Ognuno vive i viaggi in moto a modo proprio. C'è chi parte per arrivare. Chi per guidare. Chi per perdersi. Sono tutti perfetti, perché il mototurismo non è un modo di muoversi ma un modo di vivere se stessi con la moto. E una stessa strada può diventare meditazione, sfida, esplorazione o fuga, a seconda di come la si vuole interpretare.
I modi di vivere il viaggio in moto sono infiniti, ma in linea di massima si possono delineare tre stili ben distinti. Da considerarsi escluso in questo racconto il semplice trasferimento, ma alla fine analizzeremo anche un altro tipo di viaggio, il più particolare fra tutti forse…
1. Il viaggio da sport-tourer: quando il ritmo è tutto
Questo è viaggio che sa quasi di sfida. Non per correre oltre i limiti ma per cercare il passo, comunque brillante, e senza respiro. La moto che vibra e cammina veloce, un tutt'uno con il pilota, precisa e reattiva. Lo sguardo passa dall'asfalto che scorre veloce sotto le ruote al contachilometri: 100, 200, 300… e punti al 1.000. Le tappe diventano lunghe ma mai pensanti perché il viaggio è una sfida, con se stessi e con la distanza. Ci si sente un po' come un pilota dell'endurance: mantiere il ritmo per ore, affrontare il freddo e la pioggia, elementi che però non fermano la voglia di continuare.
La moto che nasce per affrontare questo tipo di traversate è una sport touring di grossa cilindrata, la carenatura che protegge, il motore ronza tranquillo, caldo, potente e rassicurante, infinito. Il serbatoio è pieno, le tappe programmate sono di 250-300 km, e ci si ferma giusto il tempo di fare rifornimento, mangiare qualcosa, un caffè caldo, un boccone veloce e si riparte. La sera si arriva stanchi ma soddisfatti. E mentre ci si riposa, si pensa già alla giornata di domani, un'altra strada, un'altra sfida, lo stesso obiettivo: vivere in movimento.
Per queste sfide serve uno pneumatico speciale, che regga il passo. Ma visti i chilometri da macinare serve anche che dia la tranquillità e la sicurezza necessarie. Per questo il consiglio cade su ANGEL™ GT II. Se invece si vuole qualcosa di più energico ci sono le DIABLO ROSSO™ IV, e se per le grosse crossover le SCORPION™ Trail III.
2. Lo slow ride: il tempo come compagno
Nel mondo di oggi tutto sembra dover essere veloce. Risposte immediate, risultati misurabili, chilometri macinati, tempi ottimizzati. Anche il viaggio sembra dover obbedire a questa regola: arrivare presto, fare tanto, vedere tutto. Ma c'è chi scegle il contrario: rallentare. Non guardare l'orologio, né il contachilometri. Non ti interessa quanta strada ci si lascia alle spalle ma come è stata vissuta.
Perché magari si scopre che andando più piano si vede di più. Si scoprono gli odori, si percepisce l'aria che cambia, una curva che non è più un ostacolo da affrontare al meglio ma un piacere da vivere. Se ci si imbatte in una strada secondaria che scappa sulle colline, la si prende senza pensarci due volte. Così, senza sapere dove porta, senza navigatore, senza programma.
Magari sono passati solo cento chilometri ma vissuti uno per uno. Il paesaggio ha fatto da cornice, magari per scattare qualche foto, per parlare con la gente di quel piccolo bar.
In un mondo dove tutto deve essere maxi, anche la moto, si scelgono le piccole cilindrate. Non è una rinuncia, è una scelta coerente con il proprio modo di viaggiare. Magari sotto la sella c'è proprio una modern classic, una enduro stradale monocilindrica, è una piccola cilindrata perché non c'è niente da dimostrare. Oppure una maxi esagerata, una custom di grossa cubatura, che viene usata con eleganza, a un filo di gas. Perché i numeri non sono record da battere, si vuole solo guidare e il viaggio non è distanza. È densità.
Quale può essere il pneumatico giusto per concentrare nel viaggio tutte queste emozioni? Senza rinunciare allo stile ovviamente, la scelta giusta stradale sono le PHANTOM™ Sportscomp. Se invece ci vogliono i tasselli ci sono le MT 60™ RS e le SCORPION™ RALLY STR. Per una custom sono perfette le NIGHT DRAGON™, e se la moto invece è muscolosa e a volte scappa la manetta allora meglio le DIABLO POWERCRUISER™.
