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Il reportage di Alessandro Scotti
nel mondo della gomma naturale

Fra Indonesia e Thailandia l’emozionante viaggio di Scotti illustra il percorso che va dal lento processo di estrazione del lattice fino alla produzione dei pneumatici

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Il reportage di Alessandro Scotti
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Un viaggio di tre settimane per incontrare i farmer di gomma naturale sull’isola di Giava e di Sumatra, in Indonesia, per recarsi poi nelle piantagioni nella provincia del Chonburi, in Thailandia. Per Alessandro Scotti, autore, fotoreporter e già Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite, sembrava un incarico tra i tanti quello assegnatogli da Pirelli. Nel suo curriculum, infatti, Scotti conta già reportage realizzati in più di 30 Paesi, dalla Cina al Vietnam. Tra i vari progetti, uno dei più intensi ha riguardato il reportage sul narcotraffico in diversi continenti: dall'Afghanistan alla Colombia, dai Carabi alla Birmania.

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Ma questa full-immersion in luoghi ed esperienze di tutt’altra natura ha saputo suscitare emozioni in lui inaspettate, offrendogli una nuova prospettiva su una materia prima che danno tutti per scontata: la gomma naturale. Il risultato è una serie di fotografie - in bianco e nero - di volti, animali, nature in movimento e spezzoni di vita in grado di catturare l’essenza della vita nelle piantagioni facendo compiere un viaggio virtuale allo spettatore.

“A livello visivo, il mio lavoro è una celebrazione dei coltivatori, del loro lavoro e dell’approccio che essi hanno nello svolgere bene le loro attività”, afferma Scotti. “Si tratta di persone molto semplici ma che, come veri e propri artigiani, onorano le tradizioni e si trasformano in giganti, grazie alla loro arte nel realizzare questo lavoro e nel saper dialogare con la natura. La loro capacità di leggere la natura ai miei occhi è risultata incredibile. Possiedono un linguaggio totalitario, un lessico che a me è ignoto”.

Lavorare con la natura

La gomma naturale è quella materia prima di cui non esistono sostituti sintetici che abbiano la medesima efficacia per la costruzione di un pneumatico. Pirelli, che non è proprietaria di piantagioni della gomma, ottiene questo prezioso materiale dai rivenditori e processatori che, a loro volta, acquistano la gomma dai coltivatori, spesso riuniti in piccoli gruppi per effettuare le vendite all'asta.

Pirelli - che con l’obiettivo di promuovere e sviluppare un approvvigionamento sostenibile e responsabile di gomma naturale lungo tutta la catena del valore, ha sviluppato una Policy sulla gomma naturale - ha voluto fare un salto in avanti per raccontare questo mondo finora inesplorato. Un racconto fatto di immagini per promuovere la conoscenza di questa preziosa materia prima, contribuire a preservare le foreste e la biodiversità e supportare lo sviluppo delle comunità ed economie locali.

“La coltivazione della gomma naturale fa crescere il livello dell’economia familiare”, conferma Alessandro Scotti. “Dopo sette anni, gli alberi cominciano a produrre. I farmer, sia uomini che donne, li incidono con il coltello, lasciano scorrere il lattice nella mezza noce di cocco e poi lo fanno solidificare in parallelepipedi da 50 chili. Infine vendono questi blocchi nelle aste settimanali all’aperto, al prezzo del mercato mondiale che noi leggiamo sui maggiori quotidiani finanziari”.

Lavorare in modo sostenibile con i coltivatori è una priorità per Pirelli, la cui Policy sulla gomma naturale è stata elaborata grazie alla consultazione con gli stakeholder, tra cui le ONG internazionali, i principali fornitori di gomma naturale per Pirelli, i rivenditori e i coltivatori all’interno della catena di fornitura, i clienti automotive, le organizzazioni multilaterali.

Quello che Scotti ha visto in Indonesia e Thailandia, è stato un sistema, e una materia prima, che offre da vivere a migliaia e migliaia di persone. Nonostante il contesto dei coltivatori di gomma sia molto variabile tra un Paese e l’altro - la Thailandia, ha grandi piantagioni, mentre Sumatra offre piccoli appezzamenti multipli - la dipendenza dalla natura rimane la stessa.

Il ritmo della natura

“La vita di queste persone dipende molto dalla natura”, racconta Scotti. “In realtà si tratta di una dipendenza reciproca e si basa su un ritmo ben preciso e cadenzato che non è necessariamente il nostro ritmo”.

Un ritmo perfettamente scandito dal tempo necessario per estrarre questa risorsa naturale. Un albero della gomma inizia a produrre il lattice solo verso i sette anni. Quindi, è necessario effettuare la raccolta tramite estrazione, che prevede la realizzazione di un’incisione sulla corteccia per poi lasciare che questa linfa lattea goccioli in un piccolo contenitore, o in mezza noce di cocco, per svariate ore.

Non è possibile accelerare il processo e neppure effettuare l'estrazione dallo stesso albero giorno dopo giorno, altrimenti l’albero subirebbe un forte stress, si indebolirebbe e non sarebbe più in grado di produrre lattice. In genere, l’arte di estrazione della gomma viene tramandata di padre in figlio e Pirelli, in collaborazione con i processatori della gomma, come ad esempio Kirana Megatara in Indonesia, organizza corsi di formazione per i farmer per tutelare e massimizzare la fonte del loro guadagno, ovvero l’estrazione del lattice.

Dalla natura alla strada

“Tutto viene fatto con la massima calma in un ambiente profondamente tranquillo”, racconta Scotti. “È necessario solo rallentare il ritmo. Non appena si compie questa operazione, è incredibile accorgersi come un luogo in cui nulla pareva accadere, improvvisamente diventi come una megalopoli frenetica, in cui tutto, insetti, animali, piante sono in continuo movimento e in perenne attività.

“Sembrano luoghi sovraffollati di vita”, ricorda il fotografo. “In questo ambiente, le persone ricoprono un ruolo apparentemente marginale.. Vivono in quel flusso vitale che fa parte del loro modo di essere. E coabitano con la natura”.

È questa l'esperienza che Scotti trasmette nella sua emozionante serie di foto e video in bianco e nero, in cui ritrae persone e luoghi che estraggono la gomma naturale, elemento essenziale della nostra vita quotidiana.

“È interessante notare che i gradi di separazione sono molto limitati”, conclude Scotti. “La catena tra i coltivatori di gomma che vivono nella giungla e il prodotto che siamo così tanto abituati a vedere per strada è molto corta”.

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