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Pirelli P Zero: dalla Ferrari F40 a oggi, la storia delle Pirelli P Zero

La nascita e l'evoluzione di Pirelli P Zero sono legate indissolubilmente alla crescita prestazionale delle automobili che le hanno calzate. Vetture sempre più performanti da equipaggiare con pneumatici capaci di trasferire la loro forza sull'asfalto, offrendo sempre alti livelli di controllo e sicurezza

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Pirelli P Zero: dalla Ferrari F40 a oggi, la storia delle Pirelli P Zero

Certe caratteristiche sono innate, si manifestano dalla nascita, possono evolvere e progredire, purché gli si dia spazio. Un pensiero forte, qualcosa di calamitante emerge con esuberanza quando la genialità umana lavora per il mondo e Pirelli P Zero, ad esempio, rappresenta il manifesto della casa milanese sul versante delle altissime prestazioni, traducendo su strada e su pista le qualità dinamiche delle più prestigiose vetture del pianeta.
La sua storia è legata in modo indissolubile all'evoluzione dell'auto del periodo più recente, perché non si può eccellere nel presente se non si è costruito nel passato.

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La nascita
L'idea originaria dei primi esemplari di P Zero, che poi sarebbe cresciuta come una vera famiglia, risale già al 1986 e si concretizza nel 1987, quando fu scelto casualmente proprio questo nome per battezzare un tipo di gomma studiata per il rally di Sanremo di quell'anno e per equipaggiare quella che per molti appassionati resta ancora l'esempio più alto della sportività motoristica internazionale, prima che l'elettronica diventasse imperante su un'auto: la Ferrari F40.
Un'auto che ha rappresentato per molti l'essenza pura e cruda della meccanica prestazionale impiegabile su strada. La realizzazione del primo P Zero, dunque, vede protagonista assieme a Pirelli anche la stessa Ferrari. Ed è proprio l'esperienza nelle competizioni più prestigiose del mondo di entrambi i costruttori a rendere leggendaria l'origine di questo pneumatico, studiato per offrire equilibrio dinamico e sostenere le prodigiose performance della sportiva del Cavallino Ramante, concepita nel lontano '87. Servivano infatti gomme di altissimo livello e che garantissero il massimo della motricità, oltre che un'elevata efficienza prestazionale nelle fasi di accelerazione e di frenata, per sostenere l'eccessivo dinamismo di una supercar priva di ausili elettronici e caratterizzata da un rapporto peso/potenza di prim'ordine: 2,3 kg/CV. Valore ottenuto in base ai 478 cavalli (351,5 kW) erogati dal motore di 3.0 litri bi-turbo forgiato dai tecnici di Maranello, a fronte di un peso poco superiore ai 1.100 kg.
Per fra fronte a questi aspetti, il primo P Zero aveva una struttura specifica e del tutto peculiare rispetto ad altri pneumatici del periodo. La zona di raccordo tra gomma e cerchio insieme a una delle due cinture erano sviluppate con l'aggiunta di Kevlar, accentuando la stabilità della struttura anche alle alte sollecitazioni, oltre a ridimensionare il peso complessivo intorno al 10%. Altre particolarità erano il disegno asimmetrico del battistrada, tendente molto più all'esterno, composto da due differenti mescole, oltre alle misure eccezionali 245/40 R17 sull'asse anteriore e in particolare le voluminose 335/35 R17 collocate al retrotreno, spronate costantemente dai 577 Nm di coppia generati dall'auto.

Uno sviluppo che dall'Italia si espande nel mondo
Dal lontano 1987 e dai nobili natali del primo P Zero, il nome si evolve e cresce costantemente negli anni divenendo versatile, diversificandosi in più specifiche, vestito da modelli sempre più vari e prestazionali, che scelgono e calzano le gomme della casa milanese. Una crescita arricchita anche con le conoscenze derivanti dall'attività in pista e nelle più prestigiose competizioni internazionali, in particolare dalla Formula 1®. Il costruttore affina costantemente le qualità delle produzioni marchiate P Zero sempre più tecnologiche, rispetto al modello originario, pur garantendo come il capostipite rendimento e prestazioni elevatissime. 
La Ferrari F40 e di seguito la Lamborghini Countach del 1988 e la speciale Alfa Romeo Sprint Zagato del 1989 sono state le prime vetture protagoniste di questo percorso evolutivo, il cui primo accenno fu subito visibile con la sportiva del Biscione, dotata di gomme capaci di tollerare forze laterali superiori a 1,1 G. Un cammino che dalle prime supercar italiane, dai modelli sempre più prestazionali del Cavallino Rampante o del Toro, senza dimenticare le altrettanto sportive Maserati o Pagani, ha vestito i cerchi anche delle più prestigiose produzioni internazionali marchiate Porsche, Mercedes, BMW, Audi, Jaguar, McLaren e di altre case. Proprio alle ruote di una particolare 911 Turbo elaborata dal tuner svizzero Rinspeed, nel 1991, fecero il loro debutto le P Zero da 19 pollici.
Crescita e versatilità sono visibili soprattutto con l'avvento di più tipologie di P Zero. Dal System, caratterizzato da un battistrada dalle scanalature direzionali e asimmetriche per amplificare il rendimento in fase di frenata su asfalto bagnato, ai sempre più performanti Corsa, Corsa System sviluppato nel 2010 con Lamborghini per la Gallardo LP 570-4 Superleggera e le Trofeo, alle varianti Rosso, Nero, Silver (studiate più sul fronte dell'alta percorrenza) e il nuovo P Zero creato nel 2007. Una serie di pneumatici, disponibili in circa 130 misure da 17 a 21 pollici, che propongono profili ribassati o ultra-ribassati, tutti pensati per rispettare i più esigenti livelli di sicurezza, comfort e costanza di ritmo, vantando strutture che non risentono delle deformazioni del profilo anche a velocità di 370 km/h, oltre a ridurre considerevolmente gli spazi di frenata su asciutto e bagnato.
L'evoluzione tecnologica del P Zero ha come protagonista anche l'utilizzo di una peculiare tecnologia costituita da nano-compositi presenti su tallone e battistrada che, nonostante le sollecitazioni dovute alle alte performance espresse, fanno provare costantemente un’elevata sensibilità di guida. Le ampie scanalature longitudinali e il profilo asimmetrico favoriscono non solo massima presa su asfalto a vantaggio di sicurezza e comfort acustico, ma anche un consumo regolare. Collaborano agli alti livelli prestazionali anche le diverse strutture interne introdotte per sopportare ritmo e stabilità alle varie sollecitazioni fisiche, su strada e su pista, composte da materiali diversi come acciai, kevlar e fibre di vario tipo. 
La storia prosegue anche grazie al raffinato Interactive development process, un concetto di produzione che struttura la gomma in funzione delle richieste del cliente e che accresce costantemente i livelli prestazionali dei P Zero concepiti dal costruttore. Una scelta che rende “coinvolgente” la collaborazione tra il brand milanese e le diverse case automobilistiche, proponendo pneumatici calzanti alla perfezione e sempre più tecnologici. Esempi più recenti sono la Lamborghini Centenario, le altrettanto prodigiose Ferrari LaFerrari e McLaren P1 o la ricercata Pagani Huayra, a cui sono indirizzate tre tipologie di P Zero (tradizionali, Corsa e Trofeo) realizzate in modo specifico per la performante sportiva modenese di San Cesario sul Panaro.  

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