3. L'esplorazione adventure: oltre l'asfalto
Se l'avventura è ciò a cui si ambisce allora non ci sono limiti che non si possano superare. Per raggiungere i luoghi più affascinanti spesso occorre guidare sulle strade che capitano: asfalto, asfalto rovinato, terra battuta. A volte anche fango e pietre, quando la pista si allontana dalla civiltà. Ed è lì che scatta la scintilla: affrontare l'imprevisto passo dopo passo, a volte senza sapere l'esito della tappa. Certamente non bisogna prepararsi bene, e poi oggi la tecnologia può dare una mano, con gli strumenti di navigazione e la qualità delle moto, ma quel tocco di insicurezza rende il tuo viaggio sempre affascinante. E ci si prepara a questo, ad affrontare tutte le situazioni, a guidare sull'asfalto ma anche sullo sterrato più insidioso, che non è un imprevisto, ma un invito a continuare.
L'attrezzatura è fondamentale, sia l'abbigliamento, sia la moto giusta. Una maxi enduro è perfetta per affrontare un viaggio di di lunga portata, dove le strade sono ampie e dal fondo ben battuto; una enduro di minor cilindrata se i percorsi sono più difficili, dove anche un piccolo inconveniente con moto mastodontiche diventa un'impresa impossibile. Ma forse non è proprio questo quello che ci aspetta?
Le condizioni del viaggio possono variare molto, a seconda dell'impegno in fuoristrada che si è previsto: è importante scegliere quindi lo pneumatico giusto. Ecco tre prodotti in ordine crescente di difficoltà sullo sterrato: le SCORPION™ TRAIL III e le SCORPION™ RALLY STR. Il percorso previsto è davvero impegnativo? Allora meglio le SCORPION™ RALLY, per la massima trazione anche nelle situazioni più difficili.
4. Il viaggio in solitaria: la fuga dal mondo
Abbiamo raccontato tre categorie, e questa sarebbe la quarta. Ma non la contiamo: quella dei solitari è la meno dichiarata. Non posta sui social, non racconta, non documenta.
Il solitario parte all'alba, anche per fare 150 chilometri soltanto. La distanza non importa, come non importa la strada, la meta, la moto. Si prende, si parte e si va, al più con una borsa dove si è buttato dentro un cambio, giusto per quando ci si vuole toglierte la tuta, o la giacca, i pantaloni da moto.
Non è nè un viaggio slow, nè sportivo, nè avventuroso. O forse è tutti e tre insieme. La moto diventa un mezzo per rimettere ordine nei pensieri. Può essere una sportiva, da domare con la tuta di pelle per affrontare le curve e i tornanti dei passi montani. A volte è una naked, semplice oppure sportiva. A volte una vecchia compagna di strada che chissà, forse ti lascia a piedi. Ma non conta il mezzo, non conta la meta. Conta il silenzio nel casco.
Se sei un solitario non temi certo gli imprevisti, probabilmente parti senza nemmeno controllare gli pneumatici. Male. Perché rischiare di interrompere la fuga dalla realtà? Si può scegliere una qualsiasi delle gomme prima elencate, che si adatti meglio alla propria moto e allo stile del proprio vagabondare.
Ah, magari è meglio buttare un occhio anche alla pressione.
La verità?
Il punto è che siamo abituati a catalogare. Ogni cosa deve essere etichettata, messa al suo posto, per la nostra tranquillità. Ci hanno insegnato così. Ma ci sono cose che non si possono mettere in ordine, soprattutto quando c'è la passione, e la moto lo è al 100%.
E poi non siamo una cosa sola. A vent'anni magari ci si crede sportivo, con il mito della velocità. Poi si rallenta. Arriva la voglia di sterrato. Oppure ci si è accorti che con quella piccola moto ci si è diverti come non era mai successo ed è venuta voglia di rallentare. Un giorno magari si capisce che bastava un'ora da soli. La moto non si può inquadrare in una rigida categoria.
Allora facciamo una domanda: tu, oggi, che tipo sei? Slow? Sport? Adventure? Solitario?
La cosa bella è che non c'è una risposta giusta. Solo una strada davanti.