy, ed è considerata dal nuovo pubblico mondiale dello streaming, una serie sorprendente dal divertimento e umorismo senza precedenti. Il vulcanico Aziz è attualmente impegnato nella pre-produzione della seconda stagione. Nella prima lo avevamo visto nei panni di un attore in crisi, il simpatico nerd Dev (una variante di se stesso), che si innamora della promoter musicale Rachel (Noel Wells).
Master of None si ispira al cinema degli anni Settanta più che alla televisione: Aziz, 33 anni, cita film di registi come Mike Nichols, Woody Allen e Hal Ashby, oltre alla nuova serie Louie (del suo amico e mentore Louis C.K.) e Girls come fonti d'ispirazione. L'attore aveva già lavorato con Netflix, che aveva distribuito il suo speciale di cabaret Buried Alive. Abbiamo parlato con lui alla fine di luglio, in un'intervista esclusiva faccia a faccia per Pirelli World.

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Aziz, come forse già saprai abbiamo deciso di intervistarti per il tuo ruolo nel cambiamento del panorama della commedia. Sei d'accordo?
Penso che tutto il settore della commedia e delle serie stia cambiando perché ci sono molti più canali per i contenuti, e anche per il tipo di distribuzione che influenza il pubblico. Lo streaming è protagonista. Si può fare binge watching, cosa che non era possibile fino a un paio di anni fa, diciamo prima della prima stagione di House of Cards. Oggi ci sono così tante voci nuove e penso che stiano emergendo prospettive e voci sempre più uniche. La mia speranza è che la nostra serie Master of None e il mio punto di vista rappresentino un'altra voce unica a cui il pubblico si sta interessando.

Secondo te, qual è la cosa che ti permette di spingerti oltre rispetto agli altri?
Penso sia semplicemente una questione di correre dei rischi. Nella prima stagione della nostra serie, nel secondo episodio, non si vede nessuno dei personaggi presentati nel primo. C'è un episodio che si svolge nel corso di un anno, e ci sono solo due personaggi: vengono messe in scena diverse mattinate in una relazione lunga un anno ed è tutta questione di prendere scelte del genere, mettendo alla prova te stesso e il pubblico.

Fotografie di Erik Tanner, Contour di Getty Images

In questo senso, Master of None è una serie di altissima qualità, prodotta direttamente per lo streaming, a differenza di ciò che accadeva in passato. Questo aspetto ha influenzato il tuo processo creativo?
Non credo lo abbia influenzato troppo, ma credo che nella seconda stagione ce ne siamo resi conto, abbiamo pensato: “Oh, wow, un sacco di persone guardano tutta la stagione velocemente!” Quindi penso che un po' ci sia entrato in testa, ma non credo che abbia influenzato la serie più di tanto. 

Secondo te come sta cambiando il rapporto con le generazioni più giovani, con tutta la questione del digitale e delle nuove tecnologie?
Penso siano semplicemente abituati a guardare le cose quando ne hanno voglia. Quando sentono parlare di una serie tradizionale, l'idea di “Oh, devo andare a casa per guardare quella cosa a quell'ora” è molto lontana da loro, e credo stia diventando molto lontana da me e da chiunque altro. 

Cosa credi che piaccia di più ai giovani dei tuoi lavori rispetto ad altri comici?
Ho 33 anni e credo che la nostra serie parli di una realtà in cui i ventenni e i trentenni di oggi possono riconoscersi. Ma probabilmente  trattiamo argomenti in cui tutti, a qualsiasi età, possono riconoscersi. Parlo dei problemi intramontabili come l'amore, il lavoro, l'amicizia e la famiglia. Come applicarli a questa generazione? Come renderli attuali per i tempi in cui viviamo? Cosa c'è di diverso oggi e come si può mostrarlo da una prospettiva unica? Ma alla fine, questi temi vanno bene per tutti.

