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Il web
è ancora bello

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Nel suo racconto “La Biblioteca di Babele”, Jorge Luis Borges immagina un luogo che contiene tutti i libri possibili. La maggior parte è una successione di parole senza senso, ma la biblioteca deve necessariamente contenere anche tutti i volumi dotati di un significato. I bibliotecari cedono alla disperazione in questa ricerca di coerenza all’interno di un mare di informazioni arbitrarie, sconnesse e generalmente irrilevanti. 

Oggi, per la prima volta nella storia, l’antico sogno di Babele non è più un incubo di “insensate cacofonie”, come le descrive Borges, che minacciano di crollare in polverosi vortici di assurdità. Sì perché oggi, grazie a Internet, è possibile raccogliere, ordinare e portare a casa la totalità delle informazioni disponibili (molte delle quali irrilevanti e prive di significato) in modi che già la generazione precedente avrebbe ritenuto fantasiosi proprio come la leggenda di Babele.

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A ciascuno il suo
Naturalmente infuria il dibattito se il web abbia espanso i nostri orizzonti o solo indebolito le nostre menti, ma la sua natura ambigua ne fa semplicemente lo strumento più potente che sia mai stato inventato, perché ci permette di essere noi stessi. Se siete appassionati di madrigali toscani del tredicesimo secolo, ora avete la possibilità di seguire dal Nebraska questo interesse così di nicchia, collaborando con un socio che si trova a Mumbai. E se tenete rubriche sull’Asia, non c’è motivo per cui non possiate farlo da un villaggio di pescatori sulla costa adriatica della Slovenia, proprio come me.

Grazie a internet, oggi potete fare ciò che avete sempre fatto ovunque vogliate. Per contro, potete diventare ciò che avete sempre sognato di essere restando proprio lì dove siete. Il web ci libera dalla tirannia della comunità fisica con le sue convenzioni, limitazioni e usanze e ci permette di cercare la nostra comunità fino agli angoli più remoti della Terra. Un cambiamento fondamentale in cui le persone possono vivere essenzialmente in micro-società collegate e basate su ricerca intellettuale, interessi personali, impegno sociale, politica, sessualità e molto altro. Questa può rivelarsi una “benedizione a doppio taglio”, come dimostrano, ad esempio, i siti antisemiti o a sostegno della supremazia bianca. Ma al livello più profondo (e, a conti fatti, anche quello più benefico), il web offre i mezzi per la massima realizzazione di sé.

Nel frattempo sono spuntati portali online che aprono le porte a passioni che mai avremmo immaginato appartenerci. Il mare di informazioni irrilevanti che ci scorre davanti agli occhi trasporta pietre preziose che siamo diventati sempre più bravi a individuare per portarle a casa e contemplarle, se ci va, oppure ributtarle nel fiume. Un nuovo affascinante hobby, che sia la terapia con le campane tibetane, gli gnocchi piemontesi fatti in casa o i tipici maglioni Lopapeysa lavorati secondo la tradizione islandese, è letteralmente a portata di clic. 

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Possibilità illimitate
Anche le persone più analogiche possono realizzare il proprio potenziale tramite il mondo digitale. Queste due realtà, infatti, non si fanno la guerra, anzi sono complementari. Proprio come il filo di Arianna, l’algoritmo utilizzato da Spotify, Netflix e Amazon per consigliare prodotti e servizi d’interesse, seppure controverso, può condurci attraverso un labirinto di autentica scoperta. Chi accusa Internet di avere rimpicciolito il mondo facilitando la diffusione di una cultura pop globale insipida e uniforme dimentica che, in un mondo sempre più segmentato fra settori che vanno dall’aviazione ai libri antichi, il web permette di rispondere alle esigenze personali. Piuttosto che a un villaggio globale, sarebbe più efficace pensare a un cosmo interconnesso.

