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Blossom Ski:
una tradizione fiorente

Blossom Ski: una tradizione fiorente

Trentatré paia di sci costruiti a mano in un giorno, dalle anime in legno all’ultimo dettaglio grafico. Sono numeri da alta sartoria, da abiti o scarpe cuciti su misura con pazienza. La produzione industriale attraverso macchinari e senza l'intervento dell'uomo viaggia infatti su quantità molto diverse.

La Blossom Ski di Chiavenna, Lombardia alpina, è tra i primi marchi italiani ad aver introdotto il concetto di artigianale, di boutique di nicchia, di atelier quasi sartoriale nello sci italiano. Ogni paio di sci passa sotto le mani sapienti delle 15 persone che lavorano in laboratorio. Dall’anima in legno lamellare al prodotto finale ci vogliono almeno tre ore di lavoro, senza contare che poi non sono macchine a testare il prodotto, ma maestri, sciatori esperti e allenatori della valle.

Fare gli sci in Valchiavenna è una tradizione antica, e Mario Moro, ex atleta, maestro di sci, allenatore e general manager dell’azienda racconta oggi come Blossom Ski – rifiorire, in inglese, e non a caso – sia nata dalla volontà di sportivi e imprenditori locali di non interrompere una bella storia di quel territorio.

Una storia storia che nasce tra quelle valli lombarde nel 1908, quando l’artigiano Raimondo Persenico aprì una fabbrica di sci alpini, bastoni e racchette da neve realizzati in castagno e bambù. Quegli stessi sci negli anni Trenta finirono ai piedi dei primi atleti italiani, poi diventarono attrezzatura militare delle truppe alpine durante la Seconda Guerra mondiale. Fecero il loro ingresso nella gloria delle cronache sportive negli anni Settanta, quando l’azienda era diventata nel frattempo Persenico-Spalding. Era il 7 gennaio 1974 quando al gigante di Berchtesgaden, in Germania, l’Italia andò oltre la conquista del podio, irrompendo nella leggenda. Piero Gros arrivò primo, Gustavo Thoeni secondo, Erwin Stricker terzo, Helmuth Schmalzl quarto, Tino Pietrogiovanna quinto. La Gazzetta dello Sport titolò “Valanga azzurra”, consacrando così l’impresa di quella nazionale.

“Si chiamava Gustavo, era un tipo di poche parole, ci ha chiesto un paio di sci e… ha vinto quattro Coppe del Mondo. Succede con Spalding”, recita una delle storiche réclame dell’azienda, la lunghezza di un paio di sci in primo piano. Nello scatto che immortala la gioia dei cinque dopo la gara compaiono invece, tra le mani di Thoeni e Stricker, due paia di Spalding Formula Uno, con il loro design oggi così vintage.

Quando alla fine degli anni Novanta, la storica azienda ormai in difficoltà ha chiuso i suoi laboratori in valle, Luciano Panatti, responsabile del reparto corse, che la Valanga Azzurra l’aveva allenata, decise che quella storia non si poteva archiviare così. E ha trovato un alleato nella famiglia Moro. Tra il 1999 e il 2000, con una squadra di ex dipendenti, sulle ceneri dell’antica tradizione, è nata Blossom Ski. Con un'idea: reintrodurre la cura degli artigiani della valle, il valore del fatto a mano. "Costruire i nostri sci è una procedura molto manuale: dove si riesce, si interviene con l’aiuto di macchinari all’avanguardia, ma il peso dell’uomo è ancora centrale e importantissimo - spiega Moro – E la ricetta è proprio questa”.

Quello che caratterizza uno sci artigianale “sono la scelta dei materiali e la cura del particolare. Scegliamo ogni materiale in base al modello di sci che stiamo creando, se da gara o da free ride… Nella grandi aziende, soltanto gli sci da gara sono prodotti a mano: quello che noi facciamo quotidianamente per ogni paio di sci”, controllati uno per uno e in ogni passaggio da 15 persone diverse. Questo accade per seimila sci all’annodi cui l’80 per cento è venduto all’estero: Svizzera, Austria, Giappone, Scandinavia, Repubblica Ceca... perché il Made in Italy, dice Moro, “è molto più apprezzato all’estero, e vendiamo più sci a St. Moritz che a Madesimo”. Anche se qualcosa sta cambiando, spiega, e sono sempre di più i negozianti specializzati – Blossom Ski non vende alle grandi catene o nei centri commerciali – a interessarsi al marchio: “Hanno ancora voglia di spiegare lo sci al cliente con passione”.

La nicchia quest’anno avrebbe dovuto fare il suo ingresso in Coppa del Mondo: con l’argentino Cristian Birkner – atleta ai giochi olimpici invernali del 2002, 2004 e 2010 – Blossom Ski avrebbe dovuto debuttare a ottobre a Sölden, in Austria. La stagione di Birkner è finita però prima di cominciare con un’infortunio che non gli permetterà di gareggiare. Per Mario Moro – che sogna di poter vedere un giorno i suoi sci da gara ai piedi di grandi e vittoriosi atleti come l’austriaco Marcel Hirscher o sfrecciare sulla neve di Kitzbühel, in Austria, leggendario tempio della discesa libera, l’opportunità persa in Coppa del Mondo resta comunque una tappa importante, magari da cogliere nel futuro. 

Gare a parte, la nicchia piace: l’artigianato torna di moda, E il trend è riconoscibile dal food all’abbigliamento passando per gli sport, dove ciclismo e sci sono forse gli ambiti più rappresentativi. E spesso lo dimostrano anche le scelte dei vip. Se i figli d’arte Kerry Kennedy e Leonardo Ferragamo sono stati intercettati sulla neve con un paio di Blossom Ski ai piedi, non è scappata ai rotocalchi la scelta Made in Italy di Matteo Renzi.

Così, tra vecchi e nuovi marchi, sono quasi 110 anni che in Valchiavenna si producono sci, ricorda Moro, e questo non può che significare valorizzazione del territorio, dice. “I ragazzi che lavorano con noi in produzione sono tutti giovani e tutti della zona: un segnale di continuità. Quello di costruire sci è un lavoro che si tramanda di generazione in generazione: ebanisti, meccanici, giovani con capacità manuali che qui da noi possono intraprendere un percorso”.

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