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Il futuro vive
nelle smart cities

Al Global City Summit di Singapore si è discusso del futuro delle città. L’Asia fa passi da gigante e l’Europa conta su molte eccellenze, come Barcellona, che ospiterà lo Smart City Expo World Congress e potrebbe strappare il primato a Milano

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Nella provincia di Chonburi, in Thailandia, si trova la più grande città industriale del paese, una città che punta a diventare smart e a raggiungere l’autosufficienza energetica facendo affidamento esclusivamente su fonti rinnovabili. Amata, questo il suo nome, prevede in concreto di avviare un progetto per la costruzione di un sistema di Smart Grid e di una nuova centrale termoelettrica e lo scorso 8 luglio ha firmato una lettera di intenti con la giapponese Yokohama Urban Solution Alliance per realizzare le sue ambizioni. Questo è soltanto uno degli accordi che diverse città hanno stretto tra loro durante la riunione inaugurale dell'Asean Smart Cities Network (ASCN), una rete nata lo scorso aprile in seno all’Association of South East Asiatic Nations (ASEAN) proprio con l’obiettivo di creare sinergie per la gestione intelligente dell'energia su scala urbana. Oggi ne fanno parte 26 città della regione, che si sono trovate al primo banco di prova nel contesto di un’iniziativa ancor più importante: il Global City Summit 2018. 

Il futuro vive nelle smart cities

Arrivato alla sesta edizione, il Global City Summit di quest’anno, tenutosi a Singapore, è stato interamente dedicato alle “Città vivibili e sostenibili”. Due i momenti salienti: il Forum dei Sindaci, a cui hanno partecipato i primi cittadini di 117 città del mondo, e il Simposio dei Giovani Leader, con circa 90 partecipanti arrivati da 40 centri, tutti uniti da una convinzione: «i progressi nella tecnologia, come la digitalizzazione, i big data e l'intelligenza artificiale, possono farci reimmaginare e ricostruire le nostre città, migliorandone la vivibilità e la sostenibilità», per usare le parole del ministro dello sviluppo di Singapore, Lawrence Wong.

Del resto, la trasformazione digitale e la rivoluzione socio-economica delle città non sono più orpelli né utopie, ma necessità. Entro il 2030 oltre due terzi della popolazione umana abiterà in aree urbane, nel 2050 in tutte le città del mondo si avranno 2,5 miliardi di nuovi residenti e l’80% dell’energia mondiale sarà destinata al fabbisogno delle grandi metropoli globali. Gli investimenti globali complessivi nel mercato smart city dovrebbero superare i 2.500 miliardi di dollari entro il 2025, secondo un recente studio Grand View Research. 

L’Eden Strategy Institute di Singapore ha identificato le cinquanta principali smart city del mondo in base a organizzazione, leadership, budget e fornitura di incentivi finanziari. La top 10 vede Londra, Singapore, Seoul, New York, Helsinki, Montreal, Boston, Melbourne, Barcellona, Shanghai. Secondo l’istituto di ricerca, per le città americane ha avuto un ruolo positivo la concorrenza tra il governo federale e quello cittadino, mentre le città europee sono state particolarmente efficaci nel coinvolgere i cittadini nei processi di sviluppo delle smart city, tra cui le consultazioni e i bilanci.

Non è un caso che proprio una città europea, Barcellona, si prepari ad ospitare uno dei più importanti eventi internazionali sulle smart city: lo Smart City Expo World Congress (SCEWC). Dal 13 al 15 novembre, le delegazioni di oltre 700 città e 700 espositori porteranno il loro contributo. Perché, e non va dimenticato, a fare la loro parte devono essere tanto le amministrazioni quanto le aziende, che devono collaborare con l’obiettivo di rendere le metropoli luoghi migliori in cui vivere. Perché è proprio da lì che deve partire la rivoluzione.

«Le città svolgeranno un ruolo chiave nella transizione energetica e la possono guidare verso un futuro più sostenibile», ha dichiarato Simone Mori, responsabile degli affari europei del Gruppo Enel alla prima conferenza sulle smart city ospitata dall’Ambasciata italiana a Berlino. «Lo sviluppo di infrastrutture energetiche intelligenti, dalle energie rinnovabili allo stoccaggio di batterie negli edifici, attraverso reti in fibra ottica e contatori intelligenti, all’illuminazione pubblica intelligente e ai veicoli elettrici, è un passo fondamentale in questa direzione». E l’Italia? Ha molta strada da fare. Ma può ispirarsi alle esperienze positive di comuni medio-piccoli e all’eccellenza di Milano. A fotografare la situazione di Milano è stato il recente il booklet realizzato da Assolombarda in collaborazione con EY, che mette la città a confronto con i quattro capoluoghi delle regioni manifatturiere maggiormente produttive d’Europa: Barcellona, Lione, Monaco di Baviera e Stoccarda. In base a 112 indicatori che prendono in esame tecnologia, servizi, strategia e qualità della vita dei centri, Milano regge il confronto, ma non solo. È la migliore per quanto riguarda l’integrazione nella gestione delle infrastrutture e l’ottimizzazione delle reti attraverso le multi-utility. Buona anche la situazione a livello di servizi e applicazioni “smart” e di mobilità, su cui Barcellona resta però prima in classifica. Unico neo l’ambiente, per dotazione di aree verdi e qualità dell’aria.

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