road

Pechino-Parigi,
la prima volta per Ferrari

L’impresa, 14mila chilometri, è stata compiuta da Giorgio Schön ed Enrico Guggiari a bordo della 308 Gt4 gommata Pirelli

Home road Pechino-Parigi,
la prima volta per Ferrari
Pechino-Parigi,
la prima volta per Ferrari

Una coppia di amici, in piedi sul tetto di una Ferrari d’epoca, circondati dalla bellezza di una piazza parigina. Dietro di loro, 14mila chilometri di fatica, fango e dolori ma anche di paesaggi magnifici, attraversati con il piede piantato sull’acceleratore. Giorgio Schön ed Enrico Guggiari hanno terminato la Pechino-Parigi sulla 308 GT4 del 1974 di Rossocorsa gommata Pirelli. 

Un risultato incredibile perché mai prima d’ora una Ferrari aveva completato questa corsa a tappe. Ma non senza recriminazioni per i due piloti, i quali senza una serie di imprevedibili sfortune si sarebbero giocati un posto sul podio. «Siamo soddisfatti, ma un po’ di rimpianto rimane. Ci siamo resi conto che la macchina e le gomme valevano le prime tre posizioni, abbiamo vinto tante prove speciali. Purtroppo abbiamo avuto problemi imprevedibili che ci hanno molto rallentati», racconta Enrico Guggiari, classe ’47, pilota esperto con un passato da consulente nel settore energetico.

Appena lasciata la Muraglia cinese, infatti, dopo nemmeno una tappa, i due si sono dovuti fermare per un calcolo renale di Guggiari, costretto a letto per due giorni di cure. Una volta ripartita, guidando nell'affascinante ma difficile Deserto dei Gobi, la Ferrari 308 GT4 aveva accumulato due giorni di ritardo: «Ma comunque eravamo felici di riprendere. All’inizio ci avevano detto “Rally is over”, una doccia fredda terribile, per fortuna poi ci hanno permesso di continuare», dice Giorgio Schön, 73 anni, imprenditore nel mondo della moda e fondatore di Rossocorsa concessionaria ufficiale Ferrari e Maserati.

Show more images

Non ripartire significava non solo non arrivare a Parigi, ma anche abbandonare il viaggio, non vedere gli incredibili paesaggi della Mongolia: «Scorci fantastici – ricorda Guggiari – anche dal punto di vista della corsa, sicuramente la parte migliore». «I cieli della Mongolia – aggiunge Schön - hanno un colore indescrivibile, abbiamo attraversato strade irripetibili».

I tempi spettacolari nelle prove speciali sugli sterrati del deserto hanno tolto la rossa dall'ultimo posto (su 108 equipaggi), ma la testa della corsa rimaneva irraggiungibile. Dopo un altro problema medico, la 308 GT4 ha ripreso a volare e, all’ingresso in Europa, i due erano 50esimi ma carichi per aggiudicarsi la European Cup, una classifica dedicata solo ai percorsi del nostro continente.

«L’auto ha sempre tenuto benissimo, nonostante nessuno pensasse che saremmo potuti arrivare. A Pechino – ricorda Guggiari – la carburazione era tutta sballata, ho passato un pomeriggio a cambiare candele e a cercare di mettere insieme i carburatori. Gli altri concorrenti passavano e pensavano “Questi non riusciranno mai a partire”, e invece siamo arrivati, guidando sempre sulle nostre gomme». 

Gomme Pirelli che hanno fatto benissimo il loro lavoro: «In Asia, su strade molto accidentate, quasi delle mulattiere, abbiamo montato le Scorpion, ideali per lo sterrato. Abbiamo avuto solo due forature, una per una roccia molto appuntita, un’altra per un chiodo. In Europa, invece, dalla Finlandia in poi, siamo andati con gli pneumatici Cn 36, che ci hanno fatto volare sulle prove speciali, dove abbiamo spesso registrato il miglior tempo» spiega Schön.

I due si sono ritrovati quindi in testa alla European Cup e con un buon margine, ma la sfortuna non aveva ancora finito di perseguitarli: in Polonia sono stati ingannati dalle scritte di un distributore e hanno rifornito l’auto con il gasolio. Le ore per svuotare il serbatoio e ripulire il motore sono state una pietra tombale per le ambizioni di classifica dei due piloti italiani: «Un vero peccato, visto che avevamo una grande macchina e ci completavamo bene alla guida, con Enrico al volante nelle prove speciali su sterrato e io in quelle asfaltate».

Il 7 luglio, trentasei giorni e dodici paesi dopo, la bandiera a scacchi veniva sventolata in Place Vendôme da Paolo Costantino Borghese, discendente del principe Scipione Borghese, vincitore nel 1907 del primo raid Pechino Parigi. La leggenda australiana Gerry Crown, 87 anni, e il suo co-pilota Matt Bryson, sono stati protagonisti di uno storico triplete, vincendo per la terza volta la corsa a bordo di una Leyland P76. 

Incredibile anche, tra gli altri, l’impresa di Mitch Goss e Cristopher Rolph, capaci di tagliare il traguardo dopo aver percorso i 14mila chilometri su un’auto a vapore del 1910. «Un momento molto emozionante, c’erano tutti i nostri follower, un po’ di parenti e amici: quando si arriva si ha la percezione di essere riusciti a fare qualcosa di importante. A Parigi si fa festa comunque».

La prossima Pechino-Parigi si corre fra tre anni e nessuno dei due esclude di poter ripetere l’impresa: «Nel 2022 cambieranno il percorso europeo, passando a sud per la Turchia e la Grecia: devo dire che quest’anno dalla Finlandia in poi le strade erano un po’ noiose, mentre quelle previste per la prossima promettono bene» ammette Guggiari. Anche a Schön non dispiacerebbe riprovarci, e per lui sarebbe la terza volta: «Sarebbe bellissimo, ma comunque saranno passati tre anni, devo vedere come sto. Anche se le iscrizioni apriranno tra sei mesi e, nonostante il costo molto alto, vengono polverizzate immediatamente per la bellezza di una corsa unica. Quindi tra non molto bisogna decidere».

Continua a leggere
Storie Correlate
Product info
Tutto il meglio della tecnologia Pirelli
SCOPRI WINTER SOTTOZERO3
Find
Scegli il prodotto perfetto per te
Vai al configuratore
road