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In moto elettrica
fino a Capo Nord

Miriam Orlandi ha compiuto un record, ma l’orgoglio maggiore è aver dimostrato di potercela fare. Il suo viaggio è un inno alla smart mobility

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Quando era a Tromsø, 350 chilometri sopra il Circolo polare artico, Miriam Orlandi ha scoperto che stava per diventare la prima persona al mondo a raggiungere Capo Nord in sella a una moto elettrica, ma questo non l'ha toccata particolarmente: “Del record non me ne frega niente – ha detto, schietta come sempre – a me importa solo del viaggio, gli incontri, le sensazioni provate. In ventuno giorni sulla  SR/S della Zero Motorcycles, con gomme Pirelli Diablo Rosso III, ha attraversato l'Europa dall'Italia fino al Nord profondo, l'ultima delle sue tante imprese sulle due ruote.

Prove per la partenza


Pur viaggiando per il piacere di farlo, con il suo traguardo Miriam ha dimostrato tante cose. Innanzitutto come sia possibile percorrere lunghe distanze con una moto elettrica: “Credo che nessuno possa sostenere il contrario”, racconta con l’orgoglio di chi sa di aver risposto con i fatti ai molti scettici. “In pochi hanno creduto in me”, si rammarica, ribadendo il concetto che se viaggi in elettrico, e soprattutto se sei donna, ottenere sponsorizzazioni possa diventare un’impresa. “Ho preso la pioggia diciotto giorni su ventuno, viaggiavo per 350 chilometri al giorno da sola: se fai un viaggio del genere in Vespa ti trattano da eroe”.

Verso nord


Tra Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania e Norvegia ha percorso circa settemila chilometri, non senza ostacoli. 

Germania con i suoi campi di grano e di mulini a vento


Quasi a Trolstigen


Da qualche parte verso Valdrestlye


Come a Capo Nord, quando “la colonnina di ricarica di un hotel non riusciva a connettersi con la mia moto, e siccome l’edificio era in legno, non mi hanno nemmeno lasciato riprovare, temendo accadesse un corto circuito. Per fortuna un signore del posto mi ha portato nella sua caffetteria, dove ho usato la sua presa di corrente”.

Pensavo fosse una colonnina di ricarica invece è una stazione meteo


Al museo del Circolo polare artico, invece, le hanno calato un cavo dalla finestra per ricaricare la moto.

A parte qualche intoppo, comunque, l’elettrico ha superato a pieni voti il test: “La moto era fantastica, teneva la strada benissimo”. Il problema dell’autonomia, seppur all’inizio sembrasse un cruccio, quasi non esisteva: “Potevo collegarla anche a una semplice presa di corrente, quindi bastava bussare a casa di qualcuno, o in qualche negozio, e chiedere di ricaricare”. Insomma, si fa prima a rimanere a piedi viaggiando a benzina.

Villaggio di Krasn Lipa (Repubblica Ceca), arrivo da amici


E poi alcune sensazioni sono state impagabili: “Il silenzio, di cui molti si lamentano, era stupendo: sentivo una cascata scrosciare o le renne bramire a centinaia di metri di distanza”. Dopo una vita di viaggi su super-moto a benzina, Miriam ha scoperto la magia green, innamorandosene e dimostrando la sua propensione al cambiamento. Un modo di muoversi che proietta verso il futuro, ma riporta alla mente anche piaceri antichi: “Ho ritrovato la bellezza di conoscere le persone locali, di chiacchierare con loro; quando stai ferma per cinquanta minuti a ricaricare la moto, la gente si avvicina”. Nascono conversazioni, connessioni.

Miriam ama correre veloce sulla moto, ma allo stesso tempo scoprire nuovi luoghi con calma: “Il mito di Capo Nord non va attraversato, va vissuto”, ammonisce, concordando con i norvegesi quando se la prendono con chi corre veloce fino al Polo solo per mettere l'adesivo e scattarsi un selfie.

Le condizioni atmosferiche avverse hanno spesso nascosto il panorama a Miriam, ma quando le nuvole si diradavano “la nebbia si apriva come il palcoscenico di un teatro e mostrava panorami meravigliosi: le case rosse che spiccavano dalle rocce e dall'acqua grigia, le distese di tundra sulle montagne”. E poi le Lofoten, “spettacolari anche con la pioggia”.

Oh no... piove ancora


In questo viaggio smart e sostenibile, Miriam Orlandi ha avuto modo di entrare in contatto con altre esperienze del mondo green, come in Germania, nei concessionari della Volkswagen, che sono tutti alimentati da pannelli solari e per questo la ricarica elettrica non si paga. O a Bodø, dove le reti da pesca perse in mare vengono recuperate, fuse e riciclate in nuove reti; e in generale in tutta la Norvegia, luogo ideale per viaggiare slow e stare a contatto con la natura: “Ho imparato come sia possibile distanziare le case l'una dall'altra, non disboscare per forza, ma lasciare che la natura sia in mezzo a noi”

Un'idea di rispetto del nostro ambiente che passa anche dall'impiego dell'elettrico: “Non so se sia la soluzione definitiva, ma so per certo che i combustibili fossili ci hanno trascinato nella drammatica situazione attuale, quindi bisogna provare a cambiare”. E Miriam con il suo viaggio ha contribuito ad aprire una nuova strada.

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