Anche il mondo degli affari dove, come ho avuto modo di apprendere scrivendo di intelligenza artificiale e Internet of Things, il culto della semplicità nella tecnologia e nella teoria della gestione sono stati soppiantati dalla ricerca di complessità, sta fronteggiando questo mondo più ricco e composito. Al posto di modelli universali, le tecnologie digitali stanno creando mercati via via più parcellizzati e frammentati e offerte pensate per fornire qualcosa di “unico”. 

Nella sua manifestazione migliore, il web può essere visto da individui che navigano in un mondo di complessità come un veicolo potente diretto verso l’“autorealizzazione”, il gradino più alto della “piramide dei bisogni” di Abraham Maslow, un’influente teoria psicologica avanzata negli anni Quaranta. Alla base di questa piramide a cinque livelli ci sono i bisogni fisiologici; salendo si incontrano il bisogno di sicurezza, di relazioni, di stima e per finire di autorealizzazione. Oggi Internet offre vie illimitate per esprimere il proprio potenziale. Ma la promessa di autorealizzazione va di pari passo con il paradosso del web, che minerebbe in profondità la nozione stessa di sé. 

Coscienza collettiva
Nel suo autorevole saggio intitolato La morte dell’autore, Roland Barthes definisce la scrittura come quello “spazio neutrale, composito, obliquo, dove il nostro soggetto scivola via, il negativo dove ogni identità si perde, a partire dell’identità stessa di chi scrive”. Questa teoria trova espressione concreta e radicale in esperienze di collaborazione in rete come Wikipedia, la narrazione collettiva e i software open-source, che nell’arco di pochi anni hanno eroso il culto moderno (e occidentale) dell’individuo e l’idea romantica che il testo scaturisca dalla mente di un solo genio. L’intelligenza artificiale farà ulteriori passi avanti in questo senso, sovvertendo e reinventando il senso stesso di ciò che significa essere umani. Il culto della coscienza individuale si sgretolerà ulteriormente quando le riflessioni delle nostre menti si intesseranno con quelle di un sistema computazionale cognitivo. Proprio mentre le tecnologie digitali ci permettono di diventare noi stessi, corriamo il rischio di iniziare a perdere l’orientamento, o l’illusione, di ciò che significa l’identità.

Dovremmo, inoltre, prestare attenzione a non cadere nella trappola di credere che il web necessariamente valorizzi i nostri talenti o riduca le diseguaglianze, perché la rete è in grado di costruire basandosi solo su ciò che già possediamo. Se siete il figlio geniale di un pastore di Ulan Bator, ora avete le leggendarie lezioni di Richard Feynman a portata di mano, cioè possedete gli strumenti per super-potenziare il vostro talento nella fisica. D’altro canto, se siete ossessionati da Taylor Swift, potete letteralmente trascorrere buona parte della vostra giornata a seguire ogni sua mossa e attorniarvi di una comunità globale di persone che la pensa proprio come voi. 

La più ambigua promessa di Internet potrebbe essere il suo potere di “permetterci di essere noi stessi”. È lo specchio gigante, e il facilitatore, dei nostri sé interiori. Il web amplifica quelle tendenze che già risiedono dentro di noi. Consente ai curiosi di alimentare la propria curiosità e ai superficiali di diventare sempre più frivoli. La rete è il più grande dono di sempre all’aspirazione e alla meritocrazia, ma non significa che sia necessariamente egualitaria. Per la verità, potrebbe essere lo strumento che avvolgerà e asservirà infinite masse in un seducente oppio di mediocrità, mentre (in un’era post-industriale in cui non esisterà più la forza lavoro) menti geniali ad Almaty, Lagos o San Francisco saranno occupate a ridisegnare il mondo, magari sviluppando proprio le tecnologie che alimenteranno gli spensierati Lotofagi.

Abbiamo il dovere di celebrare il potere trasformativo di internet, pur tenendo in conto che l’innesco digitale è anche il facilitatore dei nostri desideri più vacui (ed oscuri). Eppure il web non ha né colpe né meriti: come l’evoluzione è una forza fondamentalmente cieca e neutrale. La responsabilità è in mano nostra. 

