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Domus Forum 2020,
ripensare il futuro attraverso le città

Come saranno le smart cities? Quali le direttrici per lo stare insieme? Se ne è parlato al convegno della rivista Domus

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ripensare il futuro attraverso le città

Le città sono da sempre dei punti di osservazione privilegiati per immaginare il futuro, e per la quarta volta in Domus Forum – the future of cities, organizzato dalla rivista di architettura Domus, urbanisti, economisti, istituzioni e aziende si sono interrogati sulle evoluzioni e le innovazioni in corso nelle metropoli del mondo. 

Quest'anno più che mai, con gli sconvolgimenti portati dalla pandemia, l'idea di città cambierà, e con essa quella di società globale. Come? A questa domanda ha cercato di rispondere il Forum, organizzato nella forma ibrida, da remoto e in presenza, presso il Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano.

Il punto di partenza è stato lo scenario globale, con le sfide imposte dalla crisi climatica, dalla sovrappopolazione e dallo sviluppo urbano a volte incontrollato, a cui si è aggiunta il Covid-19. Il Forum ha individuato dieci parole chiave su cui provare a ragionare per il futuro: complexity, net, education, freedom, sustainability, fragility, space, resilience, solidarity, vision.

Domus Forum 2020, ripensare il futuro attraverso le città

Di quest'ultima ha parlato Marco Tronchetti Provera, Ceo e Vicepresidente esecutivo di Pirelli, una delle aziende protagonista nella definizione delle smart cities grazie al suo ruolo nell’ambito della mobilità: «L'approccio verso il futuro e il nuovo dev'essere di curiosità, non dobbiamo subire la realtà, ma pensare di potervi influire. E avere visione è anche vedere il futuro in positivo», ha detto Tronchetti Provera, ricordando come lo stesso Giovanni Battista Pirelli abbia fondato la società proprio  grazie al coraggio di una visione.

Nella città del futuro non c'è spazio per le disuguaglianze: «Bisogna eliminare i divari sociali, tutto deve diventare più inclusivo», ha sostenuto, invece, David Chipperfield, guest editor 2020 di Domus, che ha osservato nel suo lavoro il desiderio degli architetti di essere sempre più vicini alla comunità. «La priorità deve diventare la qualità della vita delle persone, e questa può essere migliorata solo con un'ampia collaborazione di tutti i player».

Come sarà quindi la città del domani, anche alla luce della crisi causata dalla pandemia? Alla domanda hanno risposto, indicando tre parole, tre importanti architetti e professori, provenienti da diverse parti del mondo. Per Vittorio Magnago Lampugnani, storico e teorico dell'architettura, professore emerito all'Eth di Zurigo, già direttore di Domus, dev'essere: «Funzionale, connettiva e bella».

Per Sarah Whiting, preside della facoltà di Architettura alla Harvard Graduate School of design, la keyword è una sola ma vale per tre: «Generosità. La pandemia ci ha fatto rivalutare gli spazi aperti, come i parchi, ma soprattutto quelli chiusi, dove viviamo: dovremo essere più generosi nel pensare un'edilizia collettiva, ingrandire gli spazi, creare open space larghi. Forse non restringeremo più tante persone in pochi metri quadrati».

Per Wowo Ding, direttrice del Center of the future city and human settlements alla Nanjing University, le tre caratteristiche fondamentali di una smart city sono «la riciclabilità, l'inclusività e la resilienza. Soprattutto quest'ultima è diventata una necessità dopo la pandemia: la capacità di recuperare velocemente dalle difficoltà può portare speranza alle persone».

La rivoluzione di smart cities vivibili, inclusive e sostenibili a livello ambientale e sociale deve partire dal principio, dall'educazione. Ne è convinto Giovanni Fosti, presidente della fondazione Cariplo: «L'accesso alla cultura per tutti è fondamentale – ha detto nel suo intervento – Il virus ci ha mostrato l'importanza della lotta alla povertà digitale, perché è un blocco alla mobilità sociale e alla coesione: alcuni bambini sono rimasti esclusi dalla didattica a distanza. La scuola è il luogo della comunità e della conoscenza, senza cui le città non hanno futuro».

Anche il ruolo dei media è cruciale, «perché a voler cambiare le città devono essere i cittadini, e i cittadini devono capire che il cambiamento è necessario e ormai molto urgente», ha aggiunto Lampugnani. «Se poi questa transizione verso delle città migliori e più smart sarà accelerata dal Coronavirus, ancora non possiamo saperlo, visto che la pandemia è ancora in corso», ha ammonito Wowo Ding. Di sicuro, però, la strada verso città dove le persone stiano meglio a livello ambientale, sociale e culturale è tracciata, anche grazie al contributo di architetti e urbanisti, che ripensano spazi e luoghi con gli occhi sempre proiettati al futuro.

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