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PIRELLI.COM / WORLD

Come l’innovazione
ti ha cambiato la vita?

Quando sei venuto a contatto con l’innovazione per la prima volta a livello personale?
Potrei dire che il mio primo incontro con l’innovazione è avvenuto prima ancora che io nascessi, quando ancora mi trovavo nella pancia di mia madre. E questo primo incontro mi ha toccato da vicino: i medici scoprirono infatti che, nel corso dello sviluppo prenatale, il cordone ombelicale era avvolto attorno al collo in maniera abbastanza stretta. Comunicarono perciò a mia madre che un taglio cesareo sarebbe stato assolutamente raccomandabile, vista la posizione in cui mi trovavo e visto anche il rischio di soffocamento legato ad un normale parto spontaneo. Ciò non sarebbe mai stato possibile se i medici non avessero avuto a disposizione le informazioni raccolte dal monitoraggio continuo della gravidanza di mia madre, un adeguato accesso alle informazioni e se non ci fossero state la tecnologia e le procedure in grado di creare gli ultrasuoni e le immagini di un feto in via di sviluppo. 

L’innovazione medica mi ha perciò salvato la vita e mi ha aiutato in modi che solo qualche decennio fa erano inimmaginabili. Ma non si tratta solo di questo. Ogni giorno i progressi tecnologici, di pensiero e di processo ridefiniscono il mondo dove viviamo, aprendo nuove strade che nessuno avrebbe mai pensato di potere percorrere. Forse può sembrare un pensiero sciocco, ma io sono ancora meravigliato e grato in quanto le innovazioni del passato mi hanno praticamente salvato la vita e dato la possibilità di vedere un futuro così ricco di opportunità.

In quale modo pensi che l’innovazione stia cambiando il mondo e quali sono le zone dove l’impatto sarà maggiore?
Credo che l’innovazione, ossia lo spirito della creatività, di per sé non abbia alcun limite. Se ci guardiamo attorno per vedere come è cambiato il mondo da 10 anni a questa parte, comprendiamo il potere di trasformazione dell’attività della mente umana. Prendiamo ad esempio lo smartphone, che rappresenta il collegamento vitale della società moderna e che fino a 10 anni fa non esisteva. Ed è incredibile che queste possibilità di connettività immediata e collegamento costante con qualsiasi angolo nel mondo si siano sviluppate fino a tal punto in soli 10 anni. Un altro trend in costante crescita è l’automazione, che secondo me dovrebbe interessare e coinvolgere i nostri politici e legislatori in maniera di gran lunga maggiore rispetto alla situazione attuale. È difficile prevedere in maniera definitiva come il mondo stia cambiando e progredendo. Detto ciò, nel mondo industrializzato credo che possiamo tranquillamente scommettere sul trend più ampio, e cioè che gli effetti dell’innovazione prendano più piede nella nostra routine quotidiana, aumentando ad esempio il passaggio verso l’automazione computerizzata per le mansioni che svolgiamo quotidianamente, come ad esempio guidare, pulire, produrre o cucinare.

Pericoli e opportunità dell’innovazione: qual è la tua opinione?
Prima di tutto mi sento in dovere di affermare che, in un certo senso, anche la sola opportunità di pensare all’innovazione in questi termini è di per sé un lusso. Vi sono numerosi esempi in cui l’innovazione può addirittura distruggere, invece di creare possibilità, e spesso le voci di chi si trova in questa posizione di svantaggio sono spesso ignorate. Come già detto, credo che l’automazione sarà un importante tema di innovazione, anche se, sfortunatamente, vi saranno diversi settori tradizionali di servizi e prodotti che subiranno conseguenze negative. Con l’evolversi della tecnologia per riprodurre gli aspetti manuali della produzione, ossia nelle aree dove le persone lavorano dall’inizio della storia moderna, vi sarà un forte impatto su almeno due fronti. 

Vi è un evidente e positivo aumento di efficienza, produttività, e, potenzialmente, un miglioramento dello standard di vita dei consumatori medi. Mano a mano che i prodotti diventano più facili e veloci da creare, le persone dovrebbero avere maggiore denaro a disposizione da potere spendere per altre cose. Tuttavia, si presenta anche la questione su come possiamo fare sì che la nostra società non trascuri coloro la cui esistenza subirà un impatto negativo a causa questo ambiente in costante evoluzione. Con l’aumento dell’automazione abbiamo infatti assistito ad una diminuzione dell’occupazione nelle industrie ad elevato impiego di manodopera, che sono maggiormente suscettibili ai progressi dell’innovazione. Secondo alcune stime, vi saranno numerose posizioni lavorative future ancora da inventare. Si tratta appunto di valutazioni impressionanti, ma comunque coerenti con la storia recente. (Questa è una fonte, per citarne una, ma so che ve ne sono molte altre. http://www.theatlantic.com/technology/archive/2011/08/project-classroom-transforming-our-schools-for-the-future/244182/) La sfida principale per i prossimi decenni è quella di assicurare la modifica del nostro intero sistema per rispondere a questi nuovi trend, fornendo al contempo possibilità di adattamento a chi può subire gli effetti più negativi di questa innovazione. Il progresso tecnologico offre a chiunque la possibilità di progredire, e non solo a poche e selezionate persone. Se una marea crescente solleva tutte le barche, è nell’interesse globale riparare ogni falla, mano a mano che si presenta, piuttosto che attendere e stare a guardare l’intera flotta che affonda sotto le onde.

BIOGRAFIA

Jonathan "JT" Wu '16 si è laureato alla Woodrow Wilson School of Public and International Affairs con la specializzazione in International Institutions and Global Governance. Ha inoltre conseguito il doppio titolo in Finance e East Asian Studies. Ha collaborato sia con l’U.S. State Department Office of Foreign Assistance Resources (F) e con Citigroup Inc., Le sue ricerche si occupano, tra l’altro, di politica e delle implicazioni politiche degli incentivi finanziari e dei regimi di conformità ai diritti umani in Europa e Asia. Al di fuori degli studi universitari, JT ama la musica e il canottaggio, è stato un Orange Key Tour Guide, un Residential College Advisor presso il Rockefeller College ed uno dei soci fondatori del MAVRIC Project durante la sua permanenza a Princeton. Originario sia di Duluth, Georgia, che di Chattanooga, Tennessee, attualmente risiede a New York.

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