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20 words for a new world: Spillover

20 words for a new world: Spillover

Tutto è connesso. Questo concetto è chiaro a gran parte delle culture non occidentali. Mi sono imbattuta nel sistema di credenze africano per la prima volta durante la triennale in Africanistica e ho capito che l’idea che nulla esiste da solo è il fondamento del pensiero filosofico.

L’importanza della relazione tra le cose è al centro della metafisica africana. Al contrario, la cultura britannica del consumismo imposta a gran parte del continente durante la colonizzazione ottocentesca e novecentesca, e la conseguente globalizzazione, ha sottolineato l’importanza del consumo delle cose.

Nella mia ricerca di dottorato sulla formazione della soggettività, ho analizzato come i sistemi economici, morali e politici del Nord globale hanno stabilito lo stato sacrosanto dell’individuo. La natura atomizzata della nostra società, organizzata in minuscoli nuclei familiari, concentrata sulla ricerca dell’interesse personale, a discapito del bene pubblico, si riflette nel nostro approccio alla giustizia sociale e ambientale. Gli insostenibili guadagni a breve termine hanno un costo enorme in termine di vita, umana e non, ed effetti a lungo termine devastanti. I problemi si affrontano singolarmente, slegati dal contesto che li ha creati. Di conseguenza le “soluzioni” tendono a essere inadeguate e frammentarie, incapaci di colpire la radice del problema. La “crescita” economica senza limiti e i suoi emissari, la produzione e il consumo, hanno generato un mondo in cui la distruzione delle risorse terrestri è il prezzo da pagare in cambio dello “sviluppo”.

Esiste un vasto consenso scientifico secondo cui la Covid-19 si è trasmessa agli esseri umani attraverso un salto di specie. Le condizioni che hanno facilitato il salto sono il risultato diretto dei processi estrattivi dietro alla ricerca della crescita senza limiti. La crescita demografica, in un mondo in cui ricchezza e risorse sono nelle mani di una minoranza, costringe milioni di esseri umani a una vita di stenti e povertà. La sovrappopolazione porta a una pericolosa vicinanza tra umani e animali infetti e getta le basi per un potenziale spillover di virus.

La deforestazione è altra ragione di preoccupazione. Lo sfruttamento ambientale rappresenta un ulteriore effetto collaterale del sistema economico globale. La povertà che genera a volte è peggiorata dalle condizioni imposte sui prestiti da parte della comunità internazionale. Uno studio pubblicato ad aprile 2020 ha dimostrato che nelle zone in cui restano solo aree circoscritte di foresta, la possibilità del passaggio di patogeni tra animali ed esseri umani aumenta.

Anche l’industria globale della carne svolge un ruolo nella creazione delle condizioni ideali per il passaggio di patogeni tra persone e animali all’interno di fabbriche sovrappopolate e con scarsi livelli di igiene.

“Come mai la pandemia ha evidenziato così tanti problemi tutti insieme?” Sento spesso dire. “A cosa servono le proteste di Black Lives Matter durante una pandemia?” Il coronavirus ci ha mostrato che il nostro stile di vita è insopportabile per molti e insostenibile per tutti. Mentre i governi allentano le misure di lockdown è evidente che non è possibile tornare allo status quo.

Quei sistemi di oppressione che non tengono conto delle donne, dell’ambiente, di movimenti come Black Lives Matter non possono continuare a dettare l'agenda del futuro. Dobbiamo cercare di ascoltare i campanelli di allarme della Terra. Dobbiamo ascoltare la voce di chi vive ai margini ed è costretto a ribadire che la sua vita conta, eccome. Dobbiamo ricordare che tutto è connesso e cerca di ristabilire l’equilibrio.

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