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Emiliano Ponzi

Emiliano Ponzi
Credits photo by Emanuele Zamponi

Q: Quando hai deciso di voler fare questo lavoro? eri il tipico bambino a cui piace disegnare? come ti sei trovato a fare l’illustratore?
EP: Ho sempre disegnato. Ricordo i lunghi pomeriggi d’estate, dopo il pranzo, quando era troppo caldo per tornare in spiaggia: disegnavo ad un grande tavolo mentre mia madre stirava alle mie spalle. Eppure all’inizio la scuola di illustrazione è stata quasi un ripiego rispetto alle università “tradizionali” a numero chiuso nelle quali non venni preso. 

Q: Quali sono stati i tuoi modelli?
EP: Quando ho iniziato c’era una visione molto locale del mondo, internet era ai suoi albori, quello che conoscevo era frutto di un’esperienza diretta sugli scaffali delle librerie o in edicola. I modelli li ho avuti solo quando mi sono trasferito a Milano e sono entrato nel mondo dell’illustrazione professionale. Primo ero più un outsider.

Q: Che differenza c'è tra il disegnare la copertina di un libro e illustrare un articolo? che metodo usi? che tipi di limiti comporta avere uno spazio prefissato? 
EP: Sicuramente “metodo” è la parola chiave, significa applicare un modello che funziona quindi direi che c’è poca differenza nella concettualizzazione di una copertina o qualcosa d’altro. Quello che cambia è solo la time line: un libro o una pubblicità devono comunicare in maniera più immediata e impattante, il loro scopo è attirare l’attenzione subito quindi il messaggio deve essere condensato e immediatamente leggibile. Lo spazio è spesso una potenzialità per cambiare la morfologia di un’immagine.

Q: quanto è importante il rapporto con il committente, lo scambio di vedute, la sintonia?
EP: Dipende: spesso è un lavoro sinergico che arricchisce il risultato finale, altre volte lo deprime. Essendo un gioco di ruolo è necessario che ognuno rispetti la parte che gli è stata assegnata: invito i clienti con cui fatico a dialogare a dirmi qual è il messaggio che vogliono comunicare e non cosa disegnare, quello è il mio territorio che devo proteggere perché la firma sul lavoro sarà la mia. Credo sia un indicatore di grande professionalità da ambe le parti.

Q: Com’è stato misurarsi con due giganti della cultura occidentale come MoMa e Penguin? 
EP: Queste esperienze mi hanno insegnato molto sia in termini relazionali che di problem solving. Quando ho iniziato entrambi i progetti  assieme ero contento e lusingato consapevole anche del carico di responsabilità che un’esposizione del genere mi avrebbe dato. Devo dire però che il motivo del mio stress non è stato tanto causato dall’ “ansia da prestazione“ per la magnitudo dei clienti quanto alla volontà di creare il miglior “prodotto artistico” possibile. Ho scritto e illustrato entrambi i libri e questo mi ha dato l’opportunità di tracciare la direzione che poi si è certamente modificata in seguito grazie all’apporto che mi è stato dato dai team di lavoro. 

Q: Hai appena finito un lavoro in una fermata della metropolitana di Milano. È la tua prima esperienza di disegno in uno spazio pubblico, che tipo di esperienza è stata?
EP: Disegnare la fermata Tre Torri è sicuramente stata una novità per tipologia di lavoro e la dimensione. Ho sentito la responsabilità di disegnare qualcosa che rimarrà sotto gli occhi di tutti per lungo tempo.Tutte le immagini sono molto grandi nei primi piani, in scala uno ad uno in modo da poter creare una sorta di relazione emotiva con gli utenti della metropolitana. Ogni scena doveva convivere in maniera armonica con la successiva così come con la scena sul muro di fronte. Gli allestitori hanno fatto un ottimo lavoro e vederle dal vivo è stato molto emozionante.

Q: pensi che sia un momento bello per l'illustrazione? c'è un'epoca d'oro che dobbiamo rimpiangere o credi che questo sia un momento particolarmente vibrante per questo tipo di arte?
EP: Ogni arte applicata ha avuto il suo “golden age” che ciclicamente ritorna. Prima dell’illustrazione c’è stato il grande momento della fotografia digitale dove d’improvviso erano diventati tutti grandi fotografi e grandi critici. E’ lo stesso punto in cui siamo adesso, l’accessibilità al disegno (digitale in primis ma non solo) ha permesso la “democratizzazione” dell’illustrazione diffondendola ad orizzontalmente. Questo è certamente un bene in senso lato ma crea anche tanta spazzatura visiva.

BIOGRAFIA
Emiliano Ponzi vive a Milano, è un illustratore pluripremiato, apprezzato e conosciuto per il suo stile netto e definito. Ha realizzato illustrazioni per pubblicità, riviste, libri e giornali e ha lavorato per clienti come New York Times, Le Monde, New Yorker, Newsweek, La Repubblica, Penguin Books, Louis Vuitton, Hyundai, Bulgari, Feltrinelli, Lavazza, Mondadori, Ferrari e la Triennale di Milano. Il primo libro di Ponzi, The Journey of the Penguin, è stato pubblicato nel 2015 da Penguin Books per il suo 80esimo anniversario e racconta o meglio, immagina, la storia dello sviluppo dell'iconico brand della casa editrice. Il suo secondo libro, The Great New York Subway Map, racconta invece una storia vera, e cioé come il grafico Massimo Vignelli, nel 1972, ha disegnato la mappa della metropolitana della città. Verrà pubblicato dal MoMA nel 2018.

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