In effetti, parlando di temi che vanno bene per tutti, sembra che il tuo rapporto con l'humour etnico e religioso sia particolarmente innovativo. Intendo che per tanti versi il tuo senso dell'umorismo non si riferisce a particolari razze o colori della pelle.
Già. Di solito quando si fa umorismo su questioni etniche, molte persone ne prendono le distanze. È un tipo di humour stereotipato, con battute cattive; penso che ci si stia impegnando per esplorare questioni razziali e etniche più in profondità, ma molte volte non vengano ascoltati altri punti di vista. Diciamo la verità: per lo più si tratta di bianchi che scrivono battute per persone con un diverso colore della pelle o etnia, e non il contrario. Ma la nostra serie è scritta da persone con quel colore della pelle e quell'etnia, quindi il risultato è genuino. E penso che il discorso valga anche per altre serie create da minoranze: vengono apprezzate perché, una volta tanto, sono autentiche. 

L'anno scorso hai scritto un libro sulla tecnologia, sui rapporti e sull'amore. Puoi parlarcene?
Stavo facendo del cabaret su alcuni di questi argomenti e ho notato che il pubblico si immedesimava molto. In tanti stavano affrontando queste questioni e sembrava che tutti pensassero: “Oh, mi ci riconosco tanto, sono l'unico che sta affrontando tutto questo”, ma in realtà tutti ci ritroviamo nella stessa situazione e abbiamo lo stesso problema. Abbiamo tutti gli stessi problemi. Quindi ho pensato che sarebbe stato interessante scriverci su un libro. Non solo i miei aneddoti divertenti sul fallimento e sull'amore, ma un libro che avesse delle basi scientifiche. Per questo l'ho scritto con un sociologo, abbiamo intervistato centinaia di persone e ho imparato molto.

Fotografie di Erik Tanner, Contour di Getty Images

Pensi che le nuove tecnologie rivoluzioneranno il tuo settore?
Sì, è inevitabile. Ovviamente rivoluzioneranno il settore, ma la cosa più interessante per me è che in America – e in altri paesi occidentali – c'è stato un grande cambiamento nel modo in cui consideriamo l'amore e il matrimonio. In passato, la gente si sposava molto prima e il matrimonio rappresentava una sorta di primo passo nel mondo adulto, mentre adesso assistiamo a un nuovo fenomeno in cui le persone spendono tempo a formarsi e a costruirsi una carriera e tutte queste questioni. Per uscire con qualcuno, invece, si affidano alla tecnologia, ai siti di appuntamenti, a internet, per trovare “l'esemplare” perfetto da sposare, mentre in passato ci si incontrava di persona e se funzionava bene, altrimenti pazienza. Quindi per me la tecnologia sta giocando un ruolo importante più su un livello emotivo che strettamente creativo o professionale o cose simili. Abbiamo affrontato questo problema nella seconda stagione di Master of None.

Come i social media hanno influenzato il tuo rapporto coi fan?
Facebook, Twitter e i social hanno un aspetto positivo: ti permettono di relazionarti con persone che apprezzano il tuo lavoro e che altrimenti non avresti mai conosciuto, e io apprezzo davvero ogni supporto che ho ricevuto in questo senso. 

Come prevedi sarà il futuro della televisione per quanto riguarda la tecnologia e i contenuti?
Non chiediamo altro che poter guardare le cose quando vogliamo, dove vogliamo. Insomma, il pubblico si sente molto più creativo rispetto al passato. Grazie al sistema dello streaming, il pubblico ha guadagnato libertà creativa. È fantastico!

Come ti aspetti che cambierà la tua serie?
Finché i miei partner creativi e io ci sentiremo ispirati e finché Netflix vorrà che la serie continui, io sarò felice di farlo. Se ci sentiremo ispirati e continueremo ad avere buone idee, saremo felicissimi di continuare la serie perché è un'ottima opportunità e amiamo lavorare insieme e con Netflix, quindi vedremo. 

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