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La ricerca Pirelli insieme alle innovative Automobili Pagani

Horacio Pagani svela i segreti delle sue vetture: partendo da un incontro casuale con l’opera di Leonardo da Vinci fino a Pirelli

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Casilda, Argentina profonda, anni 60, nella casa di un fornaio e di una pittrice un ragazzo si imbatte per caso in una rivista, la mitica Selezione. Oggetto dell’articolo che attrae il giovane è Leonardo da Vinci, o meglio la sua riflessione sul tema cruciale di tutta la sua opera: possono arte e scienza convivere?  Devono, racconta l’articolo, nello stile accessibile e coinvolgente della rivista, attraverso le realizzazioni del Gran Toscano. “Fu una illuminazione” racconta oggi quel ragazzo che dalle praterie della sua terra ne ha fatta di strada e ne ha fatta fare a bordo delle sue vetture preziose a decine di (fortunati) altri. Quel ragazzo era Horacio Pagani che, come un personaggio del suo compatriota Borges, pone in quell’incontro casuale con un tema più grande della sua età di allora l’inizio della sua storia personale e professionale di creatore di modelli unici, di ricercatore incessante della qualità. Nella vita, nei prodotti.  “Da quel momento non mi sono più preoccupato di studiare per conseguire un titolo di studio ma piuttosto per imparare a conoscere me stesso. Ho studiato materie di ingegneria, filosofia e arte e ho cominciato a lavorare a 18 anni in un piccolo locale, metà studio e metà officinanel piccolo paese dove sono nato  e dove ho vissuto fino al 1983, quando  mi sono trasferito in Italia assieme mia moglie Cristina, che aveva 19 anni».

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A caccia della qualità.  Che è una delle cose più difficili da spiegare, ammette Pagani. «Per me - confida – la qualità è una filosofia, ma anche un modo di pensare, un modo di essere, di vivere…». Il concetto che da sempre guida il costruttore argentino nella sua professione è quello che unisce l’arte, intesa come esaltazione e sintesi degli aspetti estetici, all’innovazione. Pagani applica questa idea nella costruzione delle sue auto, modelli che coniugano la bellezza stilistica con l’eccellenza nelle prestazioni e nella qualità del lavoro. «Ho amato l’arte e la scienza fin da bambino - ricorda -  anche se in casa non c’era una tradizione artistica o scientifica». 

Grazie al campione di Formula 1® Juan Manuel Fangio - che aveva capito quanto amasse le auto e i motori - è assunto alla Lamborghini come operaio. In fabbrica si applica il pensiero di Philip Crosby, ideologo americano ex-dirigente della Itt, secondo cui la qualità si raggiunge impostando un sistema di prevenzione, non di ispezione perché fare bene le cose la prima volta costa meno, l’ispezione finale è solo un costo. Quindi, sostiene sempre Crosby, la qualità va pianificata all’inizio del processo, non verificata al termine.  Poi, l’arrivo delle normative Iso contribuisce a innalzare i livelli di qualità, grazie all’applicazione procedure specifiche all’interno delle aziende. Ma secondo Pagani non basta: «Perché i difetti esistono sempre - sostiene - fanno parte della vita. E chiunque produca qualcosa avrà sempre a che fare con i difetti. E per questo che nella mia azienda abbiamo cercato di andare oltre gli standard Iso». Leggi, regolamenti, normative possono obbligarti a seguire dei passaggi all’interno di un processo produttivo, ma in questi sistemi, secondo Pagani, mancherà sempre la parte più importante della qualità: «Che è la filosofia dell’azienda. È da lì che nasce e si alimenta la qualità». 

«Perché i “valori”, quelli veri, vanno oltre schemi e passaggi obbligati e all’interno di uno stabilimento, di un ufficio, di una fabbrica i valori sono le persone e il contributo che ciascuno può offrire alla creazione del prodotto, da chi si occupa della pulizia degli uffici al responsabile della qualità ». Per Pagani il coinvolgimento di tutti è fondamentale per arrivare alla qualità. «Nella mia azienda la parola “capo” non si usa più, siamo tutti solo e semplicemente dei colleghi. E se io ho stima in un collega con quale devo fare team, l’intesa genera un’energia positiva che automaticamente è trasmessa a ciò che stiamo facendo». Qualità nel lavoro si traduce sempre con qualità della vita? «Sì, se è la stessa filosofia che ti accompagna, però bisogna sempre riuscire a separare i due momenti, vita privata e vita professionale. Per me la qualità della vita è stare con la mia famiglia, mia moglie, i nostri due figli, e il cane, è fare una passeggiata in campagna, oppure leggere un libro». 

Difficile però andare a lavorare sempre col sorriso sulla labbra, o sentirsi in ufficio come a casa. Insiste: «Per me parte della qualità è la filosofia che l’azienda riesce a trasmettere ai propri dipendenti e si traduce in un lavoro di team, stimolo e rispetto reciproco che per noi latini è molto difficile. Argentini, italiani, spagnoli sono creativi e fantasiosi ma anche, purtroppo, molto egocentrici e poco sinceri, aspetti del carattere che contrastano quando si un sistema di qualità si fonda sui rapporti interpersonali. Se manca l’umiltà, la consapevolezza dei propri limiti è difficile creare un buon team. Alla Pagani Automobili lavorano grandi tecnici che sono anche grandi artisti e grandi uomini “umili”, abituati a seguire il mio metodo di qualità in ogni gesto e ogni pensiero». E per ricordarglielo Pagani racconta sempre un passaggio della Bibbia: «Quello dove Re Salomone a chi gli chiede cosa deve fare per diventare saggio risponde: “La prima cosa che devi fare è sapere quanto sei ignorante”». Un’ultima cosa per Pagani non potrà mancare se si è alla ricerca della qualità: «La passione e l’amore per quello che si sta facendo. Ma lo davo per scontato».

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