BREVE STORIA DEL WEB
Il Web ha trasformato le nostre vite in modi che nessuno avrebbe potuto immaginare, mettendo in comunicazione persone in tutto il mondo, garantendo l’accesso alle informazioni, rivoluzionando l’interazione sociale, l’espressione di sé e l’utilizzo dei media e cambiando il nostro modo di collaborare in ogni ambito, dagli affari, all’arte, passando per la scienza. Di seguito una breve cronologia dell’invenzione che ha inaugurato una nuova era per l’umanità. 

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LE ORIGINI 
I semi vennero gettati nei lontani anni Sessanta, quando JCR Licklider, ricercatore al MIT, propose il concetto di “rete galattica”. L’idea era di fare in modo che i computer potessero comunicare fra loro trasmettendo “pacchetti” di dati. Il prototipo ARPANET fu lanciato nel 1969 con l’intenzione di trasmettere una parola, LOGIN, tra due computer in California. Tuttavia, il sistema andò in crash e inviò soltanto la lettera G.

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LA SVOLTA
Negli anni Ottanta, mentre lavorava al CERN in Svizzera, l’informatico inglese Tim Berners-Lee cominciò a sognare una rete di condivisione informatica globale. Nel 1990 scrisse i programmi del World Wide Web, portando alla realizzazione della prima pagina Internet alla fine di quello stesso anno. L’idea rivoluzionaria di Berners-Lee era stata l’utilizzo degli hyperlink, che, in una rete a rapido sviluppo, permettevano agli utenti di saltare da una pagina all’altra con il “clic del mouse”. Sin dall’inizio Berners-Lee previde la trasmissione istantanea nel mondo di contenuti ricchi e multimediali. Il Web fu inizialmente reso disponibile a istituti di ricerca nel gennaio del 1991 per poi diventare accessibile al pubblico sette mesi dopo. 

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I RIFLETTORI 
Era bellissimo avere accesso a montagne di dati in reti di computer, ma come localizzare ciò che si cercava? La rivoluzione arrivò con lo sviluppo di motori di ricerca in grado di individuare qualsiasi parola in un testo e non solo nei titoli delle pagine Web. Il primo fu WebCrawler nel 1994, seguito da Lycos e Altavista, che iniziarono a scatenare il potenziale di Internet. Poi, nel 1998, fu lanciato Google, che rivoluzionò l’esperienza online sviluppando algoritmi per classificare le pagine in base alla loro rilevanza e diventò uno degli attori principali nell’universo del dot.com.

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LA VITA ONLINE 
L’avvento dei social network ha poi trasformato la natura dell’interazione umana. Nel 2004 la rivoluzione di Facebook ha fatto diventare “amici” dei semi (o addirittura perfetti) sconosciuti, portando gli accademici a interrogarsi se la nozione di “privacy”, un concetto relativamente moderno, fosse stata erosa dalla mania di condividere online le proprie vite. Da quando la Nokia nel 1996 ha inventato il primo cellulare dotato di browser Internet, le tecnologie wireless sono cresciute in modo esponenziale per mantenere le persone costantemente connesse. Nel frattempo, Amazon, eBay, Alibaba e Flipkart hanno trasformato tutto il mondo in un centro commerciale, in cui è possibile girovagare senza nemmeno uscire dall’agio di casa propria. 

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IL PROSSIMO GRANDE SALTO 
Il World Wide Web ha consentito alle persone di parlarsi da un angolo all’altro della Terra. La prossima rivoluzione sarà mettere in comunicazione miliardi di dispositivi tramite l’Internet of Things, che sfrutta l’infrastruttura Internet esistente per permettere a oggetti fisici come apparecchi, automobili e smartphone di scambiarsi dati. IoT non è solo il frigorifero di casa che dice alla macchina del caffè di accendersi al mattino, è ben altro: significa connettere fabbriche, prodotti, servizi e processi in ecosistemi digitali che permeeranno ogni area della vita e dell’industria globale. Gli esperti di tecnologie la chiamano “la quarta rivoluzione industriale”.

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