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DuPont e Pirelli: insieme per sicurezza e sostenibilità

Pirelli sigla l'accordo globale con DuPont Sustainable Solutions per un approccio standard da tenere in materia di cultura della sicurezza. I dettagli:

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DuPont e Pirelli: insieme per sicurezza e sostenibilità

Pirelli è una delle client companies e nel 2013 ha siglato un un accordo globale con DuPont Sustainable Solutions che prevede proprio un’attenzione particolare sull’approccio standard globale da tenere in materia di cultura della sicurezza all’interno del Gruppo. 
Il programma ha preso il via nel 2014, inizialmente nel Regno Unito, nel Venezuela, in Argentina, Messico, Turchia e Romania. Nel 2015 è stato esteso a tutte le sedi del Gruppo. 

Da diversi anni, DuPont ha notato che sempre più società sono interessate a migliorare e sviluppare la propria cultura in termini di sicurezza. Ha deciso così di dedicare un’area del proprio business ad un servizio  per aziende.
Con il tempo l’attenzione si è spostata dalla semplice sicurezza sul luogo di lavoro all’area confinante della sostenibilità. 
Un esempio concreto di come sicurezza e sostenibilità possono avere un impatto positivo sul bilancio. 
Il team DuPont per la sostenibilità aziendale è guidato da Dawn Rittenhouse che, in un’intervista per pirelli.com, ci ha spiegato il suo pensiero. 

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Rittenhouse vanta un’esperienza di oltre 35 anni in DuPont. Grazie al suo background sia nella chimica che nel management, si è occupata prima di tutto del lato business. 
È importante notare che Dawn non ha una formazione specifica in termini di sostenibilità ma l’ha ha maturata in modo semplice, ma molto orientato al business, sul campo  grazie al suo CEO nel 1998. 

“Mi aveva chiesto di capire veramente cosa fosse la sostenibilità e cosa significasse per l’azienda” ha detto, aggiungendo: “E ci sto ancora lavorando”.

La sfida, nelle parole di Dawn, è stata generare crescita e valore per gli stakeholders riducendo l’impatto ambientale dell’intera filiera  - comportandosi da buoni cittadini in ogni circostanza. 
Un esempio è l’industria dei pannelli solari. DuPont produce diversi materiali che vengono usati per la produzione dei pannelli. La US EPA ha notato come il miglior modo per ridurre l’impatto sull’ambiente sia allungare la vita di un prodotto. L’approccio di DuPont è stato quindi quello di sviluppare materiali che rendessero più longevi i pannelli – riducendo contemporaneamente sprechi e investimento per i clienti. 

Storicamente DuPont è conosciuta anche per l’elevato standard di sicurezza sul lavoro, particolarmente nella fase di produzione e questo, come Rittenhouse spiega, ha portato alla sua evoluzione in un’attività redditizia a sé stante. 
“Siccome eravamo conosciuti per il nostro livello di sicurezza e le persone venivano da noi in cerca di aiuto, con il tempo abbiamo trasformato questo know-how in un servizio e abbiamo iniziato a fornirlo ai clienti”

Prendersi cura della sicurezza dei dipendenti significa farlo non solo nel luogo di lavoro ma anche fuori. Per esempio, per chi lavora in ufficio il momento più pericoloso della giornata sono i frequenti viaggi casa-lavoro, in questo caso si tratta quindi di una richiesta di educazione che va al di là degli aspetti strettamente professionali. 
In Pirelli - un altro esempio – adesso ci sono manifesti in giro per l’HQ che invitano a fare le scale anziché prendere l’ascensore spiegando i benefici di questa buona abitudine. 

Insieme a DuPont, Pirelli ha sviluppato un programma in 3 fasi, per un periodo dai 2 anni e mezzo ai 3, da adottare nelle sue varie sedi. Nella prima fase, la metodologia DuPont prevede la valutazione della cultura della sicurezza in azienda. Questa viene effettuata mediante colloqui, indagini e sopralluoghi nei negozi e negli uffici. A partire dai dati riscontrati, viene poi elaborato un piano di miglioramento, la fase 2. Questa si concentra sulla gestione della sicurezza, sulla formazione di manager e lavoratori e sull’individuazione di nuove abitudini utili alla sicurezza, come incontri o conversazioni. 
Nella fase finale viene valutata l’efficacia del programma. Nelle sedi in cui il programma è stato adottato, i risultati sono stati molto positivi. 
Negli stabilimenti Pirelli fuori Torino, il tempo perso a causa di infortuni sul lavoro è infatti sceso dalle 128 ore del 2008 alle 6 del 2014, la frequenza degli incidenti è diminuita del 95% così come la gravità.
Una chiara situazione di win-win, sia per l’azienda che per i dipendenti.

Rittenhouse nota che, mentre una volta le aziende potevano essere spinte più da fattori esterni come la regolamentazione, sempre più spesso sono motivate dal proprio interesse e dal bilancio. Come professionista che ha lavorato nell’ambito della sostenibilità dal 1998, Dawn ha notato questo cambiamento, anche in occasione di eventi recenti come la conferenza sul clima di Parigi. 

“Anni fa questo sarebbe stato un evento per i soli governi, con le aziende confinate ai margini a cercare di capire cosa succedeva e magari influenzare i processi. Adesso invece le società sono direttamente e proattivamente coinvolte e danno contributi costruttivi”. 

“Penso anche che le aziende stiano iniziando a percepire gli effetti dei cambiamenti climatici come qualcosa che accade oggi. E non tra 50 anni”. 

Attraverso i propri comportamenti, le interazioni con la filiera produttiva e la possibilità di trovare nuove opportunità di business in prospettiva con il cambiamento climatico, le industrie posso dare veri contributi materiali e accelerare i miglioramenti. 

“Attraverso la propria attenzione sugli aspetti materiali – conclude la Rittenhouse - le aziende possono fare la differenza su ciò che è davvero più importante